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IL KARMA
articolo di Andrea Pangos
andreapangos@gmail.com

 

Girando attorno a una mola un asino fece cento miglia;
quando fu sciolto, si trovo ancora allo stesso posto.
Certi uomini camminano molto, ma non arrivano mai da nessuna parte;
 quando per loro giunge la sera non vedono
 né città  né villaggio né creazione né natura né forza né angelo
 Miserabili, hanno sofferto invano.

                                                                        Vangelo di Filippo

 

         1. Il Karma INFINITO ED IL KARMA INDIVIDUALE

 

          Il Karma Infinito trova Origine nella Reale Identità (Assoluto/Dio) di ogni essere umano ed è l'aspetto primario dell'esprimersi della Reale Identità. Il Karma è un processo atemporale ed aspaziale che tende incessantemente ad autoriconoscersi. Il Karma Infinito è la Coscienza Infinita. Tutte le definizioni espresse in questo volume/sito riguardo alla Coscienza Infinita valgono anche per il Karma Infinito. Coscienza (Infinita) e Karma (Infinito) sono due termini che indicano lo stesso processo.

            Il Karma individuale è la Coscienza individuale, vale a dire il processo d'individuazione della Coscienza Infinita (Karma Infinito). Tutte le definizioni espresse in questo volume/sito riguardo alla Coscienza individuale ovvero all'individuazione della Coscienza, valgono anche per il Karma individuale. Coscienza individuale, individuazione della Coscienza e Karma individuale sono tre termini per designare lo stesso processo.          

          Il Karma può essere definito anche come modello (matrice) generale che determina particolari modelli di provocazione e di coordinazione delle Vibrazioni della Coscienza dell'individuo, i quali sono lo stesso che il codice genetico della Coscienza, il codice genetico della Coscienza individuale oppure più semplicemente - la Coscienza. (1)
Zoran e Milica Gruičić         

          Nella sua Natura Trina ogni essere umano è: sia l'Origine (Reale Identità/Assoluto/Dio) del Karma, sia il Karma Infinito/individuale sia il manifestarsi del Karma attraverso la mente. In questo è utile tenere presente che soltanto l'Origine del Karma È Reale, mentre il Karma ed il suo manifestarsi come vibrazioni - energie e materia è irReale.

 

           

2. Il Karma è incomprensibile (alla mente) 

          Essendo "di là" della mente, il Karma ed i suoi processi sono incomprensibili all'attività intellettiva e non sono percepibili dalla mente. Nell'ambito del Karma tutto avviene in modo spontaneo, senza alcuna ragione definibile intellettualmente. Il Karma non è determinabile con la logica mentale, con leggi fisiche, con regole matematiche, geometriche, dialettiche. fenomeni che sono tutti esclusivi alla mente ovvero alle vibrazioni-energie ed alla materia.  

          L'universo è nato dal Karma e perirà soltanto tramite il karma.(2)
Yoga Vasishtha 

          Riguardo al Karma si possono comunque tracciare delle linee generali, definendolo, ovviamente, dalla prospettiva della mente. Soltanto la mente può dare definizioni, il Karma di per sé è "di là" di ogni pensiero e non definisce alcunché, anche se rende possibile l'attività intellettiva.

            1.2 IL Karma e LA legge di causa e di conseguenza 

          Il Karma (Coscienza) non avviene nel tempo e nello spazio, i quali sono elementi della mente che a sua volta è una manifestazione dei processi del Karma. Ogni processo mentale è una manifestazione ("proiezione") dei processi del Karma (Coscienza). Il Karma è "di là" della mente e dunque è anche atemporale e aspaziale. Molte incomprensioni riguardo al Karma derivano proprio dal fatto di collocarlo nell'ambito del tempo/spazio. Molti utilizzano il concetto di Karma per definire il principio basilare di causa e conseguenza degli avvenimenti, non considerando però che il tempo/spazio e tutti gli avvenimenti temporali/spaziali sono una conseguenza dei processi del Karma (Coscienza). Gli Accadimenti Effettivi accadono nell'ambito del Karma come processi del Karma, mentre gli avvenimenti mentali (immagini, emozioni, pensieri, sensazioni, avvenimenti, corpi fisici, energie, oggetti.) sono la manifestazione di questi Accadimenti Effettivi.

          Le cause effettive non sono nel tempo/spazio, ma si trovano nell'ambito del Karma. È quindi errato porre il Karma nell'ambito del tempo/spazio, basandosi su definizioni (intellettuali), leggi mentali e fisiche, sulla c.d. razionalità e su altri elementi di tipo mentale, anche perché il Karma "di là": dell'intelletto, della c.d. razionalità, delle leggi mentali e fisiche e "di là" di ogni altro elemento della mente.  

          È l'illusione del tempo che ti fa parlare di causalità. Quando il passato e il futuro vengono visti nel presente senza tempo, come parti di un unico schema, l'idea di causa - effetto perde validità e al suo posto subentra la libertà creativa. (3)
Nisargadatta Maharaj

          Il Karma è anche l'effettivo principio di causa e conseguenza, ma è anche "di là" delle cause e delle conseguenze (mentali). Il Karma è sì la causa della mente ed i processi Karmici sono quindi pure il "seme" di quelle che (nell'ambito della mente) possono essere percepite ed interpretate come cause e conseguenze, ma il Karma è comunque "di là" dello stesso principio di causa e conseguenza.

          Nell'ambito del Karma non ci sono cause e conseguenze di tipo mentale. Ci sono processi Karmici "simultanei", nel senso che le (potenziali) "cause" e le (potenziali) "conseguenze" avvengono "simultaneamente" (non in senso temporale). Questi processi sono anche le predisposizioni Karmiche (potenzialmente infinite) di potenziali avvenimenti mentali. Nell'ambito del Karma esistono "primariamente" le predisposizioni di eventuali cause/conseguenze e soltanto in un "secondo momento" le cause effettive. Le predisposizioni Karmiche diventano cause Karmiche quando nell'ambito della mente si creano le condizioni affinché le predisposizioni Karmiche diventino cause Karmiche. Soltanto quando un fenomeno si è manifestato nell'ambito della mente, si può parlare di cause Karmiche del fenomeno in questione, senza il quale non si potrebbe parlare di cause Karmiche di quel fenomeno, perché inesistente. 

          Il Karma (Coscienza) è anche il potenziale di tutti i processi mentali e può rendere possibile ogni esperienza (mentale). Ad esempio, processi mentali di bassa qualità (stress, basso funzionamento del sistema immunitario e nervoso, condizioni climatiche particolari.), possono far sì: che un lieve malanno fisico "attivi" le predisposizioni Karmiche di una malattia grave, che il lieve malanno si trasformi in grave malattia e che quindi ci siano le cause Karmiche di tale malattia. D'altro canto, condizioni mentali positive, ad esempio la consapevolizzazione delle emozioni e dei pensieri che hanno contribuito al manifestarsi della grave malattia, possono trasformare (riprogrammare) le cause Karmiche di una c.d. malattia mortale e che il c.d. malato terminale guarisca in modo definito spesso come inspiegabile. Inspiegabile perché non si conosce: che cos'è effettivamente il Karma (la Coscienza), il nesso tra Coscienza e mente e quali erano effettivamente le cause [Karmiche] della malattia).  

          La Coscienza produce effetti nella maniera e nella forma voluta dalla mente. (4)
Vasishtha Yoga 

          La legge di causa e di conseguenza dovrebbe essere osservata non dalla prospettiva dell'ineluttabilità, nel senso che una determinata azione porterà ad una ben precisa conseguenza, ma dovrebbe essere considerata come legge di "innumerevoli ed impensabili" potenziali conseguenze. La riprogrammazione del Karma ovvero delle predisposizioni Karmiche, trascende la legge di causa e conseguenza intesa nel senso comune del termine. Essere convinti dell'ineluttabilità ovvero che una data causa creerà sicuramente una ben definita e "logica" conseguenza, potenzia il manifestarsi del principio di ineluttabilità. L'umanità ed il singolo con i propri convincimenti creano un mondo basato proprio su tali convincimenti, nel quale le leggi valgono anche perché l'umanità ed il singolo danno valore e forza a tali leggi e convincimenti, utilizzando in ciò l'infinito potenziale del Karma. Così, a causa di preconcetti la mente limita la manifestazione risolutiva della Grazia Divina.

          Il Karma è Infinito e dal potenziale Infinito, spontaneo, atemporale e aspaziale, imprevedibile e "libero" dalla legislazione di causa e conseguenza di tipo mentale. L'attività intellettuale che cerca di definirlo come legge di causa e di conseguenza, magari basandosi sui concetti di bene e di male, limita l'esprimersi del potenziale infinito del Karma attraverso la mente. Questo limita il potenziale dell'individuo e della collettività, ostacola il Divenire e crea un destino lisciato in gran parte delle "impensabili" possibilità risolutive della Grazia Divina.

          Concettualizzare senza consapevolizzare e senza abbandonare/consacrare la mente alla (Ricerca della) Reale Identità ostacola il pieno manifestarsi della Grazia Divina. Questo priva il Divenire delle infinite possibilità che possono far "trascendere" il c.d. destino e liberare la stessa mente dai suoi abbagli. Abbagliare se stessa è una specialità della mente non consapevolizzata, la quale può però anche iniziare a liberarsi dai propri abbagli, anche decidendo di consacrarsi/abbandonarsi alla (Ricerca della) Reale Identità e di aprirsi pienamente alla Grazia Divina.  

          Il destino è solo un falso concetto radicato nelle menti degli ignoranti. (5)
Vasishtha Yoga         

          "Donare" pienamente la mente a Dio (Sé, Reale Identità, Assoluto) riprogramma radicalmente le predisposizioni Karmiche e fa trascendere ogni "destino avverso" ovvero ogni ostacolo per Divenire del tutto. La mente non consapevolizzata creatrice del destino e Ignara della Reale Identità, è però aggrappata al destino e ha paura di perdere le fallaci sicurezze che esso sembra garantire. Teme di perdere il presunto controllo sugli eventi, il fallace controllo che soltanto immagina di avere sull'immaginario futuro: non di rado succede che in un attimo si dissolvono quelle che prima sembravano essere sicure certezze basate sulla logica e sull'esperienza. Si dissolvono perché sono solamente presunte certezze. L'unica effettiva certezza È la Reale Identità: perché Immutabile.          

          Per la mente non consapevolizzata "tutto" è predestinato, la mente in via di consapevolizzazione è una mente trascendente il destino, mentre la mente pienamente consapevolizzata ha trasceso ogni destino.

            3. Il c.d. Karma positivo e il c.d. Karma negativo 

          Il Karma è spesso correlato alle dicotomie bene - male, azioni buone - azioni cattive, agire spirituale - agire "non spirituale", positivo - negativo... Da tali concetti conseguono anche i concetti di Karma positivo e di Karma negativo.

          Il Karma non può essere né negativo né positivo, né buono né cattivo, né pesante né leggero. Il negativo, il positivo, il buono, il cattivo, il leggero, il pesante. sono tutti elementi esclusivi alla mente, mentre il Karma è di là della mente e quindi anche "di là" di ogni dicotomia. Il Karma non è caratterizzato dal c.d. bene e dal c.d. male e dai concetti sul bene e sul male.

          Il Karma non può essere né pesante né leggero. La pesantezza e la leggerezza sono relative alla mente e non "toccano" il Karma.  Ci sono però delle predisposizioni ovvero delle cause Karmiche che, a causa del basso grado di consapevolizzazione della mente, possono manifestarsi come circostanze mentali (temporali/spaziali) che possono essere definite come pesanti o spiacevoli. Ciò che è effettivamente pesante è la mente inquieta (non consapevolizzata), la quale percepisce però soltanto parte della propria pesantezza anche perché assuefatta ad essa ovvero ai propri processi non armonizzati con il Karma (Coscienza).

          In relazione alle dicotomie bene - male, azioni positive - azioni negative. il Karma è talvolta inteso anche in relazione alla dicotomia punizione - ricompensa. Il Karma è però di là di ogni punizione e di ogni ricompensa, anche perché sia la punizione sia la ricompensa sono processi/concetti esclusivi all'ambito mentale.

            4. Gli ostacoli per l'esprimersi del Karma 

            Ciò che è "negativo" riferito al Karma, sono gli ostacoli che non permettono il pieno esprimersi (individuarsi) del Karma attraverso la mente, i quali ostacolano l'individuazione del Karma ovvero il Divenire. Questi ostacoli sono primariamente le vibrazioni - energie non armonizzate con il Karma (Coscienza). 

          Le emozioni ed i pensieri non armonizzati con il Karma (Coscienza), vale a dire le emozioni ed i pensieri non consapevolizzati, sono gli ostacoli principali per l'esprimersi ottimale del Karma attraverso la mente. Si tratta di emozioni nocive e di pensieri nocivi e di fenomeni che sono la conseguenza di tali emozioni e pensieri, tra cui: l'identità immaginata, i samskara non armonizzati con la Coscienza Infinita, le Strutture Mentali Energetiche Negative (SMEN), le fatture magiche, le strutture energetiche negative nell'aura, le cicatrici emotive, i campi energetici negativi, le maledizioni, la possessione (6), l'identificarsi, l'attaccamento.

         

5. IL Karma e LA sofferenza 

          Per alcuni, il Karma ovvero i concetti sul Karma, sono un modo di spiegarsi la propria sofferenza e giustificarla, magari imputandola al c.d. (presunto) Karma pesante accumulato nelle (presunte) vite precedenti. Tale interpretazione delle cause della sofferenza fuorvia e impedisce di scorgere che la sofferenza è un'espressione del non vivere in modo consapevolizzante. La sofferenza è un processo della mente inquieta (non consapevolizzata) ed ignorante la Reale Identità. La mente Quieta (consapevolizzata) è invece caratterizzata dalla Beatitudine. Il Karma di per sé non può essere mai caratterizzato dalla sofferenza che è limitata alla mente non consapevolizzata, mentre il Karma è "di là" della mente. Nell'ambito del Karma ci possono essere le predisposizioni Karmiche della sofferenza, le quali nell'ambito della mente si manifestano come sofferenza a causa della mente non consapevolizzata.

          Consapevolizzare la mente richiede dedizione, sforzo e tendere costantemente ad "essere ora e qua", mentre alla mente non consapevolizzata "piace vagare", "fuggire dall'ora e qua". La mente non consapevolizzata percepisce/interpreta perciò il fantasticare sulle (presunte) vite passate come ottima destinazione. Comprendere che la sofferenza è una caratteristica della mente inquieta (non consapevolizzata) può essere un ottimo stimolo per assumersi la responsabilità (delegata nel caso del credere alle vite precedenti: ad altri immaginari "se stessi" di immaginate vite precedenti, al Karma, al destino...) della propria sofferenza e per iniziare a consapevolizzare la mente.                  

          Soltanto la mente quieta è una mente sana ed esente dalla sofferenza. Quietare la mente è il lavoro più difficile da farsi, ma anche l'unico lavoro a cui merita veramente dedicare la vita ovvero consacrare la stessa mente. Quietando la mente emerge la Verità che Dio È la (propria) Reale Identità.  

            La verità esiste fin dall'inizio, ed è seminata ovunque: molti vedono che è seminata, ma pochi sono coloro che la vedono raccolta. (7)
Vangelo di Filippo 

            Una vita "vissuta" Ignorando la (propria) Reale Identità è una vita da ignoranti ed è del tutto normale che sia una vita caratterizzata dalla sofferenza. 

            6. IL Karma e LE malattie         

          Le cause Karmiche della malattia ci sono, chiaro, solamente quando la malattia si manifesta. Quando la malattia non si è manifestata, possono comunque esserci le predisposizioni Karmiche di ciò che potrebbe manifestarsi come malattia.

          La qualità della mente, vale a dire la misura in cui è consapevolizzata (quietata), è il fattore primario che determina le probabilità che le predisposizioni Karmiche di una malattia si manifestino come malattia. Le predisposizioni Karmiche e le cause Karmiche delle malattie non sono malattie, ma sono processi del Karma che concorrono all'autoriconoscersi dello stesso Karma (Coscienza). La Coscienza (Karma) non è mai malata. La malattia si manifesta nella mente della quale il corpo fisico è un aspetto.  La malattia di base è la mente inquieta (non consapevolizzata) - la mente le cui vibrazioni, primariamente le emozioni ed i pensieri non sono armonizzate nella misura necessaria con il Karma.  

          Il corpo fisico, le energie e le vibrazioni sono manifestazioni dei processi del Karma (Coscienza). Per guarire effettivamente non basta agire solamente sul corpo fisico e nemmeno solamente sulle energie e sulle vibrazioni, ma è necessario agire anche direttamente sul piano del Karma, neutralizzando le cause Karmiche della malattia. Riprogrammandole. La guarigione qualitativa consiste sostanzialmente nella riprogrammazione delle cause Karmiche della malattia e nella consapevolizzazione della mente, primariamente nell'armonizzazione delle forme emozione e pensiero che sono direttamente correlate alla malattia. Agendo primariamente sul corpo fisico, sulle energie e sulle vibrazioni,  si influisce anche sulle cause Karmiche, ma in modo indiretto e minore rispetto alla diretta riprogrammazione delle cause Karmiche.

          7. IL Karma eD IL libero arbitrio 

          Uno dei concetti in uso riguardo al Karma è quello che non si deve influire sul Karma altrui, perché così facendo ci si intromette nel libero arbitrio altrui. Questo concetto è molto fuorviante, anche perché ogni attimo si influisce sul Karma altrui e sul libero arbitrio altrui, il quale è un aspetto del manifestarsi dello stesso Karma. Tra l'altro, siccome il Karma (Coscienza) è uno soltanto, non c'è Karma altrui.

          Con il proprio esistere ognuno riprogramma incessantemente, con minor o maggior qualità, il "proprio" Karma individuale ovvero il "proprio" processo d'individuazione della Coscienza. Dato che il "proprio" Karma ed il Karma "altrui" sono lo stesso ed unico Karma che si individua attraverso menti diverse, influendo sul "proprio" Karma è impossibile non influire anche sul Karma "altrui". Dunque, essendo impossibile non influire sul Karma "altrui" e sul libero arbitrio altrui, quello che si può fare è migliorare la qualità dell'influenza sugli altri ovvero sulla loro mente.

          Pregare per stimolare il Divenire di qualcuno o per la sua guarigione, è un ottimo modo per influire beneficamente sul suo Divenire e sul suo libero arbitrio. La qualità dell'influsso sul libero arbitrio altrui, sul Karma "altrui" ovvero sull'esprimersi del Karma Infinito attraverso una singola mente, è comunque determinata primariamente da quanto si è consapevolizzata la propria mente. Maggiore è il grado in cui si è Divenuti e maggiormente si indirizzano le menti "verso" la Reale Identità - più si stimola la coordinazione delle emozioni e dei pensieri con il Karma.   

          8. Il concetto di debito Karmico 

          Il concetto di debito Karmico è un altro concetto essenzialmente sbagliato. Nell'ambito del Karma non ci possono essere debiti. Il debito esige l'esistenza di un creditore e di un debitore, i quali non ci possono essere nell'ambito del Karma.

          Il concetto del dare ed avere (in modo equilibrato) può facilmente trasformarsi in un ostacolo per il Divenire, anche perché può stimolare l'attaccamento ai concetti di bene e di male e ai frutti del proprio agire. Può alimentare l'identità immaginata con la sensazione/idea di essere dei benefattori e quindi spiritualmente più meritevoli. Può inoltre stimolare concetti/domande potenzialmente fuorvianti del tipo: ho dato abbastanza, sono stato abbastanza buono?, oppure, Ho dato molto ed ora è giusto che riceva molto! Tali concetti/quesiti possono facilmente stimolare un mercanteggiare finanziario/emotivo/concettuale supportato da "principi morali o spirituali". Così, invece di avvicinarsi al rendere fluidi ed esenti da concettualizzazione i rapporti con gli altri e con "se stessi", i rapporti si contabilizzano e questo è certamente un modo molto concreto per ostacolare l'avvicinamento all'esperire che Tutto È Uno, più precisamente che solamente Uno È (Reale).

 

          Possono i meriti e i demeriti accumulati nel sogno condurre al paradiso o all'inferno quando il sogno è svanito? (8)
Śamkara         

          Ogni avvenimento mentale influisce sui processi del Karma creando delle predisposizioni Karmiche. I processi mentali negativi per il Divenire stimolano la formazione di predisposizioni Karmiche che nell'ambito della mente possono manifestarsi come processi negativi per il Divenire. Consapevolizzando la mente però anche le predisposizioni Karmiche formatesi come conseguenza dei processi mentali più negativi possono essere trasformate in processi Karmici che nell'ambito della mente si possono manifestare come avvenimenti che stimolano il Divenire - la consapevolizzazione della mente è il bene di per sé.

          Il concetto di debito Karmico si esprime pure attraverso il concetto del dover essere puniti perché si è peccato, il quale oltre ad essere molto limitante, contrasta con il principio del perdonare. La vera punizione è la mente non quieta/non consapevolizzata, celante la (propria) Reale Identità: Dio che in Realtà (si) È.  

          E anche se tu fossi di tutti i colpevoli il più colpevole, oltrepasserai ogni mulinello col solo aiuto della conoscenza. (9)
  Bhagavad Gita

            9. Il concetto di coppia Karmica 

          Un altro concetto molto ammaliante è il concetto di coppia Karmica, il quale è per molte menti un modo particolarmente efficace di imprigionare ulteriormente se stesse nei propri labirinti concettuali e di diminuire così la qualità della vita e dello stesso rapporto di coppia. Chiaro che ci sono individui con i quali si è più compatibili e con i quali si può avere un rapporto di coppia migliore, ma attaccarsi al concetto di c.d. coppia Karmica e investire pensieri ed emozioni in tale concetto, può molto facilmente fuorviare. Tra l'altro, l'identificazione con il concetto di c.d. coppia Karmica, può facilmente far investire molta energia per mantenere un rapporto di bassa qualità e senza prospettive, quasi soltanto perché la mente è ammaliata dal concetto di c.d. coppia Karmica e che bisogna fare di tutto per mantenere la c.d. coppia Karmica. Alcune menti sono addirittura convinte che è bene avere un rapporto di coppia, basato magari sulla sofferenza, perché così si espiano le presunte colpe di presunte vite precedenti in cui si era la moglie/il marito o l'amante del compagno/della compagna attuale.

          Il concetto di coppia Karmica può esprimersi anche attraverso i concetti di coppia spirituale e di matrimonio spirituale. Ogni rapporto, ogni coppia ed ogni matrimonio sono manifestazioni dello Spirito (Coscienza, Karma) e quindi, in sostanza, non ci possono essere coppie, rapporti e matrimoni non spirituali. I concetti di: coppia Karmica, coppia spirituale, rapporto spirituale e matrimonio spirituale, sono comunque di certo un alimento molto nutriente per cibare l'identità immaginata di tipo spirituale e per ostacolare il Divenire.

          Tra l'altro, l'effettivo maturare spiritualmente (Divenire qualitativamente) porta a trascendere il rapporto inteso nel senso comune del termine. Più si è vicini ad Essere pienamente e più il rapporto è percepito come spontaneo interagire di due menti appartenenti a due individui che sono espressioni della stessa ed Unica Reale Identità, che sono espressioni di Se Stessi - della (propria ed unica) Reale Identità. Per giungere a ciò è indispensabile consapevolizzare la mente, il che è di fondamentale importanza per la qualità del rapporto di coppia: ogni aspetto temporale/spaziale (avvenimenti, pensieri, emozioni, interagire emotivo, rapporti sessuali .) del rapporto di coppia è, infatti, percepito nella mente. Per migliorare la qualità del rapporto di coppia è inoltre utile ricordarsi che il Divenire consiste nell'individuazione della Coscienza e non nella "dualizzazione" o nella "rapportizzazione" della Coscienza. 

            10. Astrologia Karmica 

          L'analisi astrologica Karmica (individuale) descrive gli aspetti mentali (vibrazioni - energie - materia) dell'esprimersi del Karma Infinito attraverso un singolo processo d'individuazione. La carta natale, i pianeti, le case, gli aspetti astrologici . rappresentano vari aspetti della mente, avvengono nella mente e non possono in alcun modo rappresentare direttamente il Karma che è di là di ogni carta natale, pianeta, casa, aspetto astrologico. Gli aspetti astrologici indicano a dei processi temporali e spaziali, mentre il Karma è atemporale ed aspaziale.

          L'oroscopo Karmico del singolo rappresenta l'influsso della collettività sull'individuo, su una singola mente. L'interpretazione astrologica Karmica andrebbe quindi osservata anche come influsso/esprimersi della "psiche collettiva" attraverso una singola mente. L'oroscopo Karmico non indica a presunte vite precedenti dell'individuo, ma è una mappa che può permettere di decodificare: come l'umanità nel suo complesso si esprime attraverso un individuo e come l'individuo può utilizzare tale influsso per migliorare la qualità del proprio Divenire e di conseguenza anche del Divenire altrui.                      

          È comunque importante tener presente che Divenendo in modo concreto si trascendono le predestinazioni, anche quelle astrologiche e che la Reale Identità È di là del destino, di là di ogni aspetto astrologico, di là della mente, di là della Coscienza.  
           

MEDITAZIONI

 

          Per quanto siano qualitativi, i concetti sono soltanto concetti. Comprendere come si svolgono i processi può essere molto utile, ma ai fini del Divenire è di fondamentale importanza consapevolizzare i processi. Lo scopo primario delle tecniche di meditazione che seguono, è proprio quello di stimolare la consapevolizzazione dei principali processi trattati in questo articolo.

            1. LA TECNICA DI MEDITAZIONE 

          Le tecniche di meditazione proposte hanno quattro aspetti:

          1) Rivolgersi alla (propria) Reale Identità (Assoluto/Dio) in forma di preghiera,

          2) Abbandonare la mente ed i suoi singoli processi alla Reale Identità,

          3) Invocare la Grazia Divina,

          4) Consapevolizzare i processi senza rivolgere la preghiera, ma semplicemente esprimendo l'intenzione. 

            1.1. Rivolgersi alla Reale Identità 

          Qualcuno chiese: "Esiste un modo di accostarsi a Dio più rapido della preghiera"

          Rispose il Maestro: "La preghiera stessa. Ma quella preghiera che non sia semplicemente la forma esteriore." (10)

          Qualcuno chiese: "Esiste qualcosa di più eccellente della preghiera?"

          A questa domanda era già stata data risposta, ossia che l'anima della preghiera era meglio della preghiera recitata. Ma un'altra risposta è: la fede è superiore alla preghiera. (11)
Rumi         

          Rivolgendosi alla Reale Identità attraverso la preghiera, si attivano con la mente i processi necessari nell'ambito della stessa mente e della Coscienza Infinita. La formula utilizzata per rivolgersi alla Reale Identità è: Chiedo alla Reale Identità di., ad esempio: Chiedo alla Reale Identità di maturarmi il sapere sull'incarnazione.  

          Colui che cerca troverà; e a colui che bussa sarà aperto. (12)
Gesù 

          Le richieste/preghiere si possono rivolgere anche utilizzando formule del tipo: Prego Dio., Chiedo all'Assoluto., Chiedo alla Realtà., Chiedo al Sé... Per le richieste che seguono è utilizzata la formula Chiedo alla Reale Identità., anche perché facilita l'avvicinarsi a Conoscere la (propria) Reale Identità. Rivolgersi alla Reale Identità significa utilizzare la propria mente per comunicare con Se Stessi (Reale Identità).            

          Molta gente semplice immagina Dio lassù e noi quaggiù. Ma non è così: Dio e io siamo una cosa sola. (13)
Meister Eckhart                                                          

          Rivolgersi alla Reale Identità è un modo molto qualitativo di comunicare con Se Stessi (Reale Identità) e tra se stessi (nell'ambito della propria Natura Trina). Rivolgersi alla Reale Identità è inoltre un ottimo modo per maturare l'attitudine di volgere la mente "verso" la Reale Identità, il che è di fondamentale importanza per Divenire concretamente.

          Nel rivolgersi alla Reale Identità, è utile tenere presente che le idee riguardo alla Reale Identità, vale a dire sul Sé, su Dio, sull'Assoluto e sulla Realtà, diminuiscono la qualità della comunicazione con la (propria) Reale Identità e questo diminuisce anche l'efficacia delle preghiere. Si tratta, infatti, soltanto di idee, mentre la Reale Identità non è certamente un'idea, ma è ben "di là" di ogni idea, di ogni emozione e di ogni immagine. Questo vale per tutte le idee sulla Reale Identità, ma soprattutto per le idee che provocano timore di Dio (Reale Identità), senso di colpa, senso di peccato e altri stati mentali pesanti e per le idee secondo le quali Dio (Reale Identità) è "fuori dell'uomo", ad esempio: Dio si è risentito a causa mia e devo essere perdonato; bisogna avere timore di Dio; Dio si trova da "qualche parte" fuori di me; Dio vuole questo o quello. Dio non si risente mai, anche perché non ha nemmeno gli strumenti per risentirsi. Dio non si trova da qualche parte, Dio È la Reale Identità di ogni essere umano. Dio non vuole nulla da nessuno, Dio È Semplicemente Dio: la Reale Identità di ogni essere umano.  

          L'uomo non deve temere Dio, perché chi lo teme lo fugge. Questo timore è dannoso. Il timore è giusto solo quando si teme di perdere Dio, ma l'uomo non deve temere Dio, deve amarlo, dato che Dio ama l'uomo con tutta la sua altissima perfezione. (14)
Meister Eckhart         

          La carica emotiva prima, durante e dopo la preghiera è un altro elemento che diminuisce la qualità della preghiera. La carica emotiva può derivare da fenomeni come: senso di colpa, timore di Dio, desiderio di ottenere risultati con il proprio pregare ovvero attaccamento ai risultati della preghiera, voglia di fare del bene.. La carica emotiva diminuisce il grado di armonia delle emozioni e dei pensieri con la Coscienza Infinita e questo diminuisce l'efficacia della preghiera. Inoltre, fenomeni come il senso di colpa ed il timore di Dio stimolano il formarsi di vibrazioni - energie nocive che diminuiscono l'efficacia delle preghiere e ostacolano il Divenire individuale e collettivo, nocendo anche alla salute psicofisica pubblica. Pregare è sicuramente bene, ma pregare bene è molto meglio.  

          Nessuna preghiera rimane inascoltata. (15)
Yoga Vasishtha 

            1.2. Abbandonare la mente

         

            Abbandonare la mente alla Reale Identità è un ottimo modo per ottimizzare i processi avviati con la richiesta/preghiera alla Reale Identità. Per comprendere più a fondo l'utilità di abbandonare la mente alla Reale Identità, è utile considerare che i pensieri "negativi", le emozioni "negative" (paure, rabbia, gelosia, ansia.), i problemi, gli avvenimenti, i rapporti, il lavoro. sono tutti processi della mente.

          Di solito, dopo aver pregato (la Reale Identità) la mente ha delle aspettative, paure, idee su come dovrebbero svolgersi i processi. inerenti ai processi stimolati con la preghiera. Tali aspettative, paure, idee su come dovrebbero svolgersi i processi limitano lo stesso svolgimento dei processi. Abbandonando la mente alla Reale Identità si abbandonano, in minor o maggior misura, anche le aspettative, le paure, le idee su come dovrebbero svolgersi i processi. e questo diminuisce l'influsso negativo di tali aspettative, paure, idee.

          Abbandonare la mente alla Reale Identità stimola inoltre la maturazione di uno dei tre approcci fondamentali al Divenire, vale a dire l'abbandonarsi a Dio (Reale Identità). L'espressione abbandonarsi a Dio va compresa come abbandonare la propria mente alla (propria) Reale Identità. Altrimenti tale espressione può essere piuttosto fuorviante, anche perché può concorrere a rendere/potenziare il convincimento che Dio si trovi da qualche parte fuori di noi stessi: nel senso che "noi" ci abbandoniamo a Dio fuori di "noi". Per questo motivo è meglio utilizzare la formula: Abbandono la mente alla Reale Identità, la quale esprime in modo più chiaro (rispetto alla formula: Mi abbandono a Dio) come si svolgono effettivamente i processi, nel senso che un aspetto (la mente) della Natura Trina si abbandona all'aspetto Reale (Reale Identità) della stessa Natura Trina. È la stessa mente che abbandona se stessa, perché la decisione di abbandonare la mente alla Reale Identità è una decisione della stessa mente ovvero un processo intellettivo. 

 

            1.3 Invocare E manifestare la Grazia Divina

 

          Invocando la Grazia Divina ci si apre alle possibilità di impensabili risoluzioni, diminuendo anche l'influsso limitante delle proprie aspettative e dei propri preconcetti. Invocare la Grazia Divina è un ottimo modo per migliorare la qualità del Divenire e dei suoi molteplici aspetti: salute psicofisica, rapporti, professione, tempo libero, famiglia, vita sociale, vita emotiva, vita sessuale, creatività, ricerca.