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Preghiere sul lago
di San Nikolaj Velimirović

Traduzione di Sandra Eterović


· Se potessi dei sassi creare suonatori...

· I mondi sciamano attorno a Te, Signore...

· Mi chiedete la strada, corridori affaticati...

· In ginocchio tribù e popoli...



Brani tratti dal libro "Preghiere sul lago" di San Nikolaj Velimirović - Andrea Pangos Editore.



 

VI

In ginocchio tribù e popoli davanti alla magnificenza Divina. Voi cadete svelti sulle ginocchia davanti ai vostri briganti, ma indugiate a cadere ai piedi dell'Onnipotente.
Dite: il Signore punirà noi, noi che siamo così piccoli? Ci avesse creati più grandi e più forti, che ci punisse pure! Ma così... se paragonati al fragoroso universo attorno a noi, a stento siamo poco più alti dell'arbusto spinato sul ciglio della strada e tu ci minacci con la punizione di Uno immensamente più Grande di noi?
Irragionevoli!Quando i vostri briganti vi chiamano al male, per il quale anche l'universo trema, allora non dite di essere troppo piccoli. Solamente per le opere luminose cercate pretesti,
giustificandovi con la piccolezza e con la debolezza.
Anche se piccoli per l'occhio, siete segnati nel libro del destino con un grande nome. Il vostro progenitore ebbe la grandezza dell'arcangelo e del volto dell'arcangelo splendette. Per ciò per voi è stabilito il premio dell'arcangelo o la sua punizione.
Quando nel cuore del progenitore vostro silenzioso si infiltrò il desiderio di conoscere le cose fuori del Creatore, il suo volto d'arcangelo si oscurò come la terra e la sua grandezza si frantumò in minuzie, in voi, suo seme. Poiché desiderò conoscere le minuzie, allora in minuzie si suddivise, per entrare in esse, per assaggiarle ed esaminarle.
Tutte le minuzie, quelle minuscole e quelle ancor più minuscole, si devono unire e volgere il volto dalla terra verso il Creatore. Per universalizzare il vostro arcangelo progenitore e allora il suo volto risplenderà come lo specchio rivolto al sole.
Signore mio, mio Creatore, rendi universale quell'uomo che Tu inizialmente creasti. Così com'è, l'uomo non è opera Tua. Così com'è, l'uomo è il creatore di se stesso. Il suo nome è malanno, come potrebbe esserci malanno nelle Tue mani? Il suo nome è paura, come potrebbe la paura venire dall'Intrepido? Il suo nome è malevolenza, come potrebbe la malevolenza venire dal Benevolo?
Riempimi di Te Stesso, mia salute; riempimi della Tua eterna luce mattutina, ed evaporeranno da me malanno, paura e malevolenza. Come una palude che sotto il sole evapora e si trasforma in un solco fertile!

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VII

Se potessi dei sassi creare suonatori e della sabbia del lago danzatori e delle foglie di tutti i monti creare cantanti, per aiutarmi a glorificare il Signore. Che si senta anche la voce della terra, tra i cori angelici.
I figli degli uomini affollarono la tavola del Padrone assente e non lodarono nessun altro che se stessi e i propri bocconi, che infine alla terra dovranno ridare.
E' troppo triste la cecità dei figli umani, perché non vedono la forza e la gloria del Signore. L'uccello vive sul monte, ma non lo vede, il pesce nuota nell'acqua, ma non la vede. La talpa scava sotto la terra, ma non la vede. Invero, è triste troppo triste la somiglianza umana con uccelli, pesci e talpe.
Simili al pollame, anche gli uomini non prestano attenzione a ciò di cui vi è abbondanza, ma alzano le ciglia solamente di fronte alle rarità o alle eccezioni.
Ce troppo di Te, Signore, mio respiro, perciò gli uomini non ti vedono. Sei troppo evidente, Signore, mio sospirare, perciò gli uomini distolgono l'attenzione da Te e la rivolgono verso gli orsi polari, verso le rarità distanti.
Servi troppo i Tuoi servi, mia dolce fedeltà, perciò sei esposto al disprezzo. Ti alzi troppo presto per accendere il sole sul lago, perciò i dormiglioni non ti sopportano. Sei troppo assiduo nell'infiammare turiboli notturni sul volto celeste, mia assiduità insuperabile, e il cuore degli uomini, così pigro, parla più del servo negligente che del servo fedele.
Oh mio amore, se potessi sollecitare tutti gli abitanti della terra, dell'acqua e dell'aria a inneggiare a Te. Eh, se potessi togliere la lebbra dalla terra, se la scostumata tornasse la ragazza, come l'avevi creata.
Per davvero sei grande, mio Dio, anche senza il mondo.
Egualmente sei grande, quando il mondo Ti glorifica e quando il mondo Ti bestemmia. Ma quando il mondo Ti bestemmia, appari ancora più grande negli occhi dei Tuoi santificatori.


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VIII

I mondi sciamano attorno a Te, Signore, come le api attorno al ciliegio fiorito. Un mondo schiaccia l'altro; uno all'altro contesta la paternità; uno guarda all'altro come all'intruso in casa propria. Tutti vantano diritti su di Te, ancora più di Te stesso.
Dallo sgorgare della Tua dolce pienezza si nutrono gli sciami, Inesauribile Squsitezza. Tutti si abbuffano e tutti vanno via affamati.
Di tutti gli sciami, lo sciame umano è quello che se ne va più affamato. Non perché Padrone, tu non abbia cibo per le genti, ma perché loro non conoscono il proprio cibo e col bruco si contendono lo stesso cespo.
Prima che a tutte le creature, prima che al tempo e al lutto, Tu, Signore, nel tuo cuore, hai dato forma all'uomo. Hai pensato l'uomo per primo, anche se, sui rosari della creazione, l'hai annunziato come ultimo. Come un giardiniere, che pensa alla rosa mentre scava e pianta i secchi arbusti. Come un muratore, che pianifica il tempio e si compiace delle cupole, anche se le costruisce per ultime.
Come prima cosa hai generato l'uomo nel tuo cuore, prima ancora di cominciare la creazione.
Aiuta la mia lingua mortale a nominare quell'uomo, splendore della Tua gloria e canzone della Tua beatitudine. Forse lo chiamo l'Uomo Onnicomprensivo? Perché come lui era contenuto nel Tuo cuore, così nella sua mente era contenuto tutto il mondo annunziato, con l'uomo e con i messaggeri dell'uomo.
E nessuno conobbe il Padre tranne il Figlio, nessuno conobbe il Figlio fuorché il Padre. Come Nirvana eri, Signore, finché in Te non venne concepito il Figlio; eri senza numero e senza nome.
Come faccio a magnificarTi in mezzo allo sciame dei bruchi che un vento porta sul ciliegio fiorito ed un altro vento soffia via e la cui intera esistenza è tra questi due venti?
Oh Signore, mio sogno di giorno e di notte, aiutami a magnificare Te. Che nulla divenga grande per il mio cuore tranne Te.
Che tutte le creature glorifichino Te Signore, non per rendere grande Te, ma se stessi. Per davvero troppo grande Tu sei, Signore, perché tutti i nostri inni Ti possano far diventare ancora più grande.
E quando tutti gli insetti sciameranno via dal ciliegio fiorito, il ciliegio rimarrà uguale nella grandezza e nella sua primaverile bellezza.

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LVIII

Mi chiedete la strada, corridori affaticati?
Verso che cosa correte, figli umani? Se sapeste a cosa andate incontro, sapreste anche la strada.
Le vostre mete sono innumerevoli, perciò sono innumerevoli anche le vostre strade.
Vi scontrate e vi maledite l'uno con l'altro, perché le vostre strade si scontrano.
Anche se foste tanti quanta l'erba sulla terra, non vi sareste scontrati se aveste avuto una meta ed una via. E la vostra bocca si sarebbe seccata dal maledire.
Chi cerca la vita e la verità, ha una meta ed una via. La meta gli indica la strada come il sole che si mostra con la propria luce. Davvero, chi si nasconde dal sole, perderà sia la meta sia la via. Invano si lancerà nel buio, di qua e di là.
Non intraprendete le vie dei vostri pensieri, perché vi portano da un pensiero all'altro e al di fuori di loro stessi, non conoscono né la meta né la via.
Non prendete la via delle vostre fantasie, perché vi seducono con i loro solchi appianati, finché improvvisamente un giorno non sprofonderanno sotto terra.
Non credete alla vostra anima fintanto che vi indica la carne della quale s'è vestita come vostra meta e vostra via. Ha mai finora un vestito indicato la strada a qualcuno?
La via al regno della beatitudine né si trova, né si mostra, né s'incrocia. Essa nasce nell'anima, quando nell'anima nascono la vita e la verità. Se nella vostra anima nascono la vita e la verità, siate felici e gioite, poiché è nata anche la via.
Come la vita non può essere separata dalla verità, così neanche la via può essere separata dalla vita, né dalla verità.
Finché non si annunziano tutte e tre, nemmeno una delle tre sarà annunziata.
Non sperate che il domani getti più luce sulla vostra strada errata. Perché quel domani è soltanto una nuova curva della vostra strada, un nuovo indovinello.
Non sperate nei giorni, perché i giorni sono un campo manufatto della vostra fantasia. Ma, ponete tutta la vostra speranza in quel Giorno, che quando spunterà mai rabbuierà.
Signore, Signore mio; mia Divinità tri-solare, chi arriverà fino a Te?
Le vie umane sono come una rete sulla quale i corridori corrono tutto il giorno e la sera si ritrovano nello stesso posto. Sono confuso da queste intrecciate vie umane e mi domando: chi arriverà fino al luogo dove riposa il mio Signore?
Per chi mi ha riconosciuto come la meta del proprio cammino, sarò la via che porta alla mia reggia.
Signore, Signore mio, mia Divinità tri-solare, chi oserà entrare nella Tua luce?
Chi è abituato a guardare la mia luce dentro se stesso, oserà entrare nella mia luce. E non sarà bruciato.
Anima, anima mia, mia oscurità tre volte notturna, quando toglierai la tua maschera e ti convertirai al giorno tri-solare?
Salvati finché il raggio divino risplende su di te. Perché quando andrà via da te, tu sparirai com'è sparita, eh si, anche la luna danzante dal fondo del lago.


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