Il Cavaliere
delle Energie
romanzo di Andrea Pangos
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Chi si ricorderà di te se tu ti dimentichi di te stesso?
Che sensazione
insolita. Io sono qui, esisto, sono vivo!
Capitolo
dodicesimo
La
consapevolezza del Cavaliere
Il timbro
della creazione consapevole rende l'attimo Eterno.
Nella
consapevolezza dell'attimo si imprime l'Eternità
stessa.
Fuori scrosciava la pioggia. Destato
dal tuono, Andrea tentava di spostarsi. Invano.
Era come pietrificato. Si spaventò, ma si costrinse
a non farsi prendere dal panico. Dopo un po' ritentò
di muoversi. Niente.
Il Saggio, contemplando dal suo mondo di là della mente, decise
di materializzarsi accanto al letto di Andrea. Gli
rincresceva vederlo così malmesso.
“Quante volte hai bevuto un bicchiere d’acqua senza nemmeno
esserti reso conto di averlo riempito? Quante volte
sei arrivato a casa con i giornali sotto braccio
senza affatto ricordarti in quale momento li avevi
comprati? Quante le pagine lette senza leggere consapevolmente?”
Dov'ero per tutto questo tempo? Chi chiacchierava a nome mio
quando non ero qui? Chi comprava, chi pagava? Andrea
pensava di star per piangere. Ad un tratto vide
l'interminabile serie di attimi che gli erano passati
accanto senza viverli e senza riconoscerli, perché
lui stesso non era nel presente, gioioso di esserci,
di essere vivo. Sobbalzò dallo spavento. D’improvviso
i dolori sparirono. Era sveglio come poche volte
prima.
“Banali ripetizioni meccaniche dominano l’umanità. La maggior
parte della gente è continuamente in uno stato d'identificazione
con qualche rappresentazione di sé, o un'idea, oppure
con ciò che in quel momento rappresenta l’oggetto
dell’attenzione. L’uomo medio è consapevole di sé
soltanto in situazioni eccezionali. Con alcuni la
fantasia regna senza interruzione per tutta la
vita. Gli anni passano e quando
qualcuno di questi uomini si scuote, non può non
chiedersi dov’era stato tutto quel tempo, come erano
trascorsi tutti quegli anni... Il mondo è dominato
da profonda eclissi. Pressoché tutti dormono profondamente
come nella fiaba “La Bell’Addormentata nel bosco”, nella quale i cortigiani dormono un eone intero. Il risveglio esige consapevolezza
e vigilanza, ma quasi nessuno vuole privarsi del
dolce torpore del sonno.”
Chissà che cosa avrò raccontato in tutti questi anni, pensò
Andrea e disse: “Ho l’impressione che la compagnia
di certe persone mi fa perdere energia come se diventassi
il serbatoio per i loro motori.”
“Chiedi al Creatore, di proteggerti dagli influssi negativi
dell'interlocutore e sii consapevole che sei un
essere umano che sta condividendo l’attimo
con un altro essere umano. Ma non accusare gli altri
di averti sottratto energia. Nessuno può rubare
la tua energia perché è definita con il Codice Genetico.
La spossatezza dopo certi colloqui deriva dal fatto
che si sono avviati dei processi che consumano energia.
Ma il colpevole non è l'interlocutore, lui è lo
specchio nel quale si riflette ciò che non hai purificato
in te stesso. La consapevolezza ti rivela nuovi
mondi, avvicinandoti al ritrovamento del Segreto.
Spesso rischia di più chi non vive se stesso attimo
per attimo, di quanto rischia il portiere che attende
il replay del calcio di rigore prima di gettarsi
sul pallone. Chi si ricorderà di te se tu ti dimentichi di te stesso?”
Andrea capiva perfettamente cosa gli stava dicendo il Saggio.
Eh già, quante volte i suoi pensieri avevano ritardato
su ciò che aveva pronunciato, oppure le intenzioni
erano rimaste dietro alle conseguenze! Solo il Signore
lo sa.
Il Saggio attese un po’. Indicando il paesaggio, disse:
“Tutto ciò che ti circonda, i suoni che senti, i colori e
le forme che vedi, gli oggetti che tocchi, le emozioni
e i pensieri sono vibrazioni, ossia energie. Maggiore
è la maturità della sua Coscienza e più l’individuo
è indipendente dai condizionamenti e dalle correnti
vibratorio-energetiche collettive.”
“Che sensazione insolita. Io sono qui, esisto, sono vivo!”
il giovane era consapevole del momento, del suo
esistere in esso “Mi sembra che la tua voce sia
più profonda, come scolpita nel tempo. Il tuo volto
più luminoso, più nitido, incavato nello spazio,
mi sembra giungere da un'altra dimensione. Tutto
appare in qualche modo più reale. Pensi che la vita
sia un sogno o no?”
“Hm! È sì un sogno, ma per gli addormentati. La vita però è Beatitudine per l’Illuminato.
Ciò che la gente comune considera
realtà, per l’Illuminato è illusione consapevolmente
vissuta. Impercettibile è la differenza tra
il dormire ad occhi chiusi e il dormire ad occhi
aperti. Pochi sono nel centro della vita. Chi non
è nel centro, non vive veramente. L’umanità ipnotizzata
sogna la
vita. Interessante, cosa ne pensi?”
“Che cosa penso? Penso che debba svegliarmi!”
“Sono d’accordo!” rispose il Saggio, aggiungendo:
“Prega
Dio di consapevolizzarti la mente.”
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