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NOCIVITÀ DELLE TEORIE SULLA
(PRESUNTA) REINCARNAZIONE

articolo di Andrea Pangos
andreapangos@gmail.com 

 

 

          Le varie teorie sulla (presunta) reincarnazione ovvero sulla c.d. trasmigrazione dell'Anima, si sono sviluppate anche come tentativo di dare delle risposte, compatibili con la logica della mente Ignara della Reale Identità e ignara dell'effettivo svolgersi dei processi, sul senso della nascita, della vita e della morte. Ad esempio, basandosi appunto anche sul concetto delle reincarnazioni ovvero dell'Anima che trasmigra da corpo in corpo per evolversi.

          Nel riflettere sulla veridicità degli insegnamenti sulla reincarnazione, si dovrebbe tener conto pure del fatto che gli Accadimenti Effettivi sono quelli che avvengono nell'ambito della Coscienza e che la mente ed i suoi processi (vibrazioni, energie, materia/oggetti, avvenimenti, incontri, esperienze/concepimento, nascita, vita, morte.) sono una manifestazione dei processi della Coscienza, i quali avvengono in modo spontaneo e "di là" di ogni logica di tipo intellettivo. Nel cercare di spiegarsi le "ragioni" della vita umana, andrebbe inoltre considerato che le "ragioni", se ci sono, dell'esprimersi della Reale Identità e quindi anche della vita umana, sono "di là" della mente e sono incomprensibili alla mente - non sono concettualizzabili.

          "Nonostante" il basso grado di veridicità e l'alto grado di nocività per il Divenire e per la qualità della vita, delle teorie sulla (presunta) reincarnazione, esse sono comunque molto popolari e molti credono in modo convinto a tali teorie. Tra le cause della loro popolarità e del loro fascino, ci sono:

          - l'attaccamento all'io,

          - l'attaccamento alla vita,

          - la paura di morire (di cessare definitivamente di esistere come entità particolare/individuale),

          - la credenza/speranza nella (presunta) trasmigrazione dell'Anima,

          - la credenza/speranza di potersi Illuminare in una (presunta) vita futura,

          - l'attaccamento ai frutti dell'azione,

          - l'attaccamento ai concetti di bene e di male.

           

 

7.1 Attaccamento all'io e alla vita

 

          Una delle ragioni del fascino degli insegnamenti sulla (presunta) reincarnazione è che offrono ai credenti la speranza che la loro identità immaginata ("io") oppure la loro individualità o la loro Anima [1] (*) individuale (Coscienza individuale), continuerà ad esistere reincarnandosi. Tali insegnamenti possono anche ingannevolmente aiutare a mitigare la paura di morire (di cessare definitivamente di esistere come entità particolare/individuale), mentre stimolano certamente l'attaccamento (**) alla vita, all'identità immaginata (all' "io"), all'individualità ed all'Anima individuale (Coscienza individuale), ovvero l'attaccamento alle idee sull'individualità e sull'Anima individuale (Coscienza individuale). Tutti questi elementi: il desiderio che l'entità individuale (ovvero ciò che si definisce come "se stessi") continui ad esistere, la paura di morire e l'attaccamento alla vita sono grandi ostacoli per il Divenire.

 

 (*) Il processo che in questo volume è definito Coscienza, è da alcuni denominato Anima. 

(**) L'attaccamento è esclusivo alla mente. La Coscienza e la Reale Identità sono "immuni" all'attaccamento. 

 

          La più sottile di tutte le afflizioni è l'attaccamento alla vita: anche l'uomo saggio ne è toccato.

            Patanjali (1)  

 

          Divenire in modo qualitativo significa anche smettere gradualmente di immaginare di essere ciò che prima si immaginava di essere: cessare di immaginare (***) non solo di essere l'identità immaginata e che essa sia Reale, ma anche di immaginare di essere l'individualità (Coscienza e mente) nel suo complesso e che essa sia Reale. Significa cioè anche avvicinarsi ad esperire ogni identità immaginata ed ogni individualità come irReali e Dio (Assoluto) come Unica Realtà e come (propria) Reale Identità. Il Divenire si può definire anche come Ricerca della (propria) Reale Identità e non si può giungere a Conoscere la (propria) Reale Identità, "fermandosi" alle illusioni: identità immaginata, individualità e Coscienza (individuale/Infinita).

 

(***) Solamente l'identità immaginata immagina ciò. La Reale Identità e la Coscienza non immaginano e non si identificano. L'identificarsi è esclusivo all'identità immaginata ovvero alla mente.

 

          Sappi che se cerchi in qualche modo il tuo utile, non troverai mai Dio, perché non cerchi soltanto lui. Tu cerchi qualcosa insieme a Dio, proprio come se facessi di Dio una candela con cui cercare qualcosa - quando si è trovata la cosa, si getta via la candela. Quel che cerchi insieme a Dio è il nulla, qualsiasi cosa sia - utile, ricompensa, interiorità o che altro: tu cerchi il nulla, e perciò trovi il nulla. Che tu trovi il nulla dipende solo da questo: che tu cerchi il nulla.

                        Meister Eckhart (2)          

 

          La mente dell'individuo ignaro della (propria) Reale Identità è preda dell'inganno che la vita sia Reale ed è spesso caratterizzata anche dalla paura di morire. Divenire in modo qualitativo significa anche liberare la mente da tale inganno e far così trascendere alla mente l'attaccamento alla vita e la paura di morire:

          - non ingannevolmente, attraverso il mero convincersi/credere che la propria Anima (individuale) è immortale e che trasmigrerà,

          bensì

          - effettivamente, esperendo direttamente di non poter morire, per il semplice motivo che non si è stati concepiti, che non si è nati e che non si sta vivendo, perché la (propria) Reale Identità non è né concepita, né nasce, né vive, né muore. Tale esperire si può realizzare solamente attraverso la disidentificazione dell'identità immaginata dal corpo fisico, dalle emozioni, dai pensieri, dall'individualità. Ciò si ottiene quietando (consapevolizzando) la mente.  

 

          Osserva te stesso come se fossi morto, dico a me stesso, e nemmeno sentirai l'arrivo della morte.

                        Nikolaj Velimirović (3)

 

 

            7.2 La (presunta) trasmigrazione dell'Anima

 

          Invece di stimolare l'avvicinarsi a Conoscere "ora e qua" la (propria) Reale Identità, attraverso la consapevolizzazione dell'illusorietà dell'identità immaginata, della mente, della Coscienza (Infinita/individuale) e dell'individualità nel suo complesso, le teorie sulla (presunta) reincarnazione ostacolano il Divenire, anche perché:

          - stimolano colui che crede nella reincarnazione ad ingannarsi di essere un'entità (individuale) particolare, la quale "trasmigra di corpo in corpo" attraverso il tempo e lo spazio per acquisire nuove esperienze, e

          - potenziano l'attaccamento a tale (presunta) entità "trasmigrante".

 

          Per avvicinarsi a comprendere che non c'è alcuna entità che "trasmigra di corpo in corpo" attraverso il tempo e lo spazio per acquisire nuove esperienze, è utile tenere presente che:

          - la Coscienza si autoriconosce attraverso la mente, nel senso che si manifesta come mente e che i processi mentali stimolano l'autoriconoscersi della Coscienza attraverso se stessa ed i propri processi. La Coscienza (Infinita/individuale), vale a dire l'Anima (Infinita/individuale), non fa però alcun'esperienza di tipo mentale (avvenimenti, incontri, sensazioni, emozioni, pensieri.), ma "soltanto" si autoriconosce anche attraverso la mente, non provando però mai alcuna sensazione, alcun'emozione e non avendo mai alcun desiderio, pensiero... La Coscienza (Infinita/individuale) non muta mai nella propria essenza di Coscienza;

          - l'Anima individuale (Coscienza individuale) non si trova nel tempo e nello spazio, ma è atemporale e aspaziale e dunque non può trasmigrare attraverso il tempo e lo spazio.

 

          Tutti questi universi sono manifestazioni illusorie della Coscienza dovute all'illusione. In realtà non c'è né universo né trasmigrazione alcuna. Quando si apre l'occhio divino si vede soltanto lo spazio della Coscienza senza alcun universo.

                                                Yoga Vasishtha (4)

 

 

            7.2.1 I cosiddetti livelli evolutivi dell'Anima

 

          Secondo alcuni insegnamenti, l'Anima (Coscienza) sale e scende attraverso vari livelli evolutivi, anche come conseguenza di presunti c.d. meriti e demeriti della stessa Anima. Particolarmente fantasiose sono le teorie secondo le quali ci si può reincarnare in pietre, fiori o animali. Tali insegnamenti non considerano però che nell'ambito dell'Anima (Coscienza) non ci sono meriti e demeriti, i quali sono concetti e sono quindi esclusivi alla mente.  

          Non ci sono i c.d. livelli spirituali attraverso i quali l'Anima (la Coscienza) sale e scende, nel senso di involuzione ed evoluzione attraverso la (presunta) reincarnazione, anche perché lo Spirito (Anima, Coscienza) non ha livelli, i quali esistono soltanto per la mente e nella mente. La cosiddetta discesa dell'Anima (Spirito, Coscienza) consiste, in effetti, nel manifestarsi della Coscienza Infinita attraverso l'incarnazione collettiva/individuale. La Coscienza Infinita si è evoluta atemporalmente e aspazialmente e quindi "simultaneamente" sino alla Coscienza individuale, che è la sua forma evolutiva massima. Questo significa pure che il "modello" di Coscienza individuale esiste da sempre come Coscienza Infinita, vale a dire che il processo d'individuazione della Coscienza esiste da sempre. 

          Secondo alcuni insegnamenti, l'Anima conclude il proprio ciclo di trasmigrazione quando ha completato il ciclo delle esperienze necessarie, ad esempio dopo aver fatto "tutti" i lavori del mondo, dopo aver provato tutti i ruoli del mondo (madre/padre, figli/figlia, moglie/marito, direttore/dipendente.), dopo aver. Nell'ambito di tali insegnamenti, c'è pure la teoria che i samskara (impressioni mentali) accumulati durante una vita si possono annullare durante (presunte) vite successive, vivendo esperienze opposte a quelle che hanno portato alla formazione dei samskara in una (presunta) vita precedente. I samskara non si possono però annullare facendo esperienze opposte (c'è da considerare altresì che non esistono esperienze del tutto opposte), ma si possono "annullare" (neutralizzare) solamente attraverso la loro armonizzazione con la Coscienza e la riprogrammazione delle loro cause Karmiche, le quali si trovano nell'ambito della Coscienza. I samskara si possono cioè neutralizzare soltanto consapevolizzando la mente. Indipendentemente dal tipo di esperienza, ogni esperienza che non consapevolizza (non armonizza la mente con la Coscienza) è un'esperienza che non consapevolizza e che potenzia i samskara già esistenti, creandone di nuovi non armonizzati con la Coscienza. Così pure, ogni esperienza che consapevolizza (armonizza la mente con la Coscienza) apporta invece alla neutralizzazione dei samskara.

          Alcuni affermano anche che, dopo la morte del corpo fisico, l'Anima si riposa prima di continuare la propria evoluzione reincarnandosi in un nuovo corpo fisico. Non considerano però che la stanchezza è esclusiva al corpo fisico ovvero alla mente. ...

            La versione integrale di questo articolo si trova sul nuovo sito di Andrea Pangos Editore www.andreapangos.it

 

(1) Yoga Sutra, Aforismi sullo Yoga, Patanjali, Demetra, pag. 29
(2) La via del distacco, Meister Eckhart, Oscar Classici Mondadori, Milano, 1996, ~~ pag. 44
(3) Nikolaj Velimirović, Molitve na jezeru, Neven, Beograd, 1998.
(4) Storie dello yoga Vasishtha, Edizioni Vidyananda, Assisi, 2001, pag. 38.)
(5) La via del distacco, Meister Eckhart, Oscar Classici Mondadori, Milano, 1996, pag. 54.
(6) Vivekacudāmani - il gran gioiello della discriminazione, Śamkara, Âśram Vidja, 1989, Roma,  pag. 87.
(6) Vivekacudāmani - il gran gioiello della discriminazione, Śamkara, Âśram Vidja, 1989, Roma,  pag. 87.
(7) Vivekacudāmani - il gran gioiello della discriminazione, Śamkara, Âśram Vidja, 1989, Roma,  pag. 155.
(8) Bhagavad Gita, Oscar Classici Mondatori, Milano, 1999; pag. 13.
(9) La via del distacco, Meister Eckhart, Oscar Classici Mondatori, pag. 47.



 

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