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JAGADGURU
(Maestro
Cosmico - Maestro Universale)
Liberante
conversazione
introduttiva alla
"Bhagavad
Gita"
con
l'infinita presenza
di
Sri Krishna
a cura di Andrea Casari
a.casari@tin.it
"A
tutti i ricercatori della Verità,
di ora e sempre.
Sono
i ricercatori del
Perfetto Supremo,
ma non della perfezione.
Sanno
che essa non le è nemmeno sposa,
ma che da eterna zitella
è solo in cerca di marito."
(a.c)
Dal "chiedi e ti sarà dato"
al
"chiediti
e Ti esaudirai",
vi
è il senso vero
e lo scopo attivo
dell'Essere Uomo.
(a.c.)
Liberante conversazione
Il
giovane nipote in terra chiede
al vecchio Zio Cosmico
*******
|
Che
mi dici dell'amore?
L'Amore
Vero come la filosofia
è solo platonico.
Ma
proprio come la filosofia,
diviene
anche libro scritto,
per essere letto e vissuto.
..e del sesso?
Una
delle tante cose che si possono fare,
e che possono produrre gratificazione e piacere.
Un
giorno scoprirai il sommo piacere
e la gratificazione più grande,
che è Essere
e non fare.
Quindi fai sesso se lo desideri,
ma non essere sesso,
divieni Amore che ne è l'origine.
L'Essere
è lo stato naturale,
il sesso, come tutto il fare,
.è solo natura.
Il
desiderio?
L'inconsapevole
paura della quiete.
Il
lavoro?
Ascolta
bene
..
ciò che è eseguito con Amore e Sapienza
diviene Forza e arte,
e l'Artista vero non lavora mai,
ma crea spontaneamente opere d'arte.
Divieni
tu stesso Artista,
ed avrai risolto il problema del lavoro.
Il
denaro?
Una
necessità impellente per molti
.poveri nello
spirito;
un'opportunità, invece, per pochi
.
già ricchi nello spirito.
E
Tu, che ne pensi del denaro?
Tutto
ciò che è ottenuto di giorno,
si può perdere la notte.
Ciò
che rende ricchi di giorno e anche di notte,
quella è la Vera Ricchezza.
Che
cos'è la vera ricchezza?
Non la bramo,
ma la creo.
Non
la posseggo,
ma la infondo.
Non
la disperdo,
ma la rigenero.
Ho
coniato appositamente
questa particolare moneta a Tre facce,
perché l'universo intero possa essere veramente
ricco.
E' di vero ed unico oro,
riconoscila ed accettala in dono.
Grazie!!
Incarnala
in te e la riconoscerai in tutto,
diverrai ricco, il più ricco.
Che cosa sono le paure?
Magiche
intuizioni
di Maya!
..Sbagliate
però
..e
la morte?
La
fine delle paure.
Ma anche la fine della vita?
Sì,
di quella delle paure però!
La
Vita Vera non è mai nata
e mai cesserà.
Che
cos'è la nostra vita?
La
vita è concepita come la curiosità,
inizia con una domanda,
e cessa con una risposta,
infinitamente.
A
seconda delle domande
e delle relative risposte
esistono infinite qualità di vita possibile.
Rispondi
ora
a tutte le domande,
ed ogni curiosità sarà appagata,
cesseranno le "rinascite" dei dubbi;
rimarrà la Vita eterna.
La
famiglia?
L'inizio e la fine di un universo.
Che cosa significa Universale?
L'uomo
con la sua mente,
di questa parola ne sa
e ne fa un uso improprio
.
perché pensa e crede che universale
voglia dire "tutto",
"in tutto l'universo",
"dell'universo intero".
Ma in verità, nulla possiede nulla
e nulla è in nulla.
Uni-versale
vuol dire
"un solo verso",
cioè che vi è un'unica strada percorribile.
Grande!!
e
quale unica strada?
"la
Realtà"
.
Che
vuol dire veramente
Infinito?
Siedi
ed ascolta, ti svelerò il grande arcano.
Il
vero significato delle parole
spesso è sconosciuto o dimenticato,
come è dimenticato e sconosciuto
il vero senso della vita.
Come
"Innato - Innatus" significa
"non nato, ma presente nel nato e non oltre il
nato",
così "Infinito - Infinitus" significa
"non finito, ma presente nel finito e non oltre
il finito".
L'infinito
vero non è il grande, grandissimo ed illusorio
esistere,
ma ciò che di grande, grandissimo ed illimitato
è nel piccolo illusorio finito.
Sappi
che tutto ciò che esiste,
come anche l'idea di infinito,
in verità è un piccolo finito
pieno del vero infinito.
L'infinito
vero si manifesta
attraverso e nel finito,
come il seme infinito di Dio
si manifesta attraverso, e in te.
una lacrima sul viso
arrivò!
questa
è una piccola onda
del tuo oceano d'amore!
.e
oltre il finito allora, che c'è?
..fuori
il finito,
significa dire
al di fuori di ogni possibile dimensione,
forma, spazio e tempo.
Non
l'infinito
.come tutti pensano,
ma il Puro Essere, la Realtà,
che guarda.
Ma il Puro Essere non è infinito!?
Non è propriamente corretto dire così,
anche se a volte
questa definizione
è accettata nella discussione
tra saggi.
L'infinito
presuppone anche il finito,
ma il Puro Essere non presuppone altro
che se stesso.
Finito
ed infinito "non sono",
ma esistono solamente
nella percezione,
finita ed infinita, dell'illusorio "io".
L'io
infinito pensa
e crea l'io finito,
mentre l'io finito
limitatamente pensa
e brama l'io infinito.
Al
cadere dell'unico e illusorio "io"
scompare anche il teatro
del tempo ed il palcoscenico dello spazio,
rimane la Pura e sola Realtà.
E'
la Realtà di Dio che si manifesta
attraverso il temporaneo "io",
delle forme finite ed infinite,
ma ne è assolutamente svincolata,
perché essa è la sola
ed indiscussa Realtà oltre ogni sogno.
Ma tempo e spazio non sono ovunque?
Nello
stato sublime ed indescrivibile
dell'Essere Assoluto
tempo e spazio non vi sono,
nemmeno infinitamente,
perché non necessari
nell'essere l'Assoluto Essere.
L'Assoluto
Essere - la Realtà
non è l'Infinito Essere ed esistere.
L'Essere
Assoluto non muta,
l'Essere Infinito
muta continuamente
il proprio Esistere,
in Amore Infinito, Sapere Infinito
e Forza Infinita, manifestandosi
nel finito essere ed esistere.
Finito
ed infinito coesistono,
ma non sono l'Assoluto.
Tempo
e spazio
compaiono infinitamente,
e nel finito esistere
per dare un luogo ed un termine,
finito o infinito che sia,
al manifestarsi e all'autoriconoscersi
delle qualità dell'essere
l'Essere Supremo.
Difficile da comprendere!
Spiegati meglio.
Ascolta
bene!
Nulla
e tutto esistono
grazie all'Essere della Realtà,
che è riconoscibile
in tutto e nulla,
pur mantenendo
comunque il proprio Essere,
oltre ogni tutto, oltre ogni nulla.
Ma
tutto l'essere ed esistere infinito,
come tutto il non essere ed il non esistere infinito,
non sono tutta
..la Realtà.
Perché
allora la Trinità?
Sta nel ricercatore attento e sincero
scoprire, vivere
ed incarnare la Trinità,
e non viceversa,
perché questo è
l'Uni-Versale movimento.
In
verità, le Forme di Dio sono infinite
ma tutte riconducibili
nel Suo incessante manifestarsi,
al Suo Amore, alla Sua Forza e Sapienza,
tutte riconducibili alla così chiamata "Trinità".
Il
tuo momentaneo "io"
è una delle tante forme,
scopri e vivi di che è fatto realmente
questo tuo illusorio "io",
vi troverai Amore, Sapere e
Potere infiniti.
Solo
allora scoprirai
che il tuo "io" non è tuo,
bensì una manifestazione
dei Tre.
Solo
allora si svela
che la forma di Dio, per quanto infinita,
non è l'Essere Dio.
Sarà
svelata la Realtà Suprema del Reale Essere,
senza alcun "io" e forma.
Tutto
questo però
non grazie al sapere mentale,
ma grazie all'incarnazione consapevole
della Trinità, la grazia di Dio.
Quindi la cosiddetta grazia di Dio è
..Amore, Potere e Sapere Infiniti..?
.la Sua imperturbabile e discreta presenza.
Chi
è l'illuminato?
L'uomo
ama riempire
la propria fervida immaginazione
di romanticismi ed esoterismi vari.
Tutto
e tutti sono illuminati
dalla grazia di Dio, sempre.
Rari
sono invece gli
"illuminanti",
coloro che illuminano
della grazia del Dio che sono.
Perché
rari?
Quando
uno crede di essere
illuminante,
è come se credesse di
essere uomo,
lo crede solamente;
quando
pensa di Essere veramente
illuminante,
è come se pensasse di
essere veramente uomo,
lo pensa ancora solamente.
Rari
sono in verità gli illuminanti veri,
e cioè "veramente" Uomini Illuminanti,
non lo credono, né lo pensano, né lo dicono,
ma essendolo, lo manifestano.
Costoro divengono maestri e santi?
Sì,
ma non come si crede generalmente.
Non
è il loro ego o IO, che diviene tale,
ma è il loro IO ed ego, che in assoluta resa,
fanno spazio
alla grazia di Dio che si manifesta pienamente in loro,
affinché tutti abbiano un Santo e un Maestro,
da riconoscere in sé.
L'IO
e l'ego, non vi sono totalmente in colui che
è da sempre lo stesso silenzioso Saggio,
ed il vero Saggio da sempre perdura.
Il Saggio che rompe il proprio silenzio
diviene Avatar.
Il "silenzio", che cos'è?
Il
consapevole silenzio del Saggio o di un Maestro
può essere il massimo insegnamento,
invero nel pensiero uomo spesso è anche il luogo
dove si nascondono e nascono
le grandi ignoranze.
Sono
molti a copiare il silenzio
dei maestri, ma veramente pochi
coloro che sono consapevoli del
suo pieno significato.
Il
Silenzio vero illumina
ogni ignoranza,
come la notte della mente
illumina l'anima.
Quindi
non "fare silenzio",
ma divienilo,
da lì potrai proferire il silente Verbo,
anche in silenzio.
Perché
c'è il dolore, se tutti e tutto sono illuminati
?
La
scaturigine del dolore è
il non sapere, il non amare
e l'impotenza che ne deriva.
Il
dolore, fisico,
mentale o emotivo che sia,
nasce dall'inconsapevolezza,
perdura in essa e muore
al suo morire.
L'illuminante
Essere,
porta consapevole risveglio in tutti e tutto,
ed allevia il dolore dell'intera Umanità,
anche solo con il proprio semplice
esistere.
Che
fare per il dolore nel mondo?
Se ti preoccupi veramente del mondo,
dovresti prima occuparti e risolvere
il dolore del tuo mondo.
Affrontalo
e sconfiggilo, abbine il coraggio,
il dolore può solamente essere sconfitto.
Fonditi
umilmente nell'infinito Sapere,
accresci la tua Forza, e l'imbattibile
muscolo spirituale del Cuore
diverrà come spada lucente ed invincibile.
Solo
allora diverrai un illuminante paladino,
e potrai occuparti e non più preoccuparti
anche del mondo intero, e di qualsiasi altro mondo.
Quindi
esiste la felicità?
Il
fermo cammino nell'Uni-Verso
della consapevolezza,
può essere definito
con la parola "felicità".
La
consapevole felicità,
con il suo progredire,
dissolve gradualmente
ogni ignoranza ed ogni dolore.
Scomparirà
essa stessa però,
perché solo effimera illusione
della svelata vera beatitudine,
lo stato naturale.
Che vuol dire veramente "distacco"?
Quanta
confusione con questa piccola parola,
il distacco è in realtà consapevole "discernimento".
Ma
il discernimento vero non è mentale,
e non significa abbandonare o dividere, ma raggiungere.
Si ottiene attraverso la vera meditazione.
Inizialmente
il "discepolo" deve
momentaneamente ma obbligatoriamente distaccarsi
dalla così detta vita normale dei sensi,
poiché nel tempo al sé e a sé dedicato
o mangia o medita,
o dorme o medita,
o lavora o medita,
o prega o medita,
o fa l'amore o medita,
e così via.
Il Meditare vero è Essere e non fare.
La
pratica costante e la disciplina del buon senso
gradualmente trasformeranno il distacco meditativo
in cosciente avvolgimento meditativo
del proprio esistere tutto;
il fare, l'agire, diverrà in funzione
e manifestazione dell'Essere.
Ecco che allora,
medita e mangia,
medita e lavora,
medita e prega,
medita e fa l'amore,
medita vivendo.
Dopodiché,
anche l'azione del meditare
"scomparirà"
..e verrà
trascesa,
non è più il meditatore,
ma diviene colui che è sempre stato
il meditato
da tutti i meditatori.
E' la Realtà, vivendo la Realtà.
Da
quell'Unica prospettiva
il vero "discernimento"
tra Realtà ed illusione
è compiuto o raggiunto,
e
.la Realtà
è la Realtà!!
So
che vi sono molte tecniche
per meditare, qual'è la migliore?
Sì,
è vero, ve ne sono molte,
dal movimento rituale al fermo silenzio,
perché è da ogni sempre e dove
che l'uomo cerca di capire
il suo vero senso e scopo.
Una
tecnica in verità è solo però
un modo per tentare di fare bene qualcosa.
E' la buona e saggia intenzione del cuore
che trasforma un modo di fare
nell'unico modo di Essere,
non più qualcosa ma tutto;
facendo perdere ogni limite
ed incomprensione al fare,
non più qualcosa ma tutto;
svelando infine
la vetta più alta.
..ed
eremitaggio che significa?
Il
Vero eremitaggio è interiore
ed elimina l'inutile vagabondare
nell'illusorio esistere esteriore,
riconduce ed indirizza
alla via Uni-Versale.
Come
si può vivere, esistere senza l'IO,
spiegami, com'è possibile questo?
Questa
domanda e questa paura
non sono dell'eterno Essere, ma del momentaneo
esistere e fare della mente, comprendilo.
Sono
dubbi della stessa che non accetta
o non capisce il suo vero senso.
E'
proprio al cadere dell'IO,
che l'Essere risplende di sé
senza il limite di alcun sé,
e crea imperturbato
l'esistere finito ed infinito.
Non
si possiede più un nome,
sebbene lo si rappresenti;
non ci si "chi(!?)ama(!?)" più
con un nome,
sebbene con quello
ci si riconosca;
perché
consapevoli che l'Amore vero
non ha bisogno di alcun "chi",
perché Ama sempre e comunque
con la propria forza e sapienza infinita
tutto il vero Essere e l'illusorio esistere.
Codesto
Essere
o tale persona senza IO,
viene sempre ed incessantemente chiamata
dalle menti evolute o desiderose di verità,
ma riconosciuta e compresa solo dai pochi simili.
Simili
di ora e sempre,
simili della Realtà.
Per
quale motivo allora sei stato o vieni chiamato?
E'
sempre da sempre
lo stesso motivo.
Son
chiamato dall'umile ed incessante
bisogno di Ordine Uni-Versale.
La parola Ordine mi risuona come "disciplina"?
Per la mente "ribelle" ed inconsapevole,
l'Ordine dei Tre, è dura ed illuminante disciplina,
ma in verità
è solo il potente, saggio e amorevole
modo Uni-Versale,
in cui si manifesta Dio.
Perché
sei chiamato "Zio" allora?
Perché
Dio,
manifestandosi
anche come Uomo,
diviene come lo Zio,
e cioè Fratello in questo mondo irreale,
dell'Unico Padre Reale.
Ed
io
chi sono?
Bravo!
Questa è la domanda delle domande,
.."IO SONO".. è la risposta delle
risposte.
Si
dice che l'esistere sia energia, è vero?
Sì,
questo dire è vero per e nella mente,
tutto l'esistere e non esistere
è energia visibile ed invisibile,
e materia percettibile.
L'energia
però è solo una delle dimensioni
percepibili nell'infinito manifestarsi.
Essa
è dall'uomo chiamata "Nucleare"
e cioè della Sapienza Infinita,
essa è chiamata "Gravitazionale"
e cioè dell'Amore Infinito,
ed "Elettromagnetica"
cioè dell'Infinita Forza.
Queste
forme, sebbene siano
diversamente comprese,
in verità sono sempre Una.
Infinita
Energia che proviene
dalle Intenzioni Infinite dell'increata
Trinità.
Cosa vuol dire veramente responsabilità?
La
vera responsabilità, nipote,
è "presente attenzione"!
Nessun obbligo, ma solo
consapevole presenza
ed attenzione.
Mai
l'Infinito
distolse la sua amorevole attenzione
in ciò che di finito mostrò di sè.
Mi
insegnerai tutto, vero?
Ti
aiuterò certamente a ricordare,
perchè sappi che non vi è alcun maestro
in grado di insegnare ciò che il discepolo conosce
già.
L'ignoranza
che tu cerchi di vincere
è il seme calpestato della Sapienza infinita...
uno stato innaturale e momentaneo.
Non odiare la tua, né l'altrui ignoranza
perchè ti allontaneresti dal frutto della Sapienza.
Odiare
qualcuno o qualcosa è certamente
il più inutile e il più faticoso dei modi
per amarlo....
poichè solo Amore, Forza e Sapienza esistono
in te.
Chi
si ravvede e si ravviva di questo
si libererà in vita e il seme darà frutto.
Con le tue parole
ho visto Luce !
Ricorda
che chi vede luce
vede ancora anche l'oscurità.
In realtà non "vede",
ma guarda soltanto.
Lasciati
vedere e al vedere,
ed imparerai a vedere.
Con
gli occhi di Dio
vedrai la Realtà.
Quando riparti Zio?
Non
me ne sono mai andato nipote mio,
ma ora, tu non te ne puoi ricordare.
Lo Zio..disse infine.
So
di essere sempre stato vecchio,
molto vecchio,
il più vecchio,
l'unico vecchio.
So
che la vita vera
mi ringiovanisce
giorno per giorno,
sino a divenire
bambino,
l'unico bambino
che diventerà
grande e vecchio,
eternamente l'Unico.
e
la verità ultima!
Colui
che vede e riconosce un Uomo
è lui stesso Uomo;
colui
che sente e riconosce un Saggio
è a sua volta un grande Saggio;
come
colui che, oltre ogni senso, riconosce Dio
non può essere altro
che Dio stesso.
|
Ritorna
*******
"Leggi
e rileggi quanto ti lascio ora. Medita su queste parole che
ti ho sussurato, ne otterrai un grande e veloce beneficio
per estirpare la "rinascita" del dubbio, altra rinascita
è solo una temporanea illusione della mente. Oltre
a questo ti lascio un antico e molto conosciuto Testo, illuminanti
parole di circa 2500 anni prima del tuo piccolo "io";
sprofonda nel loro immenso significato ed immergi il tuo ego
nel sacro rituale di rileggerle spesso; abbandonati, fiero
di essere ed esistere, nelle acque pure di questo Gange di
Sapienza. Sono le Sutra della Bhagavad Gita, il vangelo ed
il Verbo di Sri Krishna, un antichissimo testo indù,
e uno tra i più importanti testi spirituali mai scritti,
non per motivi religiosi ovviamente, ma perché intriso
di verità Uni-Versale, la verità dell'Unico
Verso.
Sarò sempre presente e vicino a te, ma la prossima
volta che ci incontreremo sarà perché avrai
conquistato tutti i mondi."
*******
Bhagavad
Gita
Il canto ed il Verbo
del Beato Sri Krishna
Questo sacro poema è uno dei capitoli della Mahabharata,
e ci riporta l'insegnamento o Vangelo di Sri Krishna (Avatar
di Visnu - incarnazione di Visnu - incarnazione dell'Amore
Infinito). È stato composto 3/400 anni circa avanti
la nascita di Cristo; tuttavia, gli avvenimenti storici con
i quali si confronta si situano in epoca più antica;
la grande guerra descritta dalla Bhagavad Gita avvenne in
un periodo che gli studiosi moderni fissano a circa 1.000
anni prima di Cristo. Non importa molto cercare dei riferimenti
realmente accaduti, in confronto al vero senso che pervade
il simbolismo del testo. È illuminante comprensione
invece considerare ogni sutra del poema come una corrispondenza
della vita di tutti gli individui.
La
guerra di cui tratta - il campo di Kurukshetra - s'identifica
con il forte impatto che l'animo di ognuno risente, quando
s'immerge coscientemente nella dimensione "illusoria"
e non completa dell'esistenza quotidiana al fine di trovarne
il senso vero - la guerra interiore.
Krishna
- uno dei più amati Avatar dell'India - appare come
il protagonista della compiuta lezione di vita che - lungo
l'intero arco dell'opera - egli comunica ad Arjuna, suo discepolo,
ma allo stesso tempo sintesi di ogni individuo. Krishna si
rivolge illuminante contro l'ombra di maya - la personalità
- immersa nelle fumose e torbide vie delle proprie costruzioni
illusorie.
Il
Puro ed Assoluto Essere si riconosce attraverso la forma di
Krishna, in forma quindi di DIO/KRISHNA, e cioè di
colui che ha maturato consapevolmente il suo infinito ed immortale
essere ed esistere e che dimora stabilmente nello stato sublime
dell'Unica Realtà, Colui che da oltre ogni eternità
si manifesta attraverso l'infinito nel finito di Arjuna stesso.
Questa edizione dell'opera, deriva dalla personale rielaborazione
di alcune già esistenti traduzioni in italiano, riveduta
e parzialmente "corretta" dal sottoscritto, per
donarle maggiore scorrevolezza e comprensibilità senza
farle perdere comunque l'originale senso e contenuto, ed ancora
per non incorrere volontariamente nel plagio di una copia
già preesistente. Il mio scopo non è quello
di ergermi a studioso e traduttore di questo antico testo,
ma di divenire solo un umile conoscitore e divulgatore della
verità contenuta nello stesso - Dio sa, e comprende.
Andrea
Casari
Ritorna
Legenda dei nomi usati nella Bhagavad Gita
Per
Sri Krishna:
Achyuta:
Immutabile; Immacolato.
Bhagavan: Beato Signore.
Deva: Spirito.
Govinda: Capo Mandriano, che governa e controlla le
"mucche" dei sensi.
Hari: Colui che ruba e conquista i cuori - Krishna
il Seduttore.
Hrishikesha: Signore dei sensi.
Janardana: Colui che esaudisce tutti i desideri e le
preghiere dell'uomo. Datore di Salvezza.
Keshava: Uccisore del demone Keshi; Distruttore del
male.
Madhava: Dio della Fortuna.
Vishnu, Manifestazione Divina. Colui che sostiene il
mondo. La seconda Persona della Trinità Indù,
l'Amore Infinito di cui Krishna è un'incarnazione;
è lo sposo di Lakshmi, la dea della bellezza, della
prosperità e della fortuna.
Madhusudana: Uccisore del demone Madhu; Uccisore dell'ignoranza.
Mahatma: Grande Anima.
Prabhu: Signore o Maestro.
Prajapati: Padre Divino degli innumerevoli esseri.
Purushottama: Spirito o Essere Supremo. La Suprema
Persona
Varshneya: Discendente della dinastia dei Vrishni.
Vasudeva: Signore dell'Universo. Discendente di Vasudeva.
Yadava: Discendente di Yadu.
Yogeshwara: Signore dello Yoga.
Per
Arjuna:
Bharata:
Discendente di Re Bharata.
Dhananjaya: Conquistatore di ricchezza.
Gudakesha: Conquistatore del sonno, della beatitudine.
Kaunteya: Figlio di Kunti.
Mahabaho: Eroe dal Braccio Possente.
Pandava: Figlio di Pandu.
Parantapa: Terrore dei nemici. Uccisore dei nemici.
Partha: Figlio di Pritha ,altro nome di Kunti, la madre
di Arjuna.
Ritorna
I°
Capitolo
Lo
sconforto di Arjuna
Dhritarashtra, il Re "cieco" - la mente cieca
ed ottusa - chiese a Sanjaya - l'imparziale intelletto
-:
1.
"Che fecero i miei figli, le cattive, seducenti tendenze
mentali e dei sensi, opposti alle pure tendenze mentali discriminative,
radunatisi sulla sacra pianura del campo di battaglia di Kurukshetra
desiderosi di darsi battaglia psicologica e morale".
Sanjaya disse:
2. Il principe Duryodhana, dopo aver visto le armate dei Pandava
schierate in ordine di battaglia, si rifugiò dal suo
precettore Drona, e così gli parlò:
3.
"Maestro, guarda il grande esercito dei figli di Pandu,
schierato in ordine di battaglia dal figlio di Drupada, tuo
discepolo di grande talento".
4.
"In esso vi sono potenti eroi, grandi arcieri abili in
battaglia come Bhima e Arjuna; i guerrieri veterani Yuyiidhana,
Virata e Drupada";
5.
"I potenti Dhristaketu, Cekitana e il re di Kashi; il
fiore degli uomini, Purujit; e Kuntibhoja e Shaibya";
6.
"Il forte Yudhamanyu e il prode Uttamauja; il figlio
di Subhadra e i figli di Draupadi - tutti signori di grandi
carri".
7.
"Ascolta anche chi sono i generali del nostro esercito
che si distinguono tra noi; o Fiore dei Brahmini due-volte-nati,
te li nominerò per tua conoscenza".
8.
"Tu stesso e Bhishma, Karna e Kripa - i vittoriosi nelle
battaglie. Aswatthama, Vikarna, il figlio di Somadatta, e
Jayadratha sono tutti dalla nostra parte".
9.
"E numerosi altri guerrieri, anche loro ben esperti nelle
battaglie e muniti di diversi tipi di armi, sono qui presenti,
pronti a sacrificare le loro vite per me".
10.
"Le nostre forze protette da Bhishma sono difficili da
contare, mentre il loro esercito, difeso da Bhima, è
facile da contare".
Duryodhana disse al suo precettore Drona:
11.
"Perciò tutti voi, rimanendo ai vostri rispettivi
posti nei reparti dell'esercito, proteggete Bhishma".
12.
Allora Bhishma, il Grande Avo, il più forte e il più
anziano dei Kaurava, allo scopo di rincuorare Duryodhana suonò
la sua conchiglia ruggendo forte come un leone.
13.
Seguendo Bhishma, dal lato dei Kaurava ora suonarono conchiglie,
grancasse, tamburi, corni e trombe, e il rumore fu tremendo.
14.
Poi anche Madhava Krishna e il Pandava Arjuna, stando
sul loro grande carro tirato da cavalli bianchi, suonarono
splendidamente le loro conchiglie celestiali.
15.
Hrishikesha Krishna suonò il suo Panchajanya;
Dhananjaya Arjuna il suo Devadatta; e Vrikodara Bhima,
dalle imprese terrificanti, suonò la sua grande conchiglia
Paundra.
16.
Re Yudhisthira, il figlio di Kunti, suonò la sua conchiglia
chiamata Anantavijaya. Nakula e Sahadeva suonarono rispettivamente
le loro Sughosha e Manipushpaka.
17.
Il Re di Kashi, eccellente arciere; il grande guerriero Sikhandi;
Dhristadyumna, Virata e l'invincibile Satyaki,
18.
Drupada, i figli di Draupadi, e il potente figlio di Subhadra,
tutti insieme - o Signore della Terra - fecero risuonare le
loro conchiglie.
19.
E quei suoni emanati dalle attività astrali dei centri
di terra, acqua, fuoco, aria ed etere, uditi dal devoto in
meditazione, scoraggiarono i desideri mentali e materiali
legati al corpo - il clan di Dhritarashtra.
20.
Vedendo il clan di Dhritarashtra pronto a dare inizio alla
battaglia, il Pandava - la cui bandiera ha per emblema la
scimmia - sollevò l'arco e rivolse queste parole a
Hrishikesha:
Arjuna disse con reverenza:
21
- 22. "O Immutabile Krishna, ti prego di portare il mio
carro fra i due eserciti, affinché possa vedere coloro
che sono pronti a darsi battaglia! Alla vigilia della guerra,
fammi vedere con chi devo combattere.
23.
"Desidero vedere tutti quelli che si sono radunati in
questo campo di Kurukshetra pronti a combattere, schierati
dalla parte del malvagio figlio di Dhritarashtra Durvodhana
".
Sanjaya disse:
24
- 25. O Discendente di Bharata, comandato così da Gudakesha,
Hrishikesha condusse il migliore dei carri in un punto tra
i due eserciti, di fronte a Bhishma, Drona e a tutti i regnanti
della terra, e poi disse: "Guarda, o Partha, tutti i
Kaurava radunati insieme".
26.
Partha Arjuna vide là radunati in entrambi gli
eserciti nonni, padri, suoceri, zii, fratelli e cugini, figli
e nipoti, compagni, maestri e altri amici ancora.
27.
Vedendo tutti quei parenti schierati in fila, il Figlio di
Kunti fu preso da profonda compassione e così parlò
tristemente:
Arjuna disse:
28.
"Vedendo, o Krishna, questi miei parenti radunati qui
desiderosi di combattere, le mie membra vengono meno e la
mia bocca è secca.
29.
"Tremo tutto e mi si rizzano i capelli. Il sacro arco
Gandiva mi scivola dalla mano e la mia pelle brucia.
30.
"Né riesco a rimanere in piedi. La mia mente erra
di qua e di là, o Keshava, e vedo e sento cattivi presagi.
31.
"Né, o Krishna, percepisco alcun effetto salutare
nell'uccidere i miei parenti in battaglia. Io non desidero
né il trionfo, né il regno, e neppure i piaceri
dei sensi.
32
- 34. "A che ci serve il dominio, a che ci serve la felicità
o perfino continuare a vivere, o Govinda? Gli stessi cari
per amore dei quali desideriamo l'impero, la gioia e il piacere,
sono qui schierati in battaglia, pronti ad abbandonare vita
e ricchezze: precettori, padri, figli, nonni, zii, suoceri,
nipoti, cognati e altri parenti.
35.
"O Madhusudana, anche se questi guerrieri dovessero uccidermi,
io non potrei mai desiderare di ucciderli, neanche se facendolo
ottenessi il dominio sui tre mondi. E quanto meno potrei farlo
per amore della terra!
36.
"Invero quale felicità potremmo ottenere, o Janardana,
uccidendo i figli di Dhritarashtra? L'uccisione di questi
uomini malvagi ci getterebbe soltanto nelle grinfie del peccato.
37.
"Perciò non siamo legittimati a uccidere i nostri
parenti, i figli di Dhritarashtra. O Madhava, come potremmo
ottenere la felicità uccidendo i nostri parenti?
38
- 39. "Sebbene costoro, con l'intelligenza offuscata
dall'avidità, non vedano calamità nella rovina
delle famiglie e non vedano il male nell'ostilità contro
gli amici, perché - o Janardana - noi, che percepiamo
distintamente il male dovuto alla distruzione delle famiglie,
non dovremmo cercare di evitare questo peccato?
40.
"Con la distruzione della famiglia, periscono gli antichissimi
riti religiosi familiari. Quando viene distrutta la religione
che ci sostiene, allora il peccato sopraffà l'intera
famiglia.
41."O
Krishna, per mancanza di religione adharma le donne
della famiglia diventano cattive. E quando - o Varshneya -
le donne sono corrotte, l'adulterio si diffonde tra le caste.
42.
"L'adulterazione del sangue della famiglia manderà
all'inferno i distruttori del clan, insieme alla famiglia
stessa. E soccomberanno anche gli spiriti dei loro antenati,
privati delle offerte di acqua e dolci di riso.
43.
"Con le malefatte dei distruttori della famiglia, che
producono la confusione delle caste, vengono distrutti gli
antichissimi riti religiosi dharma di casta e di stirpe.
44.
"E noi abbiamo appreso, o Janardana, che gli uomini privi
di riti religiosi familiari vengono certamente condannati
a dimorare all'inferno.
45.
"Spinti dall'avidità del piacere di possedere
un regno, siamo pronti ad uccidere i nostri parenti - un'azione
che ci coinvolgerà in una grande iniquità.
46.
"Se i figli di Dhritarashtra, con le armi in mano, mi
uccidessero nella battaglia mentre io rimango disarmato e
senza opporre resistenza, questo mi sarebbe più gradito
e benefico".
Sanjaya disse:
47.
Dopo aver così parlato sul campo di battaglia, con
la mente angosciata dal dolore, gettando l'arco e le frecce,
Arjuna sedette sul sedile del suo carro".
Ritorna
II°
Capitolo
Il
discernimento
Sanjaya
disse:
1. Madhusudana rivolse queste parole a colui che aveva gli
occhi offuscati dalle lacrime ed era stato sopraffatto dalla
pietà e dal dolore.
Il Signore Beato disse:
2.
"In un tale momento, da dove ti viene - o Arjuna questo
scoramento indegno di un ariano, ignobile e contrario all'ottenimento
del cielo?
3.
"Figlio di Pritha, non abbandonarti a questa debolezza,
che non ti si addice. O Terrore dei Nemici, abbandona questa
meschina debolezza d'animo! Sorgi!".
Arjuna disse:
4.
"O Distruttore dei Nemici, o Madhusudana, come posso
combattere questa guerra scagliando frecce contro Bhishma
e Drona, che sono degni di adorazione!
5.
"Per me sarebbe perfino meglio vivere mendicando piuttosto
che uccidere i miei venerandi maestri! Uccidendoli, anche
in questa stessa esistenza terrena tutte le mie gioiose esperienze
di ricchezze e piaceri dei sensi sarebbero macchiate dal sangue
delle cattive vibrazioni.
6.
"Difficilmente posso dire che cosa sarebbe meglio, che
essi ci vincessero o che noi li conquistassimo. Di fronte
a noi ci sono gli stessi figli di Dhritarashtra, uccidendo
i quali non dovremmo più desiderare vivere.
7.
"Con la mia natura interiore offuscata dalla debolezza
della simpatia e della pietà, e con la mente confusa
circa il dovere, Ti imploro di dirmi qual è per me
la via migliore da seguire. Io sono Tuo discepolo. Istruiscimi,
perché ho preso rifugio in Te.
8.
"Io non vedo nulla che possa rimuovere l'angoscia interiore
che colpisce i miei sensi, neppure se ricevessi un regno prosperoso
e senza pari sulla terra e diventassi signore e maestro delle
divinità astrali".
Sanjaya
disse a Dhritarashtra:
9. Dopo avere così parlato a Hrishikesha, Gudakesha-Parantapa
Arjuna disse a Govinda Krishna: "Io non
combatterò", e rimase in silenzio.
10.
O Bharata! A colui che si lamentava tra i due eserciti, il
Signore dei Sensi Krishna parlò, sorridendo, in questo
modo:
Il
Signore Beato disse:
11. "Hai pianto per coloro che non sono degni del tuo
dolore! Tuttavia hai pronunciato parole d'amore. I veri saggi
però non si affliggono né per i vivi né
per i morti.
12.
"Non è che IO non sia mai stato incarnato prima,
né tu né questi altri principi! Né mai
in futuro qualcuno di noi cesserà di esistere.
13.
"Come l'anima incarnata nel corpo passa attraverso l'infanzia,
la gioventù e la vecchiaia, allo stesso modo passa
in un altro corpo. I saggi non sono turbati da questo.
14.
"Figlio di Kunti, le idee di caldo e freddo, piacere
e dolore, sono prodotte dal contatto dei sensi con i loro
oggetti. Queste idee sono limitate da un inizio e una fine,
e sono di natura transitoria. Sopportale con pazienza, o Discendente
di Bharata.
15.
"Fiore tra gli Uomini, colui che non può essere
turbato da queste cose, chi rimane calmo ed equanime nel dolore
e nel piacere, lui solo è degno d'ottenere l'immortalità.
16.
"Dell'irreale non vi è esistenza. Del reale non
vi è non esistenza.
Gli uomini pieni di saggezza conoscono la verità ultima
sulla Realtà.
17.
"L'Uno che pervade tutte le cose è imperituro.
Nessuno ha il potere di distruggere lo Spirito Immutabile.
18.
"Il Sé che dimora dentro, eternamente immutabile,
indeperibile e illimitato, considera questi abiti corporei
come aventi un termine. Perciò combatti, o Discendente
di Bharata.
19.
"Chi considera il Sé come l'uccisore, e chi pensa
che Esso possa venire ucciso, nessuno di questi conosce la
verità. Perché il Sé non uccide, né
può essere ucciso.
20.
"Questo Sé non è mai nato, né perisce.
Né essendo venuto in esistenza cesserà mai di
essere. Esso è senza nascita, eterno, immutabile, sempre
se stesso. E non viene ucciso con l'uccisione del corpo.
21.
"Come potrebbe - o Partha - colui che conosce il Sé
come imperituro, eternamente permanente, senza nascita e immutabile,
pensare che Esso possa uccidere qualcuno o causare la distruzione
di un altro?
22.
"Come un individuo getta degli abiti logori per indossare
nuovi vestiti, così l'anima incarnata abbandona le
dimore corporee rovinate per entrare in altre nuove.
23.
"L'anima non può essere ferita dalle armi; non
può essere bruciata dal fuoco; non può essere
bagnata dall'acqua; non può essere seccata dal vento.
24.
"L'anima non può essere tagliata, né bruciata,
né bagnata, né seccata. L'anima é immortale,
onnipervadente, sempre calma e immutabile, eternamente la
stessa.
25.
"L'anima è inconcepibile, non manifesta e immutabile.
Perciò, conoscendola come tale, non devi affliggerti.
26.
"Ma anche se pensassi che l'anima nasce e muore incessantemente,
anche in questo caso - o Eroe dal Braccio Possente - non dovresti
affliggerti.
27.
"Perché ciò che nasce deve morire e ciò
che muore deve nascere di nuovo. Allora perché affliggersi
per qualcosa che è inevitabile?
28.
"L'inizio di tutte le creature non è manifestato,
solo la parte di mezzo è manifestata, e la fine è
di nuovo non percettibile. Che motivo c'è di dolersi
per questo?
29.
"Alcuni guardano l'anima pieni di stupore. Altri la descrivono
come meravigliosa. Altri ancora ne sentono parlare come di
un'entità meravigliosa. E vi sono altri che dopo avere
ascoltato tutto dell'anima, non la comprendono affatto.
30.
"O Bharata, l'Uno che dimora nei corpi di tutti gli esseri
è sempre indistruttibile. Perciò non devi dolerti
per nessuna creatura.
31.
"Anche dal punto di vista del tuo dharma il giusto dovere,
non devi esitare internamente, perché per uno kshatriya
guerriero non c'è nulla di più fausto che una
giusta battaglia - per difendere gli interessi dei suoi compagni
e gli ideali della vita.
32.
"Figlio di Pritha, beati e fortunati sono gli kshatriya
i guerrieri chiamati a combattere in una giusta battaglia
che viene senza averla provocata, e che apre loro la porta
del cielo.
33.
"Ma nel caso rifiutassi d'impegnarti in questa giusta
battaglia, abbandonando il tuo dharma dovere e il tuo onore
specifico, faresti peccato.
34.
"Gli uomini parlerebbero sempre della tua disonorevole
azione. E per I'uomo d'onore, il disonore è davvero
peggiore della morte.
35.
"I grandi guerrieri penserebbero che ti sei ritirato
dalla battaglia per paura. Così coloro che ti tenevano
in grande considerazione ti stimerebbero da poco.
36.
"Inoltre i tuoi nemici criticherebbero la tua attitudine
indolente e proferirebbero contro di te parole insolenti.
Cosa potrebbe esserci di più penoso?
37.
"Se morirai combattendo i tuoi nemici, guadagnerai il
cielo; se vincerai, godrai la gloria terrena. Perciò,
Figlio di Kunti, alzati, deciso a combattere!
38.
"Rimanendo equanime nella felicità e nel dolore,
nel guadagno e nella perdita, nella vittoria e nella sconfitta,
affronta la battaglia della vita. Così non commetterai
peccato.
39.
"Ti ho spiegato la saggezza fondamentale della conoscenza.
Adesso ascolta la saggezza dell'azione, possedendo la quale
- o Partha - spezzerai le catene del karma.
40.
"In questo sentiero d'azione non c'è la perdita
dello sforzo incompleto per la realizzazione, né si
creano effetti contrari. Anche una minuscola parte di questo
dharma religione protegge uno dalla grande paura di essere
prigioniero della ruota di nascita e morte.
41.
"O Discendente di Kuru! In questa via vi è solo
una risoluzione interiore unica e concentrata; mentre le argomentazioni
della mente indecisa sono senza fine e variamente ramificate.
42
- 44. "O Partha, coloro che sono caparbiamente attaccati
al potere e alle delizie dei sensi, e la cui intelligenza
discriminativa è fuorviata dalle fiorite parole delle
persone spiritualmente ignoranti, non possono conseguire l'equilibrio
mentale della meditazione e dunque non possono ottenere l'unione
con Dio nel samadhi estasi. Sostenendo che non vi è
altro che trovare diletto negli aforismi laudatori dei Veda,
con la loro natura tormentata dalle inclinazioni terrene,
considerando i piaceri celesti del mondo astrale la loro mèta
suprema, compiendo numerosi riti sacrificali specifici per
ottenere il potere terreno e i piaceri dei sensi - queste
persone vanno invece incontro a nuove nascite, come conseguenza
delle loro azioni istigate dai desideri.
45.
"I Veda parlano delle tre qualità universali o
"guna". Arjuna, liberati dalle tre qualità
e dalle coppie di opposti. Sempre bilanciato e libero dal
pensiero di ricevere e mantenere, stabilisciti fermamente
nel Sé.
46.
"Per colui che conosce Brahman lo Spirito Supremo tutti
i Veda le sacre scritture non gli sono di maggiore utilità
di quanto non lo sia una riserva d'acqua quando c'è
un'alluvione.
47.
"Tu hai diritto soltanto all'azione, e mai ai frutti
che derivano dalle azioni. Non considerarti il produttore
dei frutti delle tue azioni, e non permettere a te stesso
d'essere attaccato all'inattività.
48.
"O Dhananjaya, rimanendo immerso nell' unione con lo
Spirito attraverso la meditazione, compi tutte le azioni abbandonando
l'attaccamento ai loro frutti. Rimani indifferente al successo
e al fallimento mentre agisci. L'equanimità mentale
riguardo il successo e il fallimento è la via.
49.
"Tutte le azioni fatte con desiderio sono di molto inferiori
a quelle fatte sotto la guida della saggezza; perciò
- o Dhananjaya - prendi rifugio nella saggezza che ti guida
sempre. Miserabili sono coloro che compiono le azioni solo
per i loro frutti.
50.
"Chi è unito alla saggezza cosmica va oltre gli
effetti di virtù e vizio, anche in questa stessa vita.
Dedicati dunque all'arte dell'unione divina. La via spirituale
è l'arte della giusta azione.
51.
"Coloro che hanno controllato le loro menti vengono assorbiti
nella saggezza infinita; e non hanno più interesse
ai frutti delle azioni. Liberati dal ciclo delle rinascite,
raggiungono lo stato al di là del male, che è
la causa del dolore.
52.
"Quando il tuo intelletto andrà oltre l'oscurità
dell'illusione, allora realizzerai lo stato d'indifferenza
riguardo le cose udite in passato e le cose da udire in futuro.
53.
"Quando il tuo intelletto, agitato dalla varietà
di opinioni differenti, rimarrà immoto, fermamente
ancorato nell'estasi della beatitudine dell'anima, allora
otterrai l'unione finale ".
Arjuna
disse:
54. "Quali sono, o Keshava, le caratteristiche dell'uomo
saldamente stabilito nella saggezza e immerso nel samadhi?
Come si comporta l'uomo di saggezza stabile quando parla,
siede o cammina?".
Il
Signore Beato disse:
55. "O Partha, quando un uomo abbandona completamente
tutti i desideri della mente, del tutto soddisfatto nel Sé
soltanto dal Sé, allora viene considerato stabilito
nella saggezza.
56.
"Colui la cui mente non è turbata dall'ansietà
durante il dolore né dall'attaccamento alla felicità;
che è libero - da affetti mondani, paure e collera
- è davvero un muni che ha una saggezza stabile.
57.
"Colui che in tutte le circostanze è senza attaccamento
- non felicemente eccitato quando riceve il bene, né
disturbato quando sperimenta il male - ha una saggezza saldamente
stabilita.
58.
"Quando lo yogi può ritirare completamente i sensi
dai loro oggetti di percezione, come la tartaruga ritira i
suoi arti, allora la sua saggezza è saldamente stabilita.
59.
"L'uomo che si astiene fisicamente dagli oggetti dei
sensi, vede che per un po' questi si ritraggono, lasciandosi
dietro solo il desiderio. Ma colui che contempla il Supremo
è liberato anche dal desiderio.
60.
"O Figlio di Kunti, gli avidi ed eccitabili sensi afferrano
violentemente anche la coscienza di un saggio che lotta per
la liberazione.
61.
"Chi unisce il suo spirito a Me, avendo soggiogato tutti
i sensi, rimane concentrato su di Me come il Supremamente
Desiderabile. La saggezza intuitiva diventa ferma e stabile,
in colui che ha i sensi sotto controllo.
62.
"Pensare agli oggetti dei sensi causa attaccamento ad
essi. Dall'attaccamento nasce il desiderio, e dal desiderio
scaturisce la collera.
63.
"Dalla collera nasce l'illusione; l'illusione genera
perdita di memoria del Sé. Dalla distruzione della
memoria deriva la rovina della facoltà discriminativa.
Dalla rovina della discriminazione segue l'annientamento della
vita spirituale.
64.
"L'uomo autocontrollato, muovendosi in mezzo agli oggetti
materiali con i sensi soggiogati, privo d'attrazione e repulsione,
perviene ad una imperturbabile calma interiore.
65.
"Nella beatitudine dell'anima scompare ogni dolore. L'intelletto
di chi è calmo diventa presto saldamente stabilito
nel Sé.
66.
"Chi è disunito perché non stabilito nel
Sé non ha saggezza né meditazione. Per chi non
medita non vi è tranquillità. E per chi è
senza pace com'è possibile la felicità?
67.
"Come una nave sulle acque viene portata fuori rotta
da una tempesta di vento, così la discriminazione umana
è allontanata dalla via che intende seguire quando
la mente soccombe alle tempeste dei sensi vagabondi.
68.
"Mahabaho! La saggezza è saldamente stabilita
in quell'uomo i cui sensi sono completamente controllati riguardo
gli oggetti.
69.
"Ciò che è notte del sonno per tutte le
creature è veglia luminosa per l'uomo d'autocontrollo.
Ciò che è veglia per tutti gli esseri è
notte un momento di sonno per il muni che percepisce il Sé.
70.
"Come l'oceano calmo e traboccante non viene cambiato
dalle acque che vi affluiscono - è pieno di pace chi
assorbe dentro tutti i desideri, non chi è avido di
desideri.
71.
"La persona che, avendo rinunciato a tutti i desideri,
vive senza brame e non s'identifica con l'ego mortale, e il
suo senso di "mio" realizza la pace.
72.
"Questo, o Partha, è lo stato di chi è
"stabilito in Brahman". Chi vi entra non cade più
nell'illusione. Anche se uno vi si stabilisce nel momento
stesso della transizione dal fisico all'astrale, ottiene lo
stato finale di comunione con lo Spirito".
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III° Capitolo
Karma Yoga ovvero la via dell'azione
Arjuna
disse:
1. "O Janardana, se Tu consideri la conoscenza superiore
all'azione, allora perché - o Keshava vuoi che m'impegni
in questa terribile azione?
2.
"Con queste parole apparentemente contraddittorie Tu
stai, per così dire, confondendo il mio intelletto.
Ti prego, fammi conoscere con certezza l'unica cosa mediante
la quale potrò raggiungere il bene supremo".
Il Signore Cosmico disse:
3.
"O Senza Peccato, all'inizio della creazione IO diedi
al mondo la duplice via della salvezza. Il sentiero dell'unione
divina attraverso la via della saggezza Jnana-yoga, per i
saggi i seguaci del Sankhya; il sentiero dell'unione divina
attraverso la meditazione attiva o via dell'azione per chi
opera.
4.
"Nessuno raggiunge lo stato dell'inazione evitando di
compiere azioni. Nessuno raggiunge la perfezione rinunciando
semplicemente all'azione.
5.
"In verità nessuno può rimanere neppure
un momento senza agire; perché invero tutti sono ineluttabilmente
costretti all'azione dalle qualità guna nate dalla
Natura Prakriti.
6.
"L'individuo che controlla con la forza gli organi dell'azione,
ma la cui mente ruota intorno ai pensieri degli oggetti dei
sensi, viene chiamato ipocrita, uno che inganna se stesso.
7.
"Mentre l'uomo che disciplina i sensi con la mente, senza
attaccamento, mantenendo saldamente i suoi organi d'azione
sul sentiero del karma yoga, questi - o Arjuna - ha grande
successo.
8.
"Compi le azioni che costituiscono il tuo sacro dovere,
perché l'azione è migliore dell'inattività.
Anche il semplice mantenimento del corpo sarebbe impossibile
senza attività.
9.
"Le persone del mondo sono legate karmicamente da attività
diverse da quelle fatte come sacrificio. O Figlio di Kunti,
agisci perciò senza attaccamento, nello spirito del
sacrificio yajna, offrendo le azioni come oblazioni.
10.
"All'inizio Prajapati il Creatore degli esseri umani,
creando l'umanità insieme allo yajna il fuoco della
saggezza cosmica, disse: "Con questo vi propagherete;
questo sarà la vacca dell'abbondanza che esaudirà
i vostri desideri".
11.
"Con questo yajna meditate sui deva angeli luminosi,
e possano i deva pensare a voi. Comunicando in tal modo gli
uni con gli altri, riceverete il Bene Supremo".
12.
"Gli angeli astrali con cui entrerete in comunione attraverso
il fuoco della meditazione yajna vi concederanno i doni della
vita desiderati". Chi gode dei doni gratuiti delle divinità
universali senza far loro le dovute offerte di devozione è
davvero un ladro.
13.
"I santi - quelli che mangiano ciò che rimane
del cibo dopo aver fatto le debite offerte al fuoco yajna
- sono liberati dal peccato. Ma i peccatori - quelli che prendono
il cibo solo per loro stessi - si nutrono di peccato.
14.
"Dal cibo nascono le creature; dalla pioggia è
generato il cibo. Dallo yajna il fuoco cosmico sacrificale
viene la pioggia; il fuoco cosmico yajna nasce dal karma l'azione
vibratoria divina.
15.
"Sappi che il karma l'attività vibratoria divina
trae la sua esistenza da Brahma la Coscienza Creativa di Dio;
e la Coscienza Creativa Brahma proviene dall'Imperituro la
Coscienza Cosmica al di là della creazione. Perciò
Brahma, la Coscienza Creativa onnipervadente, è presente
in maniera inestricabile nello yajna la luce o il fuoco cosmico
che è l'essenza di tutti gli atomi della creazione
vibratoria.
16.
"Colui che non segue la ruota così messa in movimento
e vive nell'iniquità, appagato nei sensi, costui -
Figlio di Pritha - vive invano!
17.
"Ma per colui che ama veramente l'anima, che è
soddisfatto pienamente dall'anima e trova appagamento solo
nell'anima, non esiste dovere.
18.
"Costui non ha scopi di guadagno nel mondo facendo un
azione né perde qualcosa non compiendo azioni. Egli
non dipende da alcuno per nessuna cosa.
19.
"Compi dunque sempre le buone azioni materiali karyam
e le azioni spirituali karman senza attaccamento. Facendo
tutte le azioni senza attaccamento, si ottiene il Supremo.
20.
"Invero Janaka e altri santi come lui raggiunsero la
perfezione solo seguendo il sentiero delle giuste azioni.
Inoltre devi impegnarti nell'azione allo scopo di guidare
i mortali.
21.
"Tutto ciò che fa un individuo superiore viene
imitato dalle persone di livello inferiore. Le sue azioni
sono d'esempio per la gente del mondo.
22.
"IO non ho alcun dovere obbligatorio da compiere - o
Figlio di Pritha. Non v'è nulla che IO non abbia acquisito
né vi è qualcosa che debba guadagnare nei tre
mondi! Eppure sono coscientemente impegnato a compiere tutte
le azioni.
23.
"O Partha, se IO non fossi continuamente impegnato a
compiere azioni, senza pausa, gli uomini non seguirebbero
in tutti i modi le Mie orme.
24.
"Se IO non agissi, tutti gli universi perirebbero. Diventerei
causa di ogni confusione. In tal modo diventerei lo strumento
della rovina degli uomini.
25.
"O Discendente di Bharata, come l'ignorante agisce con
attaccamento e speranza di ricompensa, così il saggio
deve agire senza attaccamento, e servire felice come guida
della gente del mondo.
26.
"In nessuna circostanza il saggio deve turbare le menti
delle persone ignoranti attaccate alle azioni. Agendo invece
con coscienza, l'essere illuminato deve ispirare nell'ignorante
il desiderio per le giuste azioni.
27.
"Gli attributi guna della Natura primordiale Prakriti
compiono tutte le azioni. L'uomo il cui Sé è
ingannato dall'egoismo pensa: "Sono io l'autore delle
mie azioni".
28.
"Chi conosce la verità sulle divisioni dei guna
e le loro azioni karma - realizzando che sono i guna come
attributi dei sensi che si attaccano ai guna come oggetti
dei sensi - si mantiene distaccato da essi.
29.
"Gli uomini di perfetta conoscenza non devono turbare
le menti delle persone che hanno una conoscenza imperfetta.
Ingannato dagli attributi della Natura primordiale, l'ignorante
si attacca alle attività generate dai guna.
30.
"Abbandona a Me tutte le azioni! Privo di egoismo ed
aspettative, con l'attenzione concentrata sull'anima e libero
da questa febbrile preoccupazione, combatti e vinci la battaglia
dell'attività!
31.
"Anche gli uomini che praticano costantemente i Miei
precetti, pieni di devozione e senza criticismo, sono liberati
da ogni karma.
32.
"Ma coloro che rifiutano il Mio insegnamento e non vivono
in conformità ad esso, totalmente illusi riguardo la
vera saggezza e privi di discriminazione, sappi che sono condannati
alla distruzione.
33.
"Anche il saggio agisce seguendo le tendenze della propria
natura. Tutte le creature viventi vanno secondo Natura; a
che serve la repressione superficiale?
34.
"L'attaccamento e l'avversione dei sensi per i loro rispettivi
oggetti sono stabiliti dalla Natura. Che nessuno cada sotto
l'influenza della dualità. Invero queste due qualità
psicologiche sono i propri nemici.
35.
"È meglio fare il proprio dovere dharma, anche
se in maniera imperfetta, che compiere bene il dovere di un
altro. È meglio morire adempiendo i propri doveri;
perché i doveri altrui sono pieni di paura e pericolo".
Arjuna disse:
36.
"O Varshneya, da che cosa è spinto un uomo, anche
contro la sua volontà, a fare il male - costretto,
sembrerebbe, con la forza?".
Il Signore Beato disse:
37.
"È il desiderio kama, è la collera, la
forza costrittiva che nasce dalla qualità attivante
della Natura rajo-guna - piena di desideri inappagabili e
di grande male. Sappi che questa è la peggiore nemica
sulla terra.
38.
"Come il fuoco è coperto dal fumo, come uno specchio
dalla polvere, come un embrione è avvolto dall'utero,
così la saggezza è ricoperta dal desiderio kama.
39.
"O Figlio di Kunti, il nemico costante dei saggi è
il fuoco inestinguibile del desiderio, che nasconde la saggezza.
40.
"I sensi, la mente e l'intelletto sono considerati la
roccaforte del desiderio. Tramite questi tre esso illude l'anima
incarnata, oscurando la sua saggezza.
41.
"Perciò, o Migliore dei Bharata, disciplina per
prima i sensi e poi uccidi il desiderio - il peccaminoso distruttore
della saggezza e della realizzazione.
42.
"I sensi, dicono, sono superiori al corpo fisico; la
mente è superiore alle facoltà dei sensi; l'intelligenza
è superiore alla mente; ma il Sé Atman è
superiore ad ogni intelligenza.
43.
"O Eroe dal Braccio Possente, conoscendo che il Sé
è superiore all'intelligenza e disciplinando il sé
dell'ego con il Sé anima, uccidi questo nemico, difficile
da vincere, che ha la forma del desiderio". Uno e Supremo,
è il Sé.
Ritorna
IV°
CAPITOLO
Jnana Yoga ovvero la via della saggezza
Il
Signore Supremo disse ad Arjuna:
1 - 2. "IO esposi questo sapere imperituro a Vivasvat
il dio sole; Vivasvat passò la conoscenza a Manu il
legislatore indù; Manu lo insegnò a Ikshvaku
il fondatore della dinastia solare. In questo modo è
stato trasmesso in regolare successione, finché lo
conobbero i rajarishi saggi reali. Ma durante il lungo scorrere
del tempo, o Arjuna, tale conoscenza è andata perduta
e dimenticata.
3.
"Quest'oggi ti ho parlato di quella stessa antica via,
perché tu sei Mio devoto e amico. E' il sacro mistero
che porta il sommo bene all'umanità".
Arjuna disse:
4.
"Vivasvat è nato prima, e la Tua nascita è
avvenuta dopo. Come posso dunque comprendere che Tu abbia
insegnato questo sapere all'inizio prima della Tua nascita?".
Il
Signore Beato disse:
5. "Molte nascite sono state sperimentate da Me e da
te, Arjuna. IO le conosco tutte, mentre tu non le ricordi.
6.
"Malgrado IO sia senza nascita e d'essenza immutabile,
tuttavia diventando il Signore della creazione, entrando nella
Mia Natura Cosmica Prakriti, Mi rivesto degli abiti cosmici
della Mia maya potere illusorio.
7.
"o Bharata, ogni volta che la virtù dharma declina
ed il vizio adharma predomina, IO M'incarno come Avatar.
8.
"Di era in era IO appaio in forma visibile per proteggere
i virtuosi, distruggere chi fa il male e ristabilire la giustizia.
9.
"Colui che intuisce nella loro vera luce le Mie manifestazioni
divine e azioni vibratorie, dopo aver lasciato il corpo non
rinasce; egli viene a Me, o Arjuna:
10.
"Santificati dall'ascetismo della saggezza, liberati
da attaccamento, paura e collera - con le menti assorte e
ancorate in Me - molti hanno realizzato il Mio Essere.
11.
"O Figlio di Pritha, nello stesso modo in cui gli uomini
Mi sono devoti, così Mi manifesto loro. Perciò
in tutti i modi di cercarMi gli uomini seguono il sentiero
che porta a Me.
12.
"Desiderando il successo delle loro azioni sulla terra,
gli uomini adorano gli dèi diversi ideali perché
i frutti derivati dalle azioni si ottengono rapidamente nel
mondo umano.
13.
"IO ho creato le quattro caste, secondo le diversità
di attributi guna e azioni karma. Sebbene ne sia l'Autore,
sappi però che IO non agisco e sono al di là
di ogni mutamento.
14.
"Le azioni non causano attaccamento in Me, né
IO ho desiderio per i loro frutti. Chi si identifica con Me,
chi conosce la Mia natura, è anche libero dalle catene
karmiche delle azioni.
15.
"Sapendo questo, i saggi che hanno cercato la liberazione
sin dai tempi antichi hanno compiuto le azioni dovute. Perciò
agisci anche tu responsabilmente, come fecero gli antichi
dei tempi passati.
16.
"Anche i saggi sono confusi riguardo l'azione e l'inazione.
Perciò ti spiegherò che cosa costituisce la
vera azione, conoscendo la quale sarai liberato dal male.
17.
"La natura del karma azione è molto difficile
da comprendere. Per capire davvero la natura della giusta
azione, bisogna comprendere anche la natura dell'azione proibita
sbagliata e quella dell'inazione.
18.
"Chi vede l'inazione nell'azione e l'azione nell'inazione
è dotato di discriminazione ed è un grande saggio.
Egli ha realizzato lo scopo di tutte le azioni ed è
libero.
19.
"I sapienti chiamano saggio l'uomo che agisce senza piani
egoistici e senza desideri per i risultati, e le cui azioni
sono purificate bruciate dal fuoco della saggezza.
20.
"Abbandonando l'attaccamento ai frutti dell'azione, sempre
contento, non dipendendo da nulla, pur impegnandosi nelle
azioni il saggio non compie alcuna azione che lo lega.
21.
"Facendo semplici azioni fisiche, non ne subisce le cattive
conseguenze il saggio che ha rinunciato a ogni senso di possesso,
che è libero dalle speranze umane illusorie e la cui
mente e cuore citta è controllata dall'anima.
22.
"Contento di ricevere quel che gli viene senza sforzo,
stabilito al di sopra delle coppie di opposti, privo di gelosia,
invidia e inimicizia, considerando in ugual misura il guadagno
e la perdita, pur agendo egli non è legato dal karma.
23.
"Tutto il karma il risultato delle azioni si dissolve
completamente per l'essere liberato che, privo d'attaccamento,
con la mente centrata nella saggezza, agisce solo per compiere
la vera cerimonia spirituale del fuoco yajna.
24.
"Il processo di offrire e la stessa oblazione ghi sono
Brahman Spirito Supremo. Il fuoco e colui che fa l'oblazione
in esso sono altre forme dello Spirito. Chi realizza questo,
rimanendo assorto in Brahman durante tutte le attività,
raggiunge soltanto Brahman.
25.
"Invero alcuni offrono sacrifici ai deva divinità;
mentre altri offrono il sé, come un sacrificio fatto
dal Sé, nel fuoco dello Spirito soltanto.
26.
"Alcuni devoti offrono, come oblazioni nel fuoco del
controllo interiore, i poteri dell'udito e degli altri sensi.
Altri ancora offrono come sacrificio, nel fuoco dei sensi,
il suono e gli altri oggetti dei sensi.
27.
"Alcuni offrono tutte le attività dei sensi e
le funzioni della loro forza vitale come oblazioni nel fuoco
spirituale del controllo interiore nel Sé, acceso dalla
conoscenza e saggezza.
28.
"Altri devoti offrono come oblazioni ricchezza, autodisciplina
e i metodi della meditazione; mentre altri, pieni d'autocontrollo
e prendendo rigidi voti monaci, offrono in sacrificio lo studio
di sé e l'acquisizione della conoscenza delle sacre
scritture.
29.
"Altri devoti offrono il respiro inalante del prana nel
respiro esalante dell'apana, e il respiro esalante dell'apana
nel respiro inalante del prana, arrestando così la
causa di inalazione ed esalazione rendendo non necessario
il respiro attraverso la pratica costante del pranayama.
30.
"Altri devoti, seguendo una dieta appropriata, offrono
tutti i diversi tipi di prana - e le loro funzioni - come
oblazioni nel fuoco dell'unico prana. Tutti questi devoti
conoscono la vera cerimonia del fuoco della saggezza che estingue
i loro peccati karmici.
31.
"Mangiando il nettare che rimane da una qualunque di
queste cerimonie del fuoco spirituale, essi raggiungono lo
Spirito Supremo Brahman. Ma la realizzazione dello Spirito
non è per gli uomini che non compiono i veri riti spirituali.
Senza vero sacrificio, o Fiore dei Kuru, da dove può
venire un mondo migliore un'esistenza migliore o un più
elevato stato di coscienza?
32.
"Diverse cerimonie spirituali yajna fatti con la saggezza
o con oggetti materiali si trovano nel tempio delle scritture
Veda (letteralmente "bocca di Brahman"). Sapendo
che nascono tutte dall'azione, e realizzandolo e praticando
queste azioni, troverai la salvezza.
33.
"O Parantapa! La cerimonia del fuoco spirituale il sacrificio
della saggezza è superiore a qualunque rituale fatto
con oggetti materiali. O Partha, ogni azione nella sua globalità
l'atto, la causa, l'effetto karmico raggiunge la sua consumazione
nella saggezza.
34.
"Comprendi questo! Abbandonandoti al guru, ponendo domande
richieste al guru e alla tua percezione interiore e servendo
il guru, i saggi che hanno realizzato la Verità ti
impartiranno la saggezza.
35.
"Ricevendo questa conoscenza da un guru, o Pandava, non
cadrai più nell'illusione come ora! Con quella saggezza
vedrai l'intera creazione nel tuo Sé e poi in Me.
36.
"Anche se fossi il più grande dei peccatori, tuttavia
con la sola zattera della saggezza attraverserai senza pericolo
il mare del peccato.
37.
"Come il fuoco ardente riduce la legna in cenere, allo
stesso modo - o Arjuna - il fuoco della saggezza riduce tutto
il karma in cenere.
38.
"Invero non c'è nulla in questo mondo più
santificante della saggezza. A suo tempo il devoto che avrà
successo nello yoga realizzerà spontaneamente questa
verità dentro il suo Sé.
39.
"L'uomo di devozione che è assorto nell'Infinito,
che ha controllato i sensi, ottiene la saggezza. La realizzazione
della saggezza dona immediatamente la pace suprema.
40.
"L'ignorante, l'uomo senza devozione e quello pieno di
dubbi, alla fine periscono. L'individuo instabile non ha né
questo mondo la felicità terrena, né il prossimo
la felicità astrale, né la felicità suprema
Dio Assoluto.
41.
"O Dhananjaya, chi ha rinunciato all'azione mediante
la meditazione ed ha dissipato i suoi dubbi con la saggezza,
si stabilisce nel Sé; le azioni non lo legano.
42.
"Perciò sorgi, o Bharata! Prendi rifugio nella
via spirituale, recidendo con la spada della saggezza il dubbio
- nato dall'ignoranza - che esiste nel tuo cuore circa il
Sé".
Ritorna
V°
CAPITOLO
La Rinuncia all'azione
Arjuna
disse:
1. "O Krishna, Tu parli di rinuncia alle azioni e nello
stesso tempo ne raccomandi la pratica. Delle due, qual è
la via migliore? Ti prego di dirmelo con chiarezza".
Il
Signore Beato rispose:
2. "La libertà si ottiene sia con la rinuncia
che con l'adempimento delle azioni. Delle due, la via della
retta azione è migliore della via della rinuncia all'azione.
3.
"O Eroe dal Braccio Possente, si deve considerare un
costante asceta, facilmente liberato da ogni schiavitù,
chi non ha simpatie né antipatie perché libero
dalle coppie di opposti.
4.
"I bambini, non i saggi, parlano di differenze tra la
via della saggezza e la via dell'azione spirituale. Chi è
veramente stabilito in una delle due, riceve i frutti di entrambe.
5.
"Lo stato ottenuto dalla saggezza viene ottenuto anche
attraverso la retta azione. Percepisce la verità chi
vede la conoscenza Sankhya e la pratica delle azioni spirituali
come una cosa sola.
6.
"O Eroe dal Braccio Possente, è difficile conseguire
la rinuncia all'azione senza compiere le azioni che uniscono
a Dio. Con la pratica della meditazione, il devoto che ha
la mente assorta in Dio giunge rapidamente all'Infinito.
7.
"Nessuna macchia coinvolgimento karmico tocca l'uomo
d'azione santificato che è impegnato nella comunione
divina, che ha conquistato la sua coscienza egoistica realizzando
la percezione dell'anima, che è vittorioso sui sensi
e percepisce il suo sé come il Sé esistente
in tutti gli esseri.
8
- 9. "Chi conosce la verità, unito a Dio, pensa
automaticamente: "Io non faccio assolutamente nulla"
- anche quando vede, ascolta, tocca, odora, mangia, cammina,
dorme, respira, parla, prende, lascia, apre e chiude gli occhi
- realizzando che sono i sensi che operano tra gli oggetti
dei sensi.
10.
"Come la foglia del loto non viene contaminata dall'acqua
fangosa, così l'uomo elevato che rinunciando all'attaccamento
compie tutte le azioni offrendole all'Infinito, rimane libero,
non intrappolato nei sensi.
11.
"I saggi compiono spassionatamente tutte le azioni con
il corpo, la mente, l'intelletto o semplicemente con gli organi
dei sensi, rinunciando all'attaccamento, per la purificazione
dell'ego.
12.
"Abbandonando l'attaccamento ai frutti delle azioni,
chi è unito a Dio ottiene la pace incrollabile perché
radicata nell'autodisciplina e nella consapevolezza. L'uomo
non unito a Dio è governato dai desideri; e per questo
attaccamento rimane in schiavitù.
13.
"Avendo rinunciato mentalmente a tutte le azioni, l'anima
incarnata che ha controllato i sensi dimora felicemente nella
città corporea dalle nove porte - senza agire lei stessa
né causare l'agire di altri i sensi.
14.
"Il Signore Dio non crea negli uomini la coscienza di
essere gli autori delle azioni, non impone le azioni su di
loro né li irretisce con i frutti delle azioni. La
Natura Cosmica Illusoria è all'origine di tutti questi
mali.
15.
"L'Onnipresente non prende in considerazione le virtù
o i peccati di alcuno. La saggezza è eclissata dall'illusione
cosmica: per questo l'umanità è smarrita.
16.
"Ma in quelli che hanno bandito l'ignoranza per mezzo
della conoscenza, la loro saggezza, come il sole splendente,
rende manifesto il Supremo Brahman.
17.
"Coi pensieri immersi in Quello lo Spirito Supremo, con
le anime unite a Quello, con la loro fedeltà e devozione
consacrata a Quello, coi loro esseri purificati dalla velenosa
illusione mediante l'antidoto della saggezza - questi uomini
raggiungono lo stato dal quale non vi è ritorno.
18.
"I saggi autorealizzati guardano con occhio equanime
un colto e umile brahmino, una mucca, un elefante, un cane
e un fuoricasta.
19.
"Le relatività dell'esistenza nascita e morte,
piacere e dolore sono vinte, anche in questo mondo, da coloro
che hanno la mente stabilita nell'equanimità. Perché
invero essi dimorano in Brahman, lo Spirito immacolato e perfettamente
equilibrato.
20.
"Dimorando in Brahman, con ferma discriminazione, libero
dall'illusione, chi conosce lo Spirito non gioisce nelle esperienze
piacevoli né si fa abbattere dalle esperienze spiacevoli.
21.
"Non attirato dal mondo dei sensi, l'uomo saggio realizza
la gioia sempre nuova che vi è nel Sé. Impegnato
nell'unione divina dell'anima con lo Spirito, egli ottiene
l'eterna beatitudine.
22.
"O Figlio di Kunti, poiché i piaceri dei sensi
nascono dai contatti esteriori e hanno un inizio e una fine
sono effimeri, generano soltanto dolore. Nessun saggio cerca
la felicità in essi.
23.
"È veramente un saggio chi, su questa terra e
fino al momento della morte, è in grado di dominare
ogni impulso di desiderio e collera. Egli è un uomo
felice!
24.
"Soltanto chi possiede la Beatitudine interiore, che
dimora sul Fondamento interiore, che è, uno con la
Luce interiore, diventa una sola cosa con lo Spirito dopo
essersi affrancato dal karma relativo ai corpi fisico, astrale
e causale. Egli ottiene la liberazione assoluta nello Spirito
anche mentre vive nel corpo.
25.
"Con i peccati cancellati, i dubbi rimossi e i sensi
soggiogati, contribuendo al benessere dell'umanità,
i rishi saggi ottengono la libertà assoluta nello Spirito.
26.
"I rinuncianti che si sono liberati dal desiderio e dalla
collera, che hanno controllato la loro mente e hanno realizzato
il Sé, sono completamente liberi sia in questo mondo
che nell'aldilà.
27
- 28. "Un muni - che pone la liberazione come mèta
suprema della vita e dunque si libera da desideri, paure e
collera - controlla i suoi sensi, la mente e l'intelletto,
e rimuove i loro contatti esterni equilibrando le correnti
di prana e apana nelle narici. Egli fissa il suo sguardo nel
mezzo delle due sopracciglia convertendo la corrente duale
della vista fisica nella corrente singola dell'onnisciente
occhio spirituale. Tale muni ottiene la libertà assoluta.
29..
"Trova pace chi Mi conosce come Colui che gode dei sacri
riti yajna e delle austerità offerte dai devoti, come
il Signore Infinito della creazione e l'Amico di tutte le
creature".
Ritorna
VI°
CAPITOLO
La
padronanza di sé
Il
Signore Beato disse:
1. "Vero rinunciante e vero spirituale è chi compie
le azioni spirituali karma e quelle che costituiscono il suo
sacro dovere karyam senza desiderarne i frutti - non colui
che non compie la cerimonia del fuoco il sacrificio né
chi abbandona l'azione.
2.
"Comprendi, o Pandava, che ciò che nelle sacre
scritture viene chiamata rinuncia non è altro che la
retta via o azione; perché chi non ha rinunciato alla
motivazione egoistica sankalpa non può essere un uomo
spirituale vero.
3.
"Per il muni che desidera ascendere, l'azione meditativa,
la pratica che porta all'unione divina è detta la "sua
via". Quando ha raggiunto la perfezione, l'inazione è
detta la "sua via".
4.
"Chi ha vinto l'attaccamento agli oggetti dei sensi e
alle azioni, chi è libero dalle fantasticherie istigate
dall'ego - di costui si dice che ha realizzato la salda unione
dell'anima con lo Spirito.
5.
"Un uomo deve innalzare il sé ego con il Sé;
e non degradare il proprio sé. Invero il Sé
è suo amico, e il sé è su nemico.
6.
"Per colui il cui sé ego è stato conquistato
dal Sé l'anima, il Sé è l'amico del sé.
Ma verso il sé che non è sotto controllo, il
Sé si comporta in maniera ostile, come un nemico.
7.
"Il saggio tranquillo e vittorioso sul sé ego
è sempre pienamente stabilito nel Supremo Sé,
sia che incontri caldo o freddo, piacere o dolore, lode o
biasimo.
8.
"Chi é beatamente assorto nella verità
e nella realizzazione del Sé è indissolubilmente
unito allo Spirito. Imperturbabile, conquistatore dei suoi
sensi, egli guarda con occhio equanime una zolla di terra,
una pietra e l'oro.
9.
"È un eccelso chi guarda con mente equanime tutti
gli uomini: benefattori, amici, nemici, stranieri, mediatori,
esseri odiosi, parenti, peccatori e santi.
10.
"Libero dalle speranze dei desideri e dalle brame di
possesso, con il cuore e la mente controllati dall'anima per
mezzo della concentrazione, ritirandosi nella propria interiorità
deve cercare costantemente di unirsi all'anima.
11.
"Il seggio del meditatore dev'essere fermo non vacillante,
posto in un luogo pulito, né troppo alto né
troppo basso, e ricoperto prima d'erba kusha, poi da una pelle
di tigre o di daino e infine da una stoffa. (i mondi minerale,vegetale
ed animale)
12.
"Seduto su questo seggio, concentrando la mente su un
punto, e controllando le attività della facoltà
immaginativa citta, il potere di creare immagini mentali e
i sensi, che egli pratichi la purificazione del sé.
13.
"Tenendo la schiena, il collo e la testa fermamente dritti
e immobili, lo yogi concentri i suoi occhi sul punto d'origine
del naso tra le due sopracciglia; che egli non guardi intorno
in varie direzioni.
14.
"Sereno e impavido, fermo nel voto di brahmacharya castità
e autodisciplina, con la mente controllata e i pensieri rivolti
a Me, deve sedere meditando su di Me come Mèta Suprema.
15.
"Colui che è padrone di sé, la cui mente
è totalmente sotto controllo, dedicandosi alla continua
unione meditativa con lo Spirito, ottiene la pace del Mio
essere: la liberazione nirvana finale.
16.
"O Arjuna, la persona golosa e quella che mangia troppo
poco, la persona che abitualmente dorme troppo e quella che
dorme troppo poco nessuna di queste ottiene successo nella
via spirituale.
17.
"Colui che mangia, riposa, lavora, dorme e rimane sveglio
con la giusta moderazione, scoprirà che la meditazione
spirituale è il distruttore della sofferenza.
18.
"Quando il citta sentimento è completamente sotto
controllo e dimora serenamente nel Sé - libero dall'attaccamento
ai desideri - egli è unito a Dio.
19.
"Quando egli ha conquistato il suo citta simpatie e antipatie
emozionali con la pratica della meditazione sul Sé,
si può usare la similitudine di una fiammella di luce
non tremolante posta in un luogo senza vento.
20.
"Lo stato di completa tranquillità del citta la
mente emotiva, ottenuto con la meditazione , in cui il sé
ego si percepisce come Sé anima ed è appagato
stabilito nel Sé;
21.
"Lo stato in cui l'incommensurabile beatitudine che trascende
i sensi viene percepita dall'intelligenza intuitiva risvegliata,
e in cui egli si stabilisce per non esserne più rimosso;
22.
"Quello stato che, una volta realizzato, il saggio considera
come il tesoro più prezioso di tutti; e stabilito nel
quale, egli è immune anche al più forte dolore;
23.
"Quello stato libero da dolore è chiamata vera
spiritualità. Perciò tale pratica meditativa
dev'essere intrapresa con determinazione e con cuore impavido.
24.
"Abbandonando senza riserva tutti i desideri nati dai
sankalpa pensieri ed immaginazione e controllando totalmente
- solo con la mente - gli organi e i poteri dei sensi, e il
loro contatto con gli oggetti materiali onnipresenti;
25.
"Con la discriminazione intuitiva piena di pazienza,
con la mente assorta nell'anima, liberando la mente da tutti
i pensieri, egli otterrà gradualmente la tranquillità.
26.
"Ogni volta che per qualsiasi ragione la mente instabile
e agitata esce fuori strada, la ritiri dalle distrazioni e
la riporti sotto l'esclusivo controllo del Sé.
27.
"Colui che ha calmato del tutto la mente - che ha controllato
le passioni liberandole da ogni impurità ed è
diventato uno con lo Spirito - invero ha realizzato la beatitudine
suprema.
28.
"Liberato da tutte le impurità, impegnando senza
tregua la mente nella pratica spirituale, ottiene facilmente
la beatitudine dell'essere assorbito nello Spirito.
29.
"Con l'anima unita allo Spirito, con visione equanime
verso tutti gli esseri, egli vede il suo Sé unito allo
Spirito in tutte le creature e tutte le creature nello Spirito.
30.
"Chi Mi percepisce ovunque e vede tutte le cose in Me
non Mi perde mai di vista, né IO perdo mai di vista
lui.
31.
"Rimane per sempre in Me, ancorato nell'unità
divina qualunque sia il suo modo di vita, Mi realizza presente
in tutti gli esseri.
32.
"O Arjuna, l'asceta migliore è colui che, sia
nel dolore che nel piacere, sente per gli altri esattamente
ciò che sente per se stesso".
Arjuna
disse:
33. "O Madhusudana, a causa della mia agitazione non
vedo l'effetto permanente e durevole dell'equanimità
che mi hai insegnato.
34.
"Invero la mente è agitata, turbolenta, possente
e ostinata! O Krishna, io considero la mente difficile da
controllare come il vento!".
Il
signore Beato disse:
35. "Eroe dal Braccio Possente! Senza dubbio la mente
è agitata e difficile da controllare; ma con la pratica
della meditazione e il non-attaccamento può essere
controllata.
36.
"Questo è il Mio verbo e credo: la vera spiritualità
è difficile da realizzare per l'uomo che non sa controllarsi;
ma chi è controllato e fa lo sforzo con i metodi giusti,
riuscirà a realizzarlo".
Arjunà
disse:
37. "Che cosa accade, o Krishna, a chi non riesce, a
chi ha cercato devotamente di meditare, ma non è riuscito
a controllarsi perché la sua mente si è smarrita
durante la pratica?
38.
"Forse egli perisce come una nuvola lacerata se non trova
la via a Brahman - non trovando rifugio in Lui e rimanendo
immerso nell'illusione, uscito fuori strada da entrambe le
vie quella dell'unione Divina e delle giuste attività?
39.
"Rimuovi per sempre tutti i miei dubbi, Krishna, perché
nessuno tranne Te può dissipare le mie incertezze".
Il
Signore Beato disse:
40. "Arjuna, figlio Mio, per chi fa buone azioni non
vi e mai distruzione. Sia in questo mondo che nell'aldilà,
egli non cade in una brutta condizione!
41.
"Avendo guadagnato l'ingresso al mondo dei giusti, uno
yogi decaduto vi rimane per innumerevoli anni; quindi rinasce
sulla terra in una casa pura e prospera.
42.
"Oppure può reincarnarsi in una famiglia di illuminati;
ma una tale nascita è veramente difficile da ottenere
in questo mondo!
43.
"Là riacquista la discriminazione ottenuta nell'esistenza
precedente e si sforza ancora più strenuamente per
il successo spirituale.
44.
"Il potere della precedente pratica è sufficiente
a spingerlo avanti sul sentiero. Un sincero studente della
stessa teoria è più avanzato di chi segue i
riti esterni delle sacre scritture.
45.
"Seguendo con diligenza la sua via, guadagnando la perfezione
con gli sforzi di molte nascite, egli viene purificato dal
peccato e infine entra nella Beatitudine Suprema.
46.
"Il saggio è considerato più grande degli
asceti che disciplinano il corpo; più grande anche
di coloro che seguono il sentiero della saggezza jnana yoga
e il sentiero dell'azione karma yoga. Perciò sii saggio,
o Arjuna!
47.
"E di tutti gli asceti, colui che con devozione è
assorto in Me, con l'anima immersa in Me, questi considero
il più equilibrato".
Ritorna
VII°
CAPITOLO
Conoscenza
e Realizzazione
Il
Signore Beato disse:
1. "Ascolta, Partha, come assorbendo la tua mente in
Me, prendendo rifugio in Me e seguendo il sentiero della meditazione
spirituale - tu Mi realizzerai al di là di ogni dubbio,
completamente conoscendoMi con tutti i Miei poteri e attributi.
2.
"Ti parlerò senza omissioni sia della conoscenza
teorica che della saggezza che si può avere solo con
la realizzazione intuitiva e, conoscendo la quale, nulla in
questo mondo ti rimarrà da conoscere.
3.
"Tra migliaia di uomini, forse uno si sforza d'ottenere
la maturazione spirituale; e tra i benedetti ricercatori che
si sforzano assiduamente di raggiungerMi, forse uno Mi percepisce
come sono.
4.
"La Mia prakriti natura manifesta ha un'ottuplice divisione:
terra, acqua, fuoco, aria, etere, mente sensoriale manas,
intelligenza buddhi ed egoismo ahamkara.
5.
"Questa è la Mia natura inferiore apara prakriti.
Comprendi però - o Eroe dal Braccio Possente - che
la Mia natura superiore para Prakriti è il jiva, il
principio dell'autocoscienza e della vita che sostiene il
cosmo.
6.
"Sappi che le Mie due nature, la pura e l'impura prakriti,
costituiscono la matrice di tutti gli esseri. IO sono l'origine
e la dissoluzione dell'intero universo.
7.
"O Dhananjaya, non v'è nulla superiore a Me o
al di là di Me. Tutte le cose creature e oggetti sono
legate a Me come le perle di una collana al loro filo.
8.
"O Figlio di Kunti, IO sono la fluidità nelle
acque; sono la luce nel sole e nella luna; sono l'Aum pranava
nei Veda; il suono nell'etere e la virilità negli uomini.
9.
"IO sono la dolce fragranza che emana dalla terra; sono
la luminosità nel fuoco. Sono la vita in tutte le creature
e l'autodisciplina negli asceti.
10.
"Sappi, o Partha, che IO sono l'eterno seme di tutte
le creature! IO sono l'intelletto dell'intelligente e lo splendore
degli esseri vitali.
11.
"Tra i possenti, o Migliore dei Bharata, sono il potere
libero dal desiderio e dall'attaccamento. Negli uomini, sono
il desiderio che è in armonia con il dharma giustizia.
12.
"Sappi che tutte le manifestazioni di sattva bene, rajas
attività e tamas male emanano da Me. Ma nonostante
siano in Me, IO non sono in esse.
13.
"Ingannate dai tre guna della Natura, le persone del
mondo non percepiscono Me, che sono immutabile e al di là
di tutte le qualità.
14.
"È davvero difficile andare oltre l'influenza
della Mia divina illusione cosmica, permeata dai tre guna.
Solo quelli che prendono rifugio in Me l'Ipnotizzatore Cosmico
diventano liberi dal potere dell'illusione.
15.
"I più bassi tra gli uomini, i malfattori, gli
sciocchi illusi, la cui discriminazione è stata rapita
da maya illusione, seguono il sentiero degli esseri demoniaci,
non riuscendo a prendere rifugio in Me.
16.
"O Arjuna, quattro tipi di uomini virtuosi Mi adorano,
cioè: gli afflitti, coloro che cercano la saggezza,
coloro che bramano la prosperità qui e nell'aldilà,
e i saggi.
17.
"Primo tra questi è il saggio, sempre fermo e
costante nella sua devozione. Infatti IO sono estremamente
caro al saggio, ed egli è estremamente caro a Me.
18.
"Tutti questi quattro tipi di uomini sono nobili, ma
considero il saggio come il Mio Stesso Sé. Perché
con mente ferma egli è stabilito solo in Me come sua
mèta suprema.
19.
"Dopo molte incarnazioni, un saggio Mi raggiunge, realizzando
che "tutto è Vasudeva" il Signore onnipervadente!
È difficile trovare una grande anima così illuminata
ed illuminante.
20.
"Guidati dalle proprie inclinazioni, con la discriminazione
rubata da questo o quel desiderio, seguendo questo o quel
rito, gli uomini cercano le divinità minori.
21.
"Qualunque sia la forma Dio-incarnato, un santo o una
divinità che un devoto si sforza d'adorare con fede,
sono IO che rendo ferma la sua devozione.
22.
"Assorto in quella devozione, impegnato ad adorare quella
forma, il devoto ottiene i frutti dei suoi desideri. Ma in
verità quelle realizzazioni sono concesse soltanto
da Me.
23.
"Gli uomini di poca conoscenza che adorano divinità
inferiori ricevono risultati limitati. I devoti degli dèi
vanno agli dèi; i Miei devoti vengono a Me.
24.
"Non comprendendo il Mio stato supremo, la Mia natura
immutabile e indescrivibile, gli uomini privi di saggezza
pensano che IO, il Non Manifesto, assuma una manifestazione
come un mortale che prende una forma.
25.
"Apparentemente eclissato dalla Mia maya l'illusione
nata dalle tre qualità presenti in Natura, non sono
visto dagli uomini. Il mondo illuso e confuso non conosce
Me, che sono Senza Nascita e Imperituro.
26.
"O Arjuna, IO conosco tutte le creature del passato,
del presente e del futuro; ma nessuno conosce Me.
27.
"O Discendente di Bharata, al momento della nascita tutte
le creature sono immerse nell'ignoranza illusoria moha dall'ingannevole
apparenza delle coppie di opposti, che scaturiscono da desiderio
e avversione.
28.
"Ma gli uomini virtuosi, con i peccati rimossi, e non
più soggetti alle illusioni delle coppie di opposti,
Mi adorano con ferma determinazione.
29.
"Coloro che cercano la liberazione dalla vecchiaia e
dalla morte prendendo rifugio in Me conoscono Brahman l'Assoluto,
tutta la realtà dell'Adhyatma l'anima e tutti i segreti
del karma.
30.
"Coloro che Mi percepiscono nell'adhibhuta il fisico,
nell'adhidaiva l'astrale e nell'adhiyajna lo spirituale con
il cuore unito all'anima, continueranno a percepirMi anche
al momento della morte".
Ritorna
VIII°
CAPITOLO
L'Assoluto
Imperituro
Arjuna
disse:
1."O Purushottama! Ti prego di dirmi che cos'è
Brahman lo Spirito. Cos'è l'adhyatma la coscienza creativa
kutastha che sta alla base di tutte le manifestazioni e che
esiste come le anime di tutti gli esseri dell'universo?
E cos'è il karma le azioni cosmiche e meditative che
nascono da Aum? Cos'è l'adhibhuta la coscienza immanente
nelle creature e nell'universo fisico? E cos'è l'adhidaiva
la coscienza manifestata nei corpi astrali e nell'universo
astrale?
2.
"O Madhusudana! Che cos'è l'adhiyajna lo Spirito
Supremo che crea e conosce, e in che modo l'adhiyajna è
presente come anima nel corpo? E come, al momento della morte,
Tu devi essere conosciuto dall'auto-disciplinato?".
Il Signore Beato rispose:
3.
"Lo Spirito Supremo e Imperituro è Brahman. La
Sua manifestazione indifferenziata come Kutastha Chaitanya
e come anima individuale è chiamata adhyatma. L'Aum
Vibrazione Cosmica o Visarga che causa la nascita, la crescita
e la dissoluzione di tutti gli esseri e delle loro varie nature,
è chiamato karma azione cosmica.
4.
"O Migliore degli Incarnati! L'adhibhuta è la
base dell'esistenza fisica; l'adhidaiva è la base dell'esistenza
astrale; ed IO, lo Spirito dentro il corpo e il cosmo, sono
l'Adhiyajna la Causa Prima, il Grande Sacrificatore, il Creatore
e Conoscitore di tutto.
5.
"Entra infine nel Mio Essere chi, al momento del trapasso,
quando abbandona il corpo, pensa soltanto a Me. Questo è
vero al di là di ogni dubbio.
6.
"Figlio di Kunti! Il pensiero con il quale un morente
lascia il corpo determina - per la sua lunga persistenza in
esso - il suo prossimo stato d'esistenza.
7.
"Perciò ricordaMi sempre e impegnati nella battaglia
dell'attività! Abbandona a Me la tua mente e il tuo
intelletto! Così verrai senza dubbio a Me.
8.
"O Partha! Raggiunge il Supremo Signore Risplendente
la persona la cui mente, resa stabile dalla pratica spirituale,
è fermamente concentrata sul pensiero di Lui.
9
- 10 "Al momento della morte egli raggiunge il Supremo
Signore Risplendente se, grazie al potere della meditazione,
fa passare con amore la sua forza vitale fra le sopracciglia
la sede dell'occhio spirituale e fissa con fermezza la sua
mente sull'Essere che splende come il sole, oltre le illusioni
delle tenebre - l'Uno la cui forma è inimmaginabile,
più sottile dell'atomo più sottile, il Sostegno
di tutto, il Grande Sovrano, eterno ed onnisciente.
11.
"Ti dirò in breve qual è il metodo per
ottenere Quello che i veggenti vedici chiamano l'Imperituro,
Quello che è realizzato dai rinuncianti liberi da attaccamenti,
Quello desiderando il quale essi conducono una vita di autodisciplina.
12
- 13. "Chi chiude le nove aperture del corpo, chi raccoglie
la mente nel centro del cuore, chi concentra tutta la forza
vitale nel cervello - chi è in tal modo impegnato nella
pratica costante della meditazione, stabilendosi in Aum, il
Verbo Santo di Brahman, e ricordando Me lo Spirito al momento
della sua uscita finale dal corpo, raggiunge la Mèta
Suprema.
14.
"O Partha! Mi raggiunge facilmente colui che con aspirazione
sincera Mi ricorda costantemente tutti i giorni, con la mente
focalizzata soltanto su di Me.
15.
"Dopo avere realizzato Me Spirito, i Miei nobili devoti
raggiungono la perfezione suprema; essi non sono più
soggetti ad ulteriori rinascite in questa dimora di dolore
e transitorietà.
16.
"Coloro non ancora liberi dal mondo tornano di nuovo
nel mondo perfino dall'alta sfera di Brahma Creatore dall'unione
con Dio in samadhi. Ma entrando in Me, o Arjuna, non vi è
più rinascita.
17.
"Sono veri conoscitori del 'giorno' e della 'notte' coloro
che comprendono il Giorno di Brahma, che dura mille cicli
yuga, e la Notte di Brahma, che dura pure mille cicli.
18.
"All'alba del Giorno di Brahma tutta la creazione, rinata,
emerge dallo stato di non manifestazione; al calare della
Notte di Brahma tutta la creazione sprofonda nel sonno della
non manifestazione.
19.
"O Partha, la stessa moltitudine di uomini rinasce di
continuo senza poter far nulla. La loro serie di incarnazioni
cessa all'arrivo della Notte, e poi riappare al sorgere del
Giorno.
20.
"Ma trascendente questo stato di non manifestazione dell'essere
fenomenico esiste il vero Non Manifesto, l'Immutabile, l'Assoluto,
che non è toccato dai cicli della dissoluzione cosmica.
21.
"Questo Assoluto Non Manifesto e Imperituro è
stato chiamato la Mèta Suprema. Quelli che realizzano
il Mio stato supremo non sono più soggetti alla rinascita.
22.
"O Partha, l'Essere Supremo Non Manifesto è raggiungibile
con una devozione sincera e totale. Lui solo, l'Onnipresente,
è la Dimora di tutte le creature.
23.
"Adesso, o Bharata, ti parlerò del sentiero attraversando
il quale, al momento della morte, i veri saggi ottengono la
libertà; e anche del sentiero in cui vi è rinascita.
24.
"Il fuoco, la luce, il giorno, la quindicina ascendente
del mese lunare, i sei mesi in cui il corso del sole è
al nord - seguendo questo sentiero al momento della morte,
i conoscitori di Dio Brahman vanno a Dio.
25.
"Il fumo, la notte, la quindicina discendente del mese
lunare, i sei mesi in cui il corso del sole è al sud
- chi segue questo sentiero ottiene solo la luce lunare e
poi torna sulla terra.
26.
"Queste due vie per uscire dal mondo sono considerate
eterne. La via della luce porta alla liberazione, la via delle
tenebre alla rinascita.
27.
"Nessun saggio che conosce le due vie cade mai nell'illusione
di seguire la via delle tenebre. Perciò, o Arjuna,
mantieniti sempre fermo e costante nella saggezza.
28.
"Chi conosce la verità sulle due vie ottiene un
merito infinitamente superiore a quello derivato dallo studio
delle sacre scritture, dai sacrifici, dalle austerità
e dall'offerta di doni. Quello raggiunge la sua Origine Suprema".
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IX° CAPITOLO
La
Scienza e il Mistero Regale
Il
Signore Beato disse:
1. "A te, che non fai critiche vane, adesso rivelerò
il mistero sublime la natura immanente e trascendente dello
Spirito. Possedendo la realizzazione intuitiva di questa saggezza,
sarai liberato dal male.
2.
"Questa realizzazione intuitiva è la scienza suprema,
il segreto regale, il purificatore incomparabile, l'essenza
del dharma il giusto dovere dell'uomo; è la percezione
diretta della verità - l'illuminazione imperitura -
che si ottiene con vie molto facili da praticare.
3.
"O Terrore dei Nemici, gli uomini che non hanno fede
in questo dharma perché non sono devoti alle pratiche
meditative non Mi realizzano. Essi percorrono ripetutamente
l'oscuro sentiero pieno di morte del samsara il ciclo delle
rinascite.
4.
"IO - il Non Manifesto - pervado l'intero universo. Tutte
le creature risiedono in Me, ma IO non sono in esse.
5.
"Guarda il Mio mistero divino, in cui tutti gli esseri
apparentemente non sono in Me, né il Mio Sé
dimora in loro; eppure IO soltanto sono il loro Creatore e
Sostenitore!
6.
"Come l'aria vayu si muove liberamente nell'infinità
dello spazio akasha ed ha il suo essere nello spazio pur essendo
differente da esso, allo stesso modo tutte le creature hanno
il loro essere in Me ma non sono Me.
7.
"Al termine di un ciclo kalpa, o Figlio di Kunti, tutti
gli esseri ritornano allo stato non manifesto della Mia Natura
Cosmica Prakriti. All'inizio del ciclo seguente IO li proietto
di nuovo fuori.
8.
"Ridando vita a Prakriti, Mia stessa emanazione, IO proietto
ripetutamente la moltitudine delle creature, tutte soggette
alle leggi finite della Natura.
9.
"Queste attività non Mi legano, o Dhananjaya,
perché IO ne rimango al di sopra, distaccato e indifferente.
10.
"Soltanto la Mia presenza vivificante fa sì che
Madre Natura generi l'universo animato e inanimato. A causa
Mia attraverso Prakriti i mondi girano in cicli alterni di
creazione e dissoluzione.
11.
"L'ignorante, dimentico della Mia natura trascendente
di Gran Signore di tutti gli esseri, disconosce anche la Mia
presenza nella forma umana.
12.
"Privi di intuizione, coi loro desideri; pensieri e azioni
completamente vani, questi uomini possiedono la natura illusa
dei demoni e degli esseri malvagi.
13.
"Mentre i mahatma le grandi anime, che nella loro natura
esprimono le qualità divine, Mi offrono la devozione
esclusiva delle loro menti, conoscendoMi come la Fonte Imperitura
di tutti gli esseri.
14.
"Costantemente assorti in Me, inchinandosi con devozione,
essi Mi adorano e glorificano sempre il Mio Nome, fermi e
risoluti nella loro aspirazione suprema.
15.
"Altri ancora, celebrando il sacrificio della conoscenza
jnana-yajna, adorano Me - il Signore dal corpo cosmico - in
diversi modi, prima come il Molteplice e poi come l'Uno.
16.
"IO sono il rito, il sacrificio, l'offerta agli antenati,
l'erba medicinale, il canto sacro mantra, il burro sacrificale,
il fuoco sacro e l'oblazione.
17.
"Di questo mondo IO sono il Padre, la Madre, l'Avo, il
Sostenitore, il Purificatore, il solo Oggetto di conoscenza,
il Suono Cosmico Aum e anche la tradizione vedica il Rig,
Sama e Yajur-Veda.
18.
"IO sono la Mèta Finale, il Sostenitore, il Signore,
il Testimone, la Dimora, il Rifugio e l'unico Amico. IO sono
l'Origine, la Dissoluzione, il Fondamento, la Miniera Cosmica
e il Seme Indistruttibile.
19.
"IO do il calore del sole, o Arjuna, e mando o trattengo
la pioggia. IO sono l'Immortalità e anche la Morte.
IO sono l'Essere Sat e il Non-Essere Asat.
20.
"I conoscitori delle sacre scritture, purificandosi dal
peccato con il rito del Soma, Mi adorano attraverso lo yajna
sacrificio e così realizzano il loro desiderio di entrare
in cielo. Là, nel regno sacro delle divinità
astrali, i devoti godono i sottili piaceri celesti.
21.
"Dopo essersi deliziati nelle gloriose regioni superiori,
quando il loro buon karma ha termine, questi esseri ritornano
sulla terra. Pur conformandosi alle ingiunzioni delle sacre
scritture, desiderando i piaceri le ricompense celesti, essi
vanno e vengono tra cielo e terra.
22.
"Agli uomini che meditano su di Me come il loro stesso
Sé, sempre uniti a Me con un'adorazione incessante,
IO do tutto ciò di cui hanno bisogno e rendo permanenti
i loro guadagni.
23.
"O Figlio di Kunti, anche i devoti di altri dèi
che offrono loro sacrifici con fede, in effetti adorano soltanto
Me, anche se non nella maniera giusta.
24.
"Invero IO sono il solo Signore che gode di tutti i sacrifici.
Ma siccome gli adoratori delle Mie forme inferiori non Mi
percepiscono nella Mia vera natura, essi ritornano in questo
mondo.
25.
"I devoti delle divinità astrali vanno ad esse;
coloro che venerano gli antenati vanno ai mani. Agli spiriti
della natura vanno coloro che li cercano; e i Miei devoti
vengono a Me.
26.
"La reverente offerta di una foglia, un fiore, un frutto
o dell'acqua, fattaMi con cuore puro, è un atto di
devozione ben accetto ai Miei occhi.
27.
"O Figlio di Kunti, dedica tutte le tue azioni - sia
che mangi o celebri riti spirituali, che offra doni o pratichi
l'autodisciplina - come offerte a Me.
28.
"Così nessuna azione potrà incatenarti
con i risultati buoni o cattivi del karma. Con il tuo Sé
saldamente ancorato in Me, mediante la meditazione e la rinuncia,
otterrai la libertà e verrai a Me.
29.
"IO sono imparziale verso tutti gli esseri. Nessuno Mi
è odioso, nessuno caro. Ma quelli che Mi offrono l'amore
dei loro cuori sono in Me, come IO sono in loro.
30.
"Anche un grande peccatore che rifugge tutto il resto
per adorare soltanto Me può essere annoverato tra i
buoni, perché ha deciso rettamente.
31.
"Diventerà rapidamente virtuoso e otterrà
la pace eterna. O Figlio di Kunti, di' a tutti con certezza
che il Mio devoto non perisce mai!
32.
"Prendendo rifugio in Me, tutti gli esseri possono conseguire
la Realizzazione Suprema - anche se di nascita peccaminosa.
33.
"Quanto più facilmente, dunque, posso essere realizzato
dai santi brahmini conoscitori di Dio o Brahman e dai devoti
rajarishi saggi reali! Essendo entrato in questo mondo impermanente
e senza felicità, adora soltanto Me Spirito.
34.
"Fissa la tua mente su di Me, sii Mio devoto, inchinati
a Me con reverenza in un'adorazione incessante. Unito così
a Me, che sono la tua Mèta Suprema, tu sarai Mio".
Ritorna
X°
CAPITOLO
Le
Manifestazioni Divine
Il
Signore Beato disse:
1. "O Eroe dal Braccio Possente, ascolta ancora una volta
la Mia parola suprema. Per il tuo sommo bene, parlerò
di nuovo a te che ascolti con gioia.
2.
"Né la moltitudine degli angeli né i grandi
saggi conoscono la Mia natura non generata, perché
anche deva e rishi sono esseri creati, ed hanno origine in
Me.
3.
"Ma l'uomo che realizza che IO sono senza nascita e senza
inizio, il Gran Signore della creazione, conquista l'illusione
e perviene allo stato senza peccato anche mentre vive in un
corpo mortale.
4
- 5. "Discriminazione, saggezza, mancanza d'illusione,
tolleranza, verità, controllo dei sensi, pace di mente,
gioia, dolore, nascita, morte, paura, coraggio, non violenza,
equanimità, serenità, autodisciplina, carità,
fama e infamia - tutti questi diversi stati scaturiscono soltanto
da Me, come modificazioni della Mia natura.
6.
"I sette grandi Rishi, i quattro Antichi e i quattordici
Manu sono pure modificazioni della Mia natura, nati dal Mio
pensiero e dotati di poteri creativi come i Miei. Da questi
progenitori derivano tutte le creature viventi sulla terra.
7.
"Chi con la meditazione realizza la verità delle
Mie molteplici manifestazioni, e il potere creativo e distruttivo
del Mio essere divino, è saldamente unito a Me. Questo
è al di là di ogni dubbio.
8.
"IO sono la Sorgente di ogni cosa; da Me scaturisce tutta
la creazione. Con questa realizzazione, il saggio Mi adora
pieno di reverenza.
9.
"Coi pensieri rivolti totalmente a Me, con le loro vite
abbandonate a Me, illuminandosi l'un l'altro, glorificandoMi
sempre, i Miei devoti sono soddisfatti e gioiosi.
10.
"A coloro che sono sempre attaccati a Me e che Mi adorano
con amore, IO trasmetto la saggezza discriminativa buddhi
yoga per mezzo della quale Mi realizzano totalmente.
11.
"Per pura compassione IO - il Divino che risiede nei
cuori - accendo in loro la luce radiosa della saggezza che
bandisce l'oscurità nata dall'ignoranza".
Arjuna
disse:
12 - 13. "Tu sei lo Spirito Supremo, la Dimora Suprema,
la Purezza Suprema! Tutti i grandi saggi, il divino veggente
Narada, come pure Asita, Devala~ e Vyasa Ti hanno descritto
come l'Eterno Purusha che splende di luce propria, la Divinità
Originaria, Senza Nascita ed Onnipresente! Ed ora Tu Stesso
me lo dici!
14.
"O Keshava! Considero verità eterna tutto quello
che mi hai rivelato. Invero, mio Signore, né i deva
dèi né i danava titani conoscono gli infiniti
modi delle Tue manifestazioni.
15.
"O Divino Purusha, Origine degli esseri, Signore di tutte
le creature, Dio degli dèi, Sostenitore del mondo in
verità Tu soltanto conosci Te Stesso mediante Te Stesso.
16.
"Ti prego perciò di espormi senza riserve i Tuoi
poteri e attributi divini, per mezzo dei quali la Tua Onnipresenza
sostiene tutti i mondi.
17.
"O Grande Yogi! Come dovrò meditare per conoscerTi
veramente? In quali aspetti e forme, Beato Signore, devo concepirTi?
18.
"O Janardana! Parlami ancora estesamente dei Tuoi poteri
e delle Tue manifestazioni; perche' non sono mai pago d'ascoltare
le Tue parole d'ambrosia!".
Il
Signore Beato disse:
19. "O Migliore dei Principi! Adesso ti parlerò
delle Mie manifestazioni fenomeniche - ma solo delle principali,
perché non vi è fine alla Mia varietà.
20.
"O Conquistatore del sonno risvegliato! IO sono il Sé
nel cuore di tutte le creature. IO sono l'Origine, l'Esistenza
e la Fine di tutti gli esseri.
21.
"Degli Aditya dodici esseri risplendenti, IO sono Vishnu;
degli astri luminosi, IO sono il sole raggiante; dei Marut
divinità del vento, sono Marici; dei corpi celesti,
sono la luna.
22.
"Tra i Veda, IO sono il Sama Veda, tra gli dèi
sono Vasava Indra; tra i sensi, sono la mente manas; negli
esseri viventi, sono l'intelligenza.
23.
"Dei Rudra undici esseri radiosi, IO sono il loro capo
Shankara Shiva; tra gli Yaksha e i Rakshasa esseri semi-divini,
sono Kubera il Signore delle ricchezze; dei Vasu Otto esseri
vitalizzanti, IO sono Pavalta il dio del fuoco, il potere
purificante; delle montagne, sono il monte Meru.
24.
"E dei sacerdoti - o Figlio di Pritha - sappi che IO
sono il loro capo, Brihaspati. Tra i generali, IO sono Skanda;
delle distese d'acqua, sono l'oceano.
25.
"Tra i maharishi grandi saggi, IO sono Bhrigu; tra le
parole, sono il sacro monosillabo "Aum"; tra gli
yajna cerimonie sacre, sono il japa-yajna il canto estatico
silenzioso; delle cose inamovibili, sono l'Himalaya.
26.
"Tra tutti gli alberi, sono l'Ashvattha; tra i devarishi
veggenti divini sono Narada. Tra i Gandharva semidèi
sono Citraratha; e tra i siddha esseri perfetti liberati sono
il muni santo Kapila.
27.
"Tra i cavalli, sappi che sono Uchchaihshrava, nato dal
nettare; tra gli elefanti sono Airavata, l'elefante bianco
di Indra; e tra gli uomini, l'imperatore.
28.
"Delle armi, sono il fulmine; dei bovini, sono Kamadhuk
la mucca celeste che soddisfa tutti i desideri. IO sono Kandarpa
il dio dell'amore, la personificazione della coscienza creativa,
la causa delle nascite; e tra i serpenti sono Vasuki.
29.
"Tra i serpenti Naga, sono Ananta l'eterno; fra le creature
delle acque, sono Varuna dio dell'oceano; tra gli antenati
pitri, sono Aryama; fra tutti coloro che controllano, IO sono
Yama.
30.
"Tra i daitya demoni e giganti, sono Prahlada; fra i
misuratori, IO sono il Tempo. Tra gli animali, sono il re
delle bestie il leone; e tra gli uccelli sono Garuda "signore
dei cieli", il veicolo di Vishnu.
31.
"Tra i purificatori, IO sono il vento; fra i guerrieri
armati sono Rama; tra gli esseri acquatici, sono Makara il
veicolo del dio dell'oceano, lo squalo; tra i fiumi, IO sono
Jahnavi il Gange.
32.
"Di tutte le manifestazioni - o Arjuna - IO sono il principio,
il mezzo ed anche la fine. Di tutti i rami della conoscenza,
IO sono la saggezza del Sé. Per gli oratori, sono la
logica discriminativa vada.
33.
"Delle lettere, sono la lettera A; e dei composti grammaticali,
sono il dvandva quello che congiunge. IO sono il Tempo eterno
e immutabile; sono il Creatore Onnipresente che dispensa i
frutti delle azioni, la cui faccia è rivolta in ogni
direzione.
34.
"Io sono la Morte che tutto divora; e la Nascita, l'origine
di tutto ciò che sarà. Tra le qualità
femminili di Prakriti sono la gloria, la prosperità
o bellezza, Sri, il potere illuminante della parola, la memoria,
l'intelligenza, il potere dell'intuizione e la costanza della
pazienza divina.
35.
"Degli inni del Sama Veda, IO sono il Brihat-Sama; dei
metri poetici, sono il Gayatri; dei mesi, sono Margasirsha
novembre-dicembre; delle stagioni, sono Kusumakara, quella
dei fiori la primavera.
36.
"IO sono il gioco d'azzardo dei fraudolenti; sono lo
splendore del radioso. Sono la vittoria e il potere di fare
lo sforzo; IO sono il Sattva dei buoni.
37.
"Dei Vrishni, IO sono Vasudeva Krishna; fra i Pandava,
sono Dhananjaya Arjuna. Tra i muni santi, sono Vyasa; fra
i saggi sono il savio Ushanas.
38.
"IO sono lo scettro dei sovrani e l'arte politica di
chi cerca la vittoria. Sono anche il silenzio delle cose segrete
e la saggezza dei sapienti.
39.
"Inoltre - Arjuna - sono qualunque cosa costituisca il
seme riproduttivo di tutti gli esseri. Non vi è nulla,
mobile o immobile, che possa esistere senza di Me.
40.
"O Parantapa, le manifestazioni dei Miei divini attributi
vibhuti sono illimitate. La Mia breve esposizione è
solo un semplice accenno ai Miei poteri infiniti.
41.
"Sappi che qualunque essere operi miracoli, possieda
vera prosperità e sia dotato di grande valore, è
la manifestazione di una particella del Mio splendore.
42.
"Ma a che ti può servire - o Arjuna - la conoscenza
di tutti questi particolari? Sappi semplicemente che IO, l'Immutabile
ed Eterno, sostengo e permeo l'intero universo con un solo
frammento del Mio Essere".
Ritorna
XI°
CAPITOLO
La
Visione della Forma Uni-versale
Arjuna
disse:
1. "Pieno di compassione, Tu mi hai rivelato la saggezza
segreta del vero Sé, bandendo così la mia illusione.
2.
"Tu - Krishna Occhi di Loto - mi hai parlato estesamente
dell'origine e della dissoluzione di tutti gli esseri, e della
Tua eterna sovranità.
3.
"Così invero Ti sei proclamato a me, o Signore
Supremo! Tuttavia desidero ardentemente vederTi nella Tua
Forma Divina Ishvarica, o Purushottama.
4.
"O Maestro, Signore dei meditatori! Se mi ritieni capace
di vederLo, mostrami il Tuo Sé Infinito". Il Signore
Beato disse.
5.
"Guarda, o Partha, le Mie forme divine, a centinaia,
a migliaia - di svariati colori e d'ogni genere!
6.
"Guarda gli Aditya, i Vasu, i Rudra, i gemelli Ashvin,
i Marut e molte altre cose meravigliose mai viste prima!
7.
"O Conquistatore del Sonno dell'illusione! Guarda ora
riuniti nel Mio Corpo Cosmico tutti i mondi, tutto ciò
che si muove o è immobile, e qualunque altra cosa desideri
vedere.
8.
"Ma tu non puoi vederMi con occhi mortali. Perciò
ti concedo la vista divina il vedere con gli occhi di Dio.
Guarda il potere supremo del Mio essere!".
Sanjaya
disse a re Dhritarashtra:
9. Con queste parole Hari, l'eccelso Signore, mostrò
ad Arjuna la Sua Completa Manifestazione, la Forma Cosmica
di Ishvara.
10-
11. Arjuna vide la multiforme e meravigliosa Presenza della
Divinità - infinita nelle forme, splendente in ogni
direzione dello spazio, onnipotenza onnipervadente, adorna
d'innumerevoli abiti, ghirlande e ornamenti celesti, con in
pugno armi divine, fragrante di ogni amabile essenza, con
occhi e bocche dappertutto!
12.
Se un migliaio di soli apparissero simultaneamente nel cielo,
fiocamente la loro luce potrebbe rassomigliare allo splendore
di quel potente Essere!
13. Dimorando nella forma infinita del Dio degli dèi,
Arjuna vide l'intero universo con tutte le sue variegate manifestazioni.
14.
Allora Dhananjaya, pieno di stupore e con i peli ritti dall'emozione,
con le mani giunte in segno di preghiera e inchinando con
reverenza la testa davanti al Signore, così Gli si
rivolse:
Arjuna
disse:
15. "Amato Signore, Adorato dagli dèi! Vedo il
Tuo corpo che sostiene tutti gli esseri incarnati, i grandi
veggenti e gli innumerevoli angeli-santi divini. Dimorando
nel profondo della caverna misteriosa, l'ardente desiderio
della natura serpentina, pur feroce e sottile, ora è
domato, dimentico del suo gioco mortale. E il Signore Brahma,
dio degli dèi, siede al sicuro sul fiore di loto.
16.
"Gran Signore dei mondi dal Corpo Cosmico, oh, io Ti
vedo dappertutto all'infinito, con innumerevoli braccia, petti,
bocche ed occhi! Tuttavia rimango all'oscuro della Tua nascita,
del Tuo regno e della Tua presenza qui.
17.
"O Dirompente Fiamma Risplendente, o Raggio Accecante!
Oggi divampa il Tuo potere concentrato: il Tuo Nome si diffonde
ovunque fin nei più remoti recessi abissali. Ornato
di una corona di stelle e impugnando lo scettro del potere
sovrano, Tu fai girare il disco roteante dell'evoluzione,
o Ardente Febo!
18."Tu
sei l'Imperituro Brahman, l'Essere Supremo, il Rifugio Cosmico,
il Tema della Saggezza, il vero Guardiano dell'Eterno Dharma
Tu sei per me l'Antico Purusha!
19.
"O Tu senza principio, senza mezzo e senza fine, vedo
le Tue infinite braccia al lavoro; i Tuoi occhi onnipresenti
fatti di soli e lune e cieli stellati; dalla Tua bocca fuoriescono
fiamme vibranti, mentre pronunci Aum, il Tuo Nome Cosmico.
Il Tuo innato splendore protegge dal danno e scalda la distante
creazione.
20.
"O Anima Suprema, lo spazio tra la terra e la casa degli
dèi, tutte le direzioni e ogni zolla di terra, tutte
le alte dimore e le sfere che le circondano sono da Te pervase,
vicino e lontano.
E i tre mondi impauriti adorano la Tua forma temibile e meravigliosa.
21.
"In Te entrano moltitudini di dèi. Con le mani
giunte, timorosi, alcuni pregano per prendere rifugio in Te.
Con splendidi inni di "pace", i grandi rishi e i
siddha che hanno attraversato con successo il sentiero spirituale
adorano Te e solo Te!
22.
"Gli undici astri del cielo Rudra; i dodici soli luminosi
Aditya; gli otto Antichi Vasu, grande lustro delle stelle;
i rispettati eremiti Vishva-deva; le divinità protettrici
Sadhya, agenti dei signori cosmici; i forti principi gemelli
Ashvin, dal valore ben noto; i quarantanove venti Marut, che
legano intimamente l'atomo; gli antichi spiriti tutelari Ushmapa;
moltitudini di Yaksha spiriti-folletti, semidèi Gandharva
e demoni Asura; i Perfetti Siddha nel sentiero spirituale,
contemplano con meraviglia il Tuo eccelso valore!
23.
"Vedo Te - dalle braccia possenti - con innumerevoli
bocche e occhi stellati, con infinite mani e gambe adorne
di piedi di loto. L'immensa voragine della Tua bocca, con
i denti del giorno del giudizio, si spalanca ad ingoiare i
mondi intorno che si dissolvono, e lascia in me un puro e
gioioso timore reverenziale. Vedendo la Tua immensità
tutti i mondi rimangono esterrefatti, ed anch' io!
24.
"Vedendo le profondità dell'immenso vuoto pieno
di Te, la Tua bocca spalancata e i diversi colori del Tuo
fiammeggiante corpo luminoso, sono in cuor mio terrorizzato
- o Vishnu - e non trovo né coraggio né pace.
25.
"Nelle Tue bocche vedo denti feroci e le fiamme distruttrici
del tempo che mi minacciano. Non riconosco le quattro direzioni.
Mostrami compassione! Da solo non trovo pace. O Custode Cosmico,
Signore degli dèi, Ti prego d'ascoltare le mie umili
parole.
26.
"I figli dei sensi dominati dall'orgoglio principesco,
insieme all'ego, alle abitudini karmiche e ai piaceri materiali,
sono in attesa di scagliarsi sui nostri saggi capi; eppure
essi guidano la corsa della morte, per cadere e svanire per
sempre nella Tua bocca vorace adorna di crudeli denti sgraziati.
27.
"Il vincitore e il vinto il giusto e l'ingiusto, entrambi
Tuoi figli reclamano ancora il Tuo amore; eppure tutti un
giorno baceranno la polvere e dormiranno sul suolo comune
della terra. Si vedono le teste maciullate di alcuni incastrate
fra i Tuoi denti avidi.
28.
"Come le onde impetuose dei ruscelli desiderano farsi
strada in mezzo a una moltitudine di ondine e scorrere verso
l'oceano, così gli eroici rivoli della vita vanno a
scontrarsi in una lotta furibonda nella bocca schiumeggiante
del Tuo mare di fuoco, dove le scintille della vita danzano
in Te.
29.
"Come i moscerini incantati dal gioco della bellezza
si precipitano guizzanti e incuranti nella fiamma, così
i fuochi illusori della passione pretendono di splendere come
la Tua luce divina, spronando i mortali a rispondere al richiamo
della morte.
30."Dalla
Tua bocca fiammeggiante guizzano lingue saettanti che leccano
il sangue caldo di forti e deboli. Tu, Dio Goloso, divori
con fame infinita. O Vishnu, Tu distruggi i mondi con raggi
di fuoco onnipervadenti.
31.
"Sii benevolo, o Principio degli dèi! Io desidero
veramente conoscere chi sei - Signore Primevo, Forma Terrificante
e nello stesso tempo infinitamente buona. Dimmi qual è
la Tua volontà sovrana, perché ancora non la
conosco".
Il Signore Beato disse:
32.
"In guisa di Destino Infinito, IO vengo come l'avaro
Tempo per cogliere e accogliere nelle Mie ardenti fauci i
deboli timorosi, e tutti gli esseri mortali stanchi del mutamento
della morte, e con il nettare della Mia vita prepararli ad
affrontare impavidi nuove lotte superiori. Anche se tu non
uccidessi i tuoi malvagi nemici, un giorno questi guerrieri
schierati in battaglia cadranno sicuramente nelle fauci della
Mia giustizia.
33
."Sorgi, svegliati! Sorgi, svegliati! Esci dal grande
incantesimo! Colpisci a morte i tuoi nemici, fa, prigioniera
la carne e cogli la gloria della vittoria partecipando al
gioco della battaglia. Goditi la ricchezza del Re della pace,
e del regno dei cieli! Ben conosco gli avvenimenti che ha
in serbo il mistico futuro; e invero ti dico che molto tempo
fa IO ho già ucciso i tuoi nemici e questi guerrieri,
molto prima che la tua mano-agente potesse sapere che avrei
fatto approdare i tuoi nemici alle buie rive della morte.
34.
"Tu sei il Mio strumento; ed è così che
attuo i Miei piani nell'universo, servendomi di diversi strumenti.
IO ho già ucciso e ancora ucciderò le schiere
dei sensi Drona, Bhishma, Jayadratha, Karna e altri potenti
guerrieri, sia tramite te che attraverso i Miei soldati del
passato e del futuro!".
Sanjaya
disse a Re Dhritarashtra:
35. Dopo avere ascoltato le parole di Keshava, tremante e
intimorito, con le mani giunte in segno di preghiera, Arjuna
s'inchinò ancora una volta umilmente e con voce tremula
si rivolse a Krishna:
Arjuna
disse:
36. "A ragione, Hrishikesha, i mondi sono fieri e felici
di cantare la Tua gloria! I demoni, terrorizzati, cercano
salvezza fuggendo in tutte le direzioni; mentre le moltitudini
dei siddha esseri perfetti s'inchinano per adorarTi.
37.
"E perché non dovrebbero adorarTi, Spirito Perenne?
Poiché Tu sei più grande di Brahma, il Creatore,
che è scaturito da Te. O Essere Puro, Dio degli dèi,
Rifugio dell'universo, Tu sei l'Imperituro: il Manifesto,
il Non Manifesto e Quello oltre il Mistero Supremo!
38.
"Tu sei il Dio Primevo, l'Antico Purusha! Tu sei il Rifugio
Supremo dei mondi, il Conoscitore e il Conosciuto, la Mèta
Suprema! La Tua onnipresenza splende nell'universo - o Tu
dalla Forma Illimitata!
39.
"O Fluida Vita delle Correnti Cosmiche Vayu, o Re della
Morte Yama, o Dio del Fuoco Agni, o Sovrano del Mare e de!
Cielo Varuna, o Signore della Notte la Luna, o Padre Divino
dall'innumerevole progenie Prajapati, o Grande Antenato di
tutti! A Te lode, lode senza fine! A Te rivolgo migliaia di
volte i miei saluti!
40.
"O Potenza Infinita, o Invincibile Onnipresenza Onnisciente,
o Tutto! Io m'inchino a Te davanti e di dietro, m'inchino
a Te a sinistra e a destra, m'inchino a Te sopra e sotto,
m'inchino a Te che mi avvolgi e mi compenetri dappertutto!
41
- 42. "Inconsapevole della Tua gloria cosmica e considerandoTi
come un compagno familiare, spesso mi sono rivolto a Te chiamandoti
con audacia "Krishna", "Yadava" e "Amico".
Per tutte queste parole, sia dette con incuranza o con affetto,
e per qualunque irriverenza possa aver mostrato nei Tuoi confronti
- Signore Incrollabile! - durante lo scherzo o a pranzo, mentre
camminavamo, sedevamo o riposavamo, da solo con Te o in compagnia
di altri - per tutte queste mancanze involontarie, o Incommensurabile,
io chiedo perdono.
43.
"Tu sei il Padre di tutto, di ciò che si muove
e di ciò che non si muove. Nessun altro che Te è
degno di essere adorato, o Guru Sublime! Non esiste un altro
uguale a Te nei tre mondi. Chi Ti può superare, Signore
dalla potenza incomparabile?
44.
"Perciò, Signore Adorabile, mi getto ai Tuoi piedi
implorando il Tuo perdono. O Signore, perdonami come un padre
suo figlio, come un amico un caro amico, come un amante la
sua amata!
45.
"Colmo di gioia per aver contemplato una visione mai
vista prima, la mia mente non è però libera
dalla paura. Sii misericordioso con me, o Signore degli dèi,
Rifugio dei mondi! Mostrami soltanto la Tua forma divina del
benevolo Vishnu.
46.
"Desidero vederTi come prima, come Vishnu con quattro
braccia, cinto di corona e con in mano la mazza e il disco.
MostraTi di nuovo a me in quella forma, Tu che hai migliaia
di braccia e assumi la forma dell'universo"!
Il
Signore Beato disse:
47."Pieno di grazia ho esercitato il Mio potere per rivelare
a te, Arjuna, la Mia suprema forma originaria, la Mia infinita
e radiosa forma universale, che nessun altro ha mai visto
prima.
48."Nessun
essere mortale - eccetto te, o Grande Eroe dei Kuru - è
in grado di contemplare la Mia forma universale. Questa visione
non si può ottenere con i sacrifici o la carità
né facendo rituali o rigorose austerità né
con lo studio dei Veda.
49."Non
devi aver timore né essere turbato, vedendo il Mio
aspetto terribile. Rimuovendo ogni paura e col cuore colmo
di gioia, guarda ancora una volta la Mia forma a te familiare".
Sanjaya
disse a Re Dhritarashtra:
50.Dopo aver parlato così, Vasudeva, il Signore dell'universo,
riassunse la forma di Krishna. Riapparendo ad Arjuna in quella
forma di grazia, la Grande Anima consolò il Suo devoto
intimorito.
Arjuna
disse:
51. "O Tu che esaudisci tutti i desideri Janardana! Guardando
di nuovo la Tua dolce forma umana, la mia mente si acquieta
e sento di essere tornato alla mia vera natura".
Il
Signore Beato disse:
52. "É davvero molto difficile contemplare la
Mia Visione Universale, come tu l'hai vista! Perfino gli dei
desiderano continuamente vedere quella Forma.
53.
"Essa non viene svelata né attraverso le austerità
né con lo studio delle sacre scritture né elargendo
doni nè facendo adorazioni e sacrifici formali.
54.
"O Terrore dei sensi-nemici! Soltanto con l'indivisa
devozione facendo convergere, mediante la meditazione, tutti
i pensieri in un'unica percezione divina IO posso essere contemplato
nella Forma Cosmica in cui Mi hai visto e conosciuto in realtà
e infine abbracciato nell'Unità!
55.
"O Arjuna, chi agisce soltanto per Me, chi fa di Me la
sua mèta suprema, chi si abbandona con amore a Me,
non è attaccato ai Miei illusori mondi di sogno e non
nutre inimicizia verso alcuno vedendo Me in tutto questi entra
nel Mio essere!".
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XII° CAPITOLO
Bhakti
Yoga la via dell'amore
Arjuna disse:
1. "Fra quei devoti che Ti adorano con costante fermezza
e quelli che adorano l'Imperituro, il Non Manifesto quali
sono i migliori?".
Il
Signore Beato disse:
2. "Coloro che fissando le loro menti su di Me, Mi adorano
stando sempre uniti a Me con devozione suprema, sono a Mio
parere i miei perfetti conoscitori.
3.
"Ma quelli che adorano l'Imperituro, l'Indescrivibile,
il Non Manifesto, l'Onnipresente, l'Inconcepibile, l'Immutabile,
l'Eterno;
4.
"Che hanno soggiogato tutti i sensi, che sono sempre
in possesso di equanimità e si dedicano al benessere
di tutti gli esseri - invero anch'essi ottengono Me.
5.
"Coloro che si prefiggono per mèta il Non Manifesto
aumentano le difficoltà; perché per gli esseri
incarnati arduo è il sentiero che porta all'Assoluto.
6
- 7. "Ma quelli che Mi adorano, abbandonando a Me tutte
le attività pensandoMi come l'unico Autore delle azioni,
contemplandoMi in modo totale ed esclusivo - rimanendo assorti
in Me - invero, Figlio di Pritha, per questi che hanno la
coscienza fissa in Me IO divento ben presto il Salvatore che
li tira fuori dall'oceano delle nascite mortali.
8.
"Immergi la tua mente soltanto in Me, concentra su di
Me la tua percezione discriminativa, e al di là di
ogni dubbio dimorerai eternamente in Me.
9.
"O Dhananjaya, se non fossi capace di tenere ferma la
tua mente su di Me, cerca allora di raggiungerMi con la pratica
costante della preghiera consapevole.
10.
"Se però non fossi capace di praticarla con continuità,
dedicati con diligenza a compiere azioni pensando a Me. Anche
impegnandoti nelle attività per amor Mio otterrai il
supremo successo divino.
11.
"Se non riuscissi a fare neppure questo, allora, rimanendo
attaccato a Me come tuo Rifugio, rinuncia ai frutti di tutte
le azioni mentre continui a sforzarti di ottenere l'autocontrollo.
12.
"Invero la saggezza è superiore alla pratica meccanica;
la meditazione è più desiderabile del possesso
della conoscenza teorica; la rinuncia ai frutti delle azioni
è meglio degli stati iniziali della meditazione; la
rinuncia ai frutti delle azioni è seguita immediatamente
dalla pace.
13
- 14. "Chi è libero dall'odio verso tutte le creature
ed è amichevole e compassionevole verso tutti; chi
è privo della coscienza di "Io e mio" e di
possessività; chi è equanime nella sofferenza
e nella gioia; paziente e misericordioso, sempre contento;
chi medita regolarmente, sforzandosi costantemente di conoscere
il Sé e unirsi allo Spirito; chi è in possesso
di ferma determinazione, con la mente e la discriminazione
abbandonate a Me questi è Mio devoto, e Mi è
caro.
15.
"L'individuo che non crea disturbo nel mondo e che non
può essere disturbato dal mondo, che è libero
da esultanza, gelosia, paura e ansietà - anche questi
Mi è caro.
16.
"Chi è libero dai desideri mondani, chi è
puro nel corpo e nella mente, chi è sempre pronto ad
agire, chi rimane indifferente e non turbato dalle circostanze,
chi ha rinunciato a tutte le imprese piacevoli iniziate dall'ego
- questi è Mio devoto, e Mi è caro.
17.
"Chi non sente né gioia né avversione verso
le cose tristi e piacevoli della vita, chi è libero
da dolori e desideri, chi ha bandito la coscienza relativa
di bene e male, e chi è intensamente devoto - questi
Mi è caro.
18
- 19. "Chi è ugualmente tranquillo davanti ad
amici e nemici, ricevendo adorazione e insulti, e durante
le esperienze di caldo e freddo e di piacere e sofferenza;
chi ha rinunciato all'attaccamento, considerando allo stesso
modo lode e biasimo; chi è tranquillo e contento con
qualunque cosa, non attaccato alla vita di casa, ed ha una
natura calma e piena di devozione - questi Mi è caro.
20.
"Ma quelli che perseguono con fede shraddha questa religione
dharma immortale, come ho detto prima, colmi di devozione
e supremamente assorti in Me - questi devoti Mi sono estremamente
cari".
Ritorna
XIII°
CAPITOLO
Spirito
e Materia
Arjuna
disse:
"O Keshava, desidero sapere di Prakriti l'intelligente
Madre Natura e di Purusha Dio Padre trascendente; dello kshetra
il "campo" del corpo e dello kshetrajna l'anima
o conoscitore del "campo"; della conoscenza e di
Quello che dev'essere conosciuto".
Il
Signore Beato disse:
1. "Figlio di Kunti, coloro che conoscono la verità
chiamano il corpo kshetra il "campo" in cui si semina
e si raccoglie buono e cattivo karma; allo stesso modo chiamano
kshetrajna anima ciò che conosce il campo.
2.
"O Discendente di Bharata, sappi anche che IO sono lo
Kshetrajna Colui che percepisce in tutti gli kshetra i corpi
emanati dal principio cosmico creativo e dalla Natura. Per
Me la comprensione di kshetra e kshetrajna costituisce la
vera saggezza.
3.
"Ora ti dirò in breve dello kshetra, dei suoi
attributi, del suo principio di causa ed effetto, delle sue
influenze che causano modificazioni, ed anche chi è
Lui Kshetrajna e qual è la natura dei Suoi poteri.
4.
"Queste verità sono state chiaramente celebrate
dai Rishi in molti modi; in vari canti nei Veda e nelle convincenti
analisi piene di logica degli aforismi sul Brahman Brahma
Sutra.
5.
"Brevemente descritto, lo kshetra e le sue modificazioni
sono composte dal Non Manifesto Mula-Prakriti, la Natura indifferenziata,
dai cinque elementi cosmici, dai dieci sensi e dalla mente,
dall'intelligenza buddhi, dall'egoismo, dai cinque oggetti
dei sensi;
6.
"Da desiderio, odio, piacere e dolore; dall'aggregazione
il corpo, che è una combinazione di forze diverse,
dalla coscienza e dalla persistenza.
7.
"Il saggio è contraddistinto da umiltà,
mancanza d'ipocrisia, non violenza, clemenza, rettitudine,
servizio al guru, purezza di mente e corpo, fermezza e auto-controllo;
8.
"Indifferenza verso gli oggetti dei sensi, assenza di
egoismo, comprensione delle sofferenze e dei mali impliciti
nella vita mortale: nascita, malattia, vecchiaia e morte;
9.
"Non attaccamento, non identificazione del Sé
con cose come figli, moglie e casa; costante equanimità
in tutte le circostanze desiderabili e indesiderabili;
10. "Incrollabile devozione a Me mediante la filosofia
della non-separazione; vivere in luoghi solitari, evitare
la compagnia delle persone mondane;
11.
"Perseveranza nella conoscenza del Sé e percezione
intuitiva dello scopo di ogni sapere. Tutte queste qualità
costituiscono la saggezza; le qualità ad esse opposte
costituiscono l'ignoranza.
12.
"Ti dirò di Quello che dev'essere conosciuto,
perché tale conoscenza dà l'immortalità.
Ascolta del Brahman Supremo senza principio - Colui che non
è chiamato né esistente sat né inesistente
asat.
13.
"Egli è presente nel mondo, avvolgendo tutto,
le Sue mani e i Suoi piedi sono dappertutto; i Suoi occhi
e le Sue orecchie sono da tutte le parti, le Sue bocche e
le Sue teste sono ovunque;
14.
"Splendente in tutte le funzioni dei sensi e tuttavia
trascendente i sensi; non attaccato alla creazione e tuttavia
il Sostegno di tutto; libero dai guna le tre qualità
della Natura e tuttavia Colui che ne gode.
15.
"Egli è dentro e fuori tutto ciò che esiste,
l'animato e l'inanimato; Egli è nel contempo vicino
e lontano; impercettibile a causa della Sua sottigliezza.
16.
"Egli - l'Uno Indivisibile - appare come innumerevoli
esseri. Egli sostiene e distrugge le loro forme, e poi le
crea di nuovo.
17.
"Luce di tutte le Luci, al di là dell'oscurità;
Conoscenza stessa, Quello che dev'essere conosciuto, la Mèta
di ogni sapere, Egli dimora nei cuori di tutti.
18. "Ho descritto brevemente il Campo, la natura della
saggezza e l'Oggetto della saggezza. Conoscendo queste cose,
il Mio devoto entra nel Mio essere.
19.
"Sappi che Purusha e Prakriti sono entrambi senza principio;
sappi anche che tutte le modificazioni e le qualità
guna nascono da Prakriti.
20.
"Della creazione del corpo e degli strumenti i sensi,
Prakriti è la causa. Dell'esperienza di gioia e dolore,
il Purusha è la causa.
21.
"Il Purusha coinvolto da Prakriti fa esperienza dei guna
nati dalla Natura. L'attaccamento alle tre qualità
di Prakrìti causa l'incarnazione dell'anima in buoni
e cattivi grembi.
22.
"Il Supremo Purusha, trascendente ed esistente nel corpo,
è lo Spettatore distaccato, Colui che dà il
consenso e che ne gode, il Sostenitore, il Gran Signore ed
anche il Sé Supremo.
23.
"Qualunque sia il suo modo di vita, chi realizza in tal
modo il Purusha e la triplice natura di Prakriti non sarà
più soggetto alla rinascita.
24.
"Per vedere il Sé nel sé l'ego purificato
mediante il sé la mente illuminata, alcuni seguono
il sentiero della meditazione, altri il sentiero della conoscenza
e altri ancora il sentiero dell'azione disinteressata.
25.
"Altri ancora, ignoranti delle tre vie principali, ascoltano
le istruzioni del guru. Seguendo il sentiero dell'adorazione,
considerando gli antichi insegnamenti come il Supremo Rifugio,
anche questi ottengono l'immortalità.
26.
"O Migliore dei Bharata! Sappi che tutto ciò che
esiste - ogni essere, ogni oggetto, la creazione animata e
inanimata - nasce dall'unione di Kshetra e Kshetrajna Natura
e Spirito.
27.
"Vede realmente chi percepisce il Signore Supremo presente
ugualmente in tutte le creature, l'Imperituro nel transitorio.
28.
"Chi è consapevole dell'onnipresenza di Dio non
ferisce il Sé con il sé. Quest'uomo raggiunge
la Mèta Suprema.
29.
"Percepisce la verità chi vede che tutte le azioni
sono fatte interamente da Prakriti soltanto e non dal Sé,
che non agisce.
30.
"Quando un uomo vede che tutti gli esseri separati esistono
nell'Uno, che Si è espanso nei molti, allora si fonde
con Brahman.
31.
"O Figlio di Kunti! Siccome il Sé Supremo e Immutabile
è senza principio e senza attributi guna, non compie
azioni e non ne viene influenzato, anche quando dimora nel
corpo.
32.
"Come l'etere onnipervadente, per la sua essenza sottile,
è al di là di ogni contaminazione - similmente
il Sé, pur presente ovunque nel corpo, è sempre
immacolato.
33.
"O Bharata! Come il sole illumina da solo il mondo intero,
così il Signore del Campo Dio e il Suo riflesso - l'anima
illumina il campo intero la Natura e la "piccola natura"
del corpo.
34.
"Entrano nel Supremo coloro che percepiscono con l'occhio
della saggezza la distinzione tra Kshetra e Kshetrajna materia
e spirito, e anche coloro che conoscono il metodo per liberare
gli esseri da Prakriti.
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XIV° CAPITOLO
I
Tre Guna, le tre qualità
Il
Signore Beato disse:
1. "Ti esporrò di nuovo la saggezza suprema che
trascende ogni conoscenza. Con tale saggezza, al termine di
questa vita, tutti i saggi hanno ottenuto la perfezione finale.
2.
"Realizzando questa saggezza, stabiliti nel Mio Essere,
i saggi non rinascono nemmeno all'inizio di un nuovo ciclo
di creazione, né sono turbati al tempo della dissoluzione
universale.
3.
"La Grande Prakriti Mahat-Brahma il cosmo eterno è
il Mio grembo, nel quale deposito il seme della Mia Intelligenza:
questa è la causa della nascita di tutti gli esseri.
4.
"Figlio di Kunti! Di tutte le forme - prodotte da qualsiasi
tipo di grembo - la Grande Prakriti è la matrice Madre
originaria ed IO sono il Padre che fornisce il seme.
5.
"O Eroe dal Braccio Possente! I guna che nascono da Prakriti
- "sattva" purezza, "rajas" attività
e "tamas" inerzia o indolenza - imprigionano saldamente
nel corpo l'Incarnato Imperituro.
6.
"O Senza-peccato! Dei tre guna, l'immacolato sattva la
purezza dà illuminazione e salute. Tuttavia lega l'uomo
con l'attaccamento alla felicità e l'attaccamento alla
conoscenza.
7.
"Sappi, Figlio di Kunti, che l'attivante rajas l'attività
è permeato di passione e fa nascere il desiderio e
l'attaccamento; esso lega saldamente l'anima incarnata mediante
l'attaccamento alle azioni.
8.
"O Bharata! Sappi che il tamas l'inerzia e l'indolenza
nasce dall'ignoranza, illudendo tutti gli esseri incarnati.
Esso li incatena con il fraintendimento, l'indolenza ed il
sonno l'inconsapevolezza.
9.
"Il sattva induce attaccamento alla felicità;
il rajas all'attività; mentre il tamas, eclissando
il potere della discriminazione, fa attaccare al fraintendimento.
10.
"A volte predomina il sattva sopraffacendo il rajas e
il tamas. A volte prevale il rajas, non il sattva o il tamas;
mentre a volte il tamas oscura il sattva e il rajas.
11.
"Si può sapere che predomina il sattva quando
la luce della saggezza risplende attraverso tutte le porte
dei sensi del corpo.
12.
"La predominanza del rajas causa cupidigia, attività,
bisogno di agire, agitazione e desiderio.
13.
"Il tamas come guna dominante produce oscurità,
indolenza, trascuratezza nei doveri e illusione.
14.
"L'uomo che muore con le qualità sattviche di
purezza predominanti raggiunge le regioni immacolate in cui
dimorano i conoscitori del Supremo.
15.
"Se al momento della morte prevale il rajas, l'individuo
rinasce tra quelli attaccati all'attività. Chi muore
permeato dal tamas entra nei grembi di coloro che sono profondamente
immersi nell'illusione.
16.
"I saggi dicono che il frutto delle azioni sattviche
è armonia e purezza. Il frutto delle azioni rajasiche
è il dolore. Il frutto delle azioni tamasiche è
l'ignoranza.
17.
"Dal sattva nasce la saggezza; dal rajas la cupidigia;
dal tamas la negligenza, l'illusione e l'ignoranza.
18.
"Coloro che sono stabiliti nel sattva vanno in alto;
i rajasici dimorano nel mezzo; mentre i tamasici, che sono
immersi nel guna più basso, scendono giù.
19.
"Quando il veggente non percepisce nella creazione alcun
agente eccetto i tre guna, e conosce Quello che è superiore
ai guna, entra nel Mio Essere.
20.
"Avendo trasceso le tre qualità della Natura che
sono la causa dell'incarnazione fisica - un uomo è
liberato dalle sofferenze di nascita, vecchiaia, dolore e
morte; e ottiene l'immortalità".
Arjuna disse:
21. "O Signore, quali segni contraddistinguono colui
che ha trasceso le tre qualità? Qual è il suo
comportamento? Come fa ad andare oltre i tre guna?".
Il
Signore Beato disse:
22. "O Pandava! Colui che non aborrisce la presenza dei
guna - e dei loro effetti: illuminazione, attività
e ignoranza - né deplora la loro assenza;
23.
"Che rimane indifferente e non turbato dalle tre qualità
- realizzando che esse soltanto operano nella creazione; con
la mente che non oscilla, ma sempre centrata nel Sé;
24.
"Uguale nel piacere e nel dolore, nella lode e nel biasimo
- ben saldo nella sua natura divina; guardando con occhio
equanime un pezzo di terra, una pietra e l'oro; uguale nella
sua attitudine verso persone ed esperienze piacevoli e spiacevoli;
fermo di mente;
25.
"Uguale nell'onore e nel disonore; trattando allo stesso
modo l'amico e il nemico; abbandonata ogni illusione di essere
la persona che agisce - questi è colui che ha trasceso
le tre qualità!
26.
"Chi Mi serve con ferma devozione trascende i guna ed
è qualificato a diventare Brahman.
27.
"Poiché IO sono la base e l'origine dell'Infinito,
Immortale e Immutabile; e dell'eterno Dharma e della Beatitudine
Assoluta".
Ritorna
XV°
CAPITOLO
L'Essere
Supremo
Il
Signore Beato disse:
1. "Coloro i saggi parlano di un eterno albero ashvattha,
con le radici in alto e i rami in basso, le cui foglie sono
i Veda - le sacre scritture. Chi conosce quest'albero della
vita è un conoscitore dei Veda.
2.
"I suoi rami, nutriti dai guna, si estendono in alto
e in basso; i suoi germogli sono gli oggetti dei sensi; e
sotto, nel mondo degli uomini, estende le radici che forzano
l'uomo alle azioni.
3
- 4. "Le persone comuni non possono percepire la vera
natura di quest'Albero, il suo principio, la sua fine e i
suoi modi di continuità. I saggi dopo aver reciso l'Ashvattha,
saldamente radicato, con la potente ascia del non attaccamento,
pensando "lo prendo rifugio nel Primevo Purusha dal quale
sono stati emanati gli eterni processi della creazione"
- cercano la Mèta Suprema. E raggiuntala, non fanno
più ritorno all'esistenza fenomenica.
5.
"Senza brama di onore; libero dall'illusione e dal malevolo
attaccamento; con i desideri banditi completamente; liberato
dalle coppie di opposti, come piacere e dolore; sempre stabilito
nel Sé, il saggio non più ingannato raggiunge
lo stato immutabile.
6.
"Laddove non splende il sole né la luna né
il fuoco, quella è la Mia Dimora Suprema. Dopo averla
raggiunta, gli uomini non rinascono mai più.
7.
"Una parte eterna di Me Stesso, manifestata come anima
vivente jiva nel mondo degli esseri, attira a sé i
sei sensi - inclusa la mente - che dimorano in Prakriti.
8.
"Quando il Signore come jiva assume un corpo, porta con
sé la mente e i sensi. Quando lascia quel corpo, li
prende e se ne va, come il vento porta via i profumi dalle
loro sedi nei fiori.
9.
"Governando la mente e i sensi dell'udito, della vista,
del tatto, del gusto e dell'odorato, Egli gode del mondo dei
sensi.
10.
"Le persone immerse nell'illusione non Lo percepiscono
mentre Egli rimane o diparte o fa esperienza del mondo dei
guna. Ma Lo vedono quelli che hanno l'occhio della saggezza
aperto.
11.
"I santi che si sforzano di ottenere la liberazione Lo
vedono esistere in loro; ma le persone indisciplinate e non
purificate non riescono a percepirLo, anche quando si sforzano
di farlo.
12.
"Sappi che la radiosità della luce del sole -
che illumina il mondo intero - della luce che proviene dalla
luna e della luce del fuoco, è la Mia.
13.
"Permeando la terra con la Mia energia vitale ojas, IO
sostengo tutti gli esseri; e diventando la linfa lunare soma,
nutro tutte le forme vegetali.
14.
"Diventato il potente fuoco Vaishvanara, sono presente
nel corpo delle creature viventi; e, agendo attraverso il
prana e l'apana, digerisco il cibo ingerito in quattro modi.
15.
"IO dimoro nel cuore di tutti gli esseri. Da Me viene
la memoria e la conoscenza, come pure la loro perdita. In
verità IO sono Quello che dev'essere conosciuto attraverso
i Veda, invero, IO sono il Conoscitore dei Veda e l'Autore
della verità.
16.
"Nel cosmo vi sono due Esseri Purusha, il perituro e
l'imperituro. Tutte le creature costituiscono il perituro,
mentre il Kutastha è l'Imperituro.
17.
"Vi è però un altro, il Supremo Purusha,
chiamato Spirito Supremo Paramatma - l'Eterno Signore che
permea e sostiene i tre mondi.
18.
"IO il Signore sono oltre il perituro Prakriti e sono
anche superiore all'Imperituro Kutastha. Per questo nei mondi
e nei Veda nella percezione intuitiva delle anime liberate
sono glorificato col nome di Purushottama, l'Essere Supremo.
19.
"Discendente di Bharata! Colui che, liberato dall'illusione,
Mi conosce come lo Spirito Supremo, conosce tutto. Egli Mi
adora con tutto il suo essere.
20.
"Così, o Senza-Peccato, ti ho impartito questa
profondissima saggezza. Realizzandola, l'uomo diventa un saggio,
uno che ha adempiuto con successo tutti i suoi doveri e tuttavia
continua ad agire".
Ritorna
XVI°
CAPITOLO
Vita
Divina e demoniaca
Il
Signore Beato disse:
1. "Assenza di paura, purezza di cuore, perseveranza
nell'acquisizione della saggezza e nella pratica meditativa,
carità, controllo dei sensi, compiere riti sacri yajna,
studio delle sacre scritture, austerità, rettitudine;
2.
"Non violenza, verità, assenza di collera, rinuncia
interiore, pace, avversione alla calunnia, compassione verso
tutte le creature, assenza di cupidigia, gentilezza, modestia,
tranquillità;
3.
"Radiosità di carattere, clemenza, pazienza, purezza,
mancanza di odio e assenza di orgoglio - queste qualità,
o Bharata, sono la ricchezza di chi ha inclinazioni divine.
4.
"O Partha, il vanitoso orgoglio, l'arroganza, l'eccessiva
stima di sé, la collera, come pure l'asprezza e l'ignoranza,
contraddistinguono l'uomo nato con una natura demoniaca asurica.
5.
"Le qualità divine donano la liberazione; le qualità
demoniache portano alla schiavitù. Non temere, o Pandava!
Tu sei dotato di caratteristiche divine.
6.
"In questo mondo vi sono due tipi di uomini: il divino
e il demoniaco. Ti ho già descritto ampiamente quali
sono le qualità divine. Ascolta ora, o Partha, quali
sono quelle demoniache.
7.
"Le persone di natura demoniaca non conoscono il giusto
sentiero dell'azione o quando astenersi dall'azione. Esse
mancano di purezza, di verità e di buona condotta.
8.
"Dicono: "Il mondo non ha un fondamento morale né
una verità permanente, né un Dio o Signore.
Tutte le cose traggono origine dalla mutua unione, causata
dal desiderio. Che altro?".
9.
"Coi loro piccoli intelletti, questi esseri rovinati
s'attaccano alle loro erronee convinzioni e commettono molte
atrocità. Essi sono nemici del mondo, propensi alla
sua distruzione.
10.
"Dediti a insaziabili desideri, pieni d'ipocrisia, orgoglio
e arroganza, nutrendo idee malvagie a causa dell'illusione,
tutte le loro azioni sono impuramente motivate.
11.
"Credendo che l'appagamento dei desideri del corpo sia
lo scopo supremo della vita, sicuri che questo mondo sia "tutto",
questi uomini sono immersi fino al momento della morte nelle
cure e nelle preoccupazioni terrene.
12.
"Legati da centinaia di catene di speranze ed aspettative
egoistiche, schiavi del desiderio e della collera, si sforzano
di procurarsi i godimenti fisici accumulando ricchezze in
maniera disonesta.
13.
"Oggi ho ottenuto questo, e presto appagherò un
altro desiderio. Questa è la mia attuale ricchezza,
ma in futuro molto di più sarà mio".
14.
"Ho ucciso questo nemico, e presto ne ucciderò
anche altri. Sono un signore tra gli uomini; godo di tanti
possessi; ho successo, sono potente e felice".
15.
"Sono ricco e di nobile famiglia. Chi altri può
essere paragonato a me? Offrirò doni con ostentazione
e farò sacrifici formali; sarò felice".
Così parlano, fuorviati dall'ignoranza.
16.
"Nutrendo pensieri confusi, presi nella rete dell'illusione,
bramando solo la gratificazione dei piaceri dei sensi, essi
sprofondano in un orribile inferno.
17.
"Pieni d'arroganza, ostinati, inebriati dall'orgoglio
della ricchezza, essi compiono ipocritamente sacrifici che
sono tali solo di nome, senza seguire le ingiunzioni delle
sacre scritture.
18.
"Essendo pieni d'egoismo, di violenza, d'arroganza, di
lussuria, e inclini all'ira - questi uomini malvagi disprezzano
Me, che dimoro in loro e in tutti gli altri.
19.
"Questi crudeli perpetratori del male che non sanno che
odiare, i peggiori tra gli uomini, IO li getto ripetutamente
nei grembi demoniaci del mondo delle rinascite.
20.
"Entrando in grembi di asura, illusi nascita dopo nascita,
non riuscendo ad ottenerMi, essi discendono in abissi sempre
più profondi.
21.
"Tre sono le porte dell'inferno che portano alla distruzione
del bene dell'anima: lussuria, collera e cupidigia. Perciò,
l'uomo deve abbandonare queste tre.
22.
"Figlio di Kunti! Allontanandosi dalle tre porte del
regno delle tenebre, l'uomo agisce per il bene della propria
anima e quindi raggiunge la Mèta Suprema.
23.
"Chi ignora i comandamenti delle sacre scritture e agisce
seguendo i propri folli desideri, non ottiene la felicità
né la perfezione né la Mèta Suprema.
24.
"Prendi dunque le sacre scritture come guida per determinare
ciò che dev'essere fatto e ciò che dev'essere
evitato. Con la comprensione intuitiva degli insegnamenti
esposti nei testi sacri, sii felice di compiere il tuo dovere
qui nel mondo".
Ritorna
XVII°
CAPITOLO
La
Triplice fede
Arjuna
disse:
1. "Qual è, o Krìshna, lo stato di coloro
che ignorano i comandamenti delle sacre scritture, ma compiono
i sacrifici pieni di fede? Sono di natura sattvica, rajasica
o tamasica?".
Il
Signore Beato disse:
2. "La fede insita nella natura degli esseri incarnati
è triplice: sattvica, rajasica e tamasica. Ascolta
ciò che ti dico.
3.
"La fede di ciascuno è conforme alla propria natura
innata, o Bharata. L'uomo è fatto dalla sua fede; com'è
la sua fede, così invero egli è.
4.
"Gli uomini sattvici rendono omaggio ai deva, i rajasici
agli yaksha e ai rakshasa, e i tamasici ai preta e alla moltitudine
di bhuta.
5
- 6. "Sappi che gli uomini che praticano terribili austerità
non autorizzate dalle sacre scritture sono di natura asurica.
Pieni d'ipocrisia ed egoismo - dominati dalla lussuria, dall'attaccamento
e dalla follia violenta del potere - torturano in maniera
insensata gli elementi del corpo e inoltre offendono Me, che
sono Colui che vi dimora dentro.
7.
"Ciascuno dei tre tipi di uomini ama uno dei tre tipi
di cibo. Anche i sacrifici, le austerità e l'offerta
di doni hanno una triplice natura. Ascolta adesso quali sono
le loro distinzioni.
8.
"I cibi che aumentano la vitalità, l'energia,
la forza, la salute, la gioia e il buon appetito, e che sono
dolci, soffici, sostanziosi e piacevoli, sono amati dalle
persone pure sattviche.
9.
"I cibi amari, acidi, salati, eccessivamente caldi, piccanti,
- aspri e che producono bruciore, sono preferiti dagli uomini
rajasici; essi producono dolore, malessere e malattie.
10.
"I cibi che non hanno alcun valore nutritivo, che sono
insipidi, putridi, stantii, cucinati in precedenza, fatti
di avanzi e impuri, sono graditi alle persone tamasiche.
11.
"Lo yajna sacrificio o dovere offerto dagli uomini che
non desiderano il frutto dell'azione, e fatto secondo le ingiunzioni
delle sacre scritture, solo per amore della giustizia, è
sattvico.
12.
"O Migliore dei Bharata! Lo yajna fatto per amore della
ricompensa e in uno spirito di vana- ostentazione è
di natura rajasica.
13.
"Lo yajna fatto senza alcun rispetto delle ingiunzioni
delle sacre scritture, senza offerte di cibo e doni di apprezzamento,
senza preghiere o canti sacri, e senza devozione a Dio - è
tamasico.
14.
"L'adorazione degli dei, dei due-volte-nati, dei guru
e dei saggi; la purezza, la rettitudine, la castità
e la non violenza sono considerate le austerità del
corpo.
15.
"Lo studio regolare delle sacre scritture la comunione
interiore con il proprio Sé, e il proferire parole
che non causano risentimento, ma che sono vere, piacevoli
e benefiche - sono considerati austerità della parola.
16.
"La serenità di mente, la dolcezza, il silenzio,
l'autocontrollo e la purezza di carattere costituiscono le
austerità della mente.
17.
"Questa triplice austerità, praticata dagli uomini
perseveranti che hanno una grande fede e non desiderano il
frutto delle azioni, è considerata di natura sattvica.
18.
"Le austerità sono considerate rajasiche, instabili
e transitorie, quando sono praticate con ostentazione e per
ottenere il rispetto, l'onore e la venerazione degli uomini.
19.
"Le austerità tamasiche sono quelle che si basano
sull'ignoranza o su una folle concezione, o che sono praticate
per torturare se stessi o per fare del male agli altri.
20.
"Il dono sattvico è quello che si fa per amore
della giustizia, senza aspettarsi nulla in cambio; e donato
nel momento e nel posto giusto ad una persona che ne è
degna.
21.
"Il dono offerto con riluttanza o nella speranza di ricevere
qualcosa in cambio o di guadagnare del merito, è considerato
rajasico.
22.
"Il dono tamasico è quello dato nel momento e
nel posto sbagliato, ad una persona che non ne è degna,
senza rispetto o con disprezzo.
23.
"'Aum Tat Sat" sono state tramandate come le tre
parole che designano Brahman Dio. Da questo potere furono
creati all'inizio i brahmana i conoscitori di Brahman, i Veda
e i riti sacrificali yajna.
24.
"Per questo tutti gli atti dei devoti di Brahman - sacrifici,
offerte di doni e austerità, fatti secondo le ingiunzioni
delle sacre scritture - cominciano sempre con il canto di
"Aum".
25.
"Coloro che cercano la liberazione compiono i diversi
atti di sacrificio, offrono doni e fanno austerità
mentre si concentrano su "Tat", senza alcun desiderio
per il risultato.
26.
"La parola "Sat" indica la Realtà Suprema
oltre la creazione e il Bene che da Essa emana in tutta la
creazione. La parola "Sat" si riferisce anche alle
più alte forme di azione spirituale.
27.
"Lo stato di stabilità nei più alti riti
sacrificali, nell'autodisciplina e nelle offerte devozionali
viene chiamato "Sat" comunione con Dio, la Coscienza
Cosmica trascendente. Invero la stessa azione spirituale connessa
a "Tat" realizzazione di Dio immanente nella creazione
è ugualmente chiamata "Sat".
28.
"O Partha! Ogni sacrificio, offerta di doni o austerità
che venga praticato senza fede o devozione è chiamato
"asat". Esso non ha alcun valore né qui né
nell'aldilà".
Ritorna
XVIII° CAPITOLO
La
Rinuncia e la Liberazione
Arjuna
disse:
1. "O Hrishikesha! Guerriero dal Braccio Possente! Uccisore
del demone Keshi! Desidero conoscere il vero significato di
sannyasa rinuncia ed anche di tyaga abbandono, e qual è
la loro differenza".
Il
Signore Beato disse:
2. "I saggi chiamano "sannyasa" la rinuncia
a tutte le azioni fatte con desiderio. I saggi dicono che
"tyaga" è la rinuncia ai frutti delle azioni.
3.
"Alcuni filosofi dicono che bisogna rinunciare a tutte
le azioni perché piene di male. Altri dichiarano che
gli atti di sacrificio yajna, di filantropia dana, offerte
di doni e di autodisciplina tapas non devono essere abbandonati.
4.
"Ascolta dunque da Me, o Migliore dei Bharata, la verità
finale sulla rinuncia. Infatti, Tigre tra gli Uomini, è
stato detto che la rinuncia è di tre tipi.
5.
"Invero le azioni implicite nello yajna, nel dana e nel
tapas devono essere compiute, e non devono essere abbandonate;
poiché il sacro rito del fuoco, la filantropia e l'autodisciplina
santificano il saggio.
6.
"Ma anche queste azioni, o Partha, devono essere fatte
abbandonando l'attacamento ad esse e il desiderio per i loro
frutti. Questa è la Mia certa e suprema convinzione.
7.
"La rinuncia all'azione prescritta non è giustificabile.
La rinuncia a tale azione, fatta a causa dell'illusione, è
considerata tamasica.
8.
"Chi rinuncia all'azione realmente difficile per timore
della sofferenza e dei problemi che potrebbe avere il corpo,
compie una rinuncia "rajasica"; e non può
ricevere il frutto di tale rinuncia cioè, la salvezza.
9.
"O Arjuna, quando l'azione prescritta viene fatta soltanto
perché dev'essere fatta, abbandonando l'attaccamento
ad essa e al suo frutto, questa rinuncia è considerata
sattvica.
10.
"Il rinunciante pervaso dal sattva, con l'intelletto
calmo, libero dai dubbi, non aborrisce l'azione spiacevole
né è felice di compiere quella piacevole.
11.
"Per un essere identificato con il corpo è veramente
impossibile abbandonare completamente le azioni, ma chi rinuncia
al frutto delle azioni è chiamato tyagi rinunciante.
12.
"Il triplice frutto dell'azione - buono, cattivo e misto
- si presenta ai non rinuncianti dopo la loro morte, ma mai
ai rinuncianti.
13.
"O Eroe dal Braccio Possente! Apprendi da Me quali sono
le cinque cause che servono a compiere ogni azione, e che
sono state esposte nella suprema saggezza il Sankhya in cui
termina ogni azione.
14.
"Il corpo umano; lo pseudo-agente; le molteplici facoltà
dei sensi la mente, l'intelligenza, i cinque strumenti d'azione
e i cinque strumenti di conoscenza; le loro varie funzioni
di diversa natura; e in ultimo, come quinta, la divinità
che vi presiede.
15.
"Queste cinque sono le cause di tutte le azioni -siano
giuste o sbagliate - che un uomo compie attraverso il corpo,
la parola e la mente.
16.
"Stando così le cose, l'uomo di mente perversa
che a causa dell'intelletto non purificato considera il suo
sé assoluto come l'autore delle azioni, non vede la
Verità.
17.
"Chi è andato oltre l'ossessione dell'egoismo
ed ha un'intelligenza non offuscata dall'idea di bene è
male, anche se uccide queste persone (pronte per la battaglia
di Kurukshetra), non uccide; né rimane legato dall'atto
di uccidere.
18.
"Il conoscitore, la conoscenza e il conosciuto costituiscono
le tre cause dell'azione. L'agente, lo strumento e l'attività
sono la triplice base dell'azione.
19.
"Conoscenza, azione ed agente sono descritti nella filosofia
Sankhya di tre tipi soltanto, secondo la distinzione dei tre
guna. Ti prego d'ascoltare attentamente quanto ti dico riguardo
ad essi.
20.
"Sappi che quella conoscenza mediante la quale l'unico
Spirito indistruttibile viene percepito in tutti gli esseri,
indiviso nel diviso, è sattvica.
21.
"Quella conoscenza che invece percepisce nel mondo degli
esseri molteplici entità di diversa natura, distinte
l'una dall'altra, sappi che è rajasica.
22.
"Mentre la conoscenza che si concentra su un singolo
effetto il corpo come fosse la totalità, irragionevole,
non conforme ai principi della verità, banale e futile,
è considerata tamasica.
23.
"L'azione divinamente prescritta, che viene compiuta
in uno stato di completo non attaccamento, senza attrazione
o avversione, e senza desiderarne i frutti, è chiamata
Sattvica.
24.
"L'azione ispirata dalla brama per la soddisfazione dei
desideri, o fatta con fini egoistici e con molto sforzo, e
considerata rajasica.
25.
"L'azione tamasica è quella che si fa sotto il
dominio dell'illusione, senza tener conto delle proprie capacità,
senza valutarne le conseguenze - perdita di salute, d'influenza
e di ricchezza - e facendo violenza agli altri.
26.
"Il soggetto-agente che è libero dall'attaccamento,
senza egoismo, dotato di coraggio ed entusiasmo, che rimane
impassibile nel successo o nell'insuccesso, è chiamato
sattvico.
27.
"Lo strumento d'azione, o agente, che è pieno
d'attaccamento, pieno di desiderio per i frutti dell'azione,
pieno di cupidigia, impurità e propensità alla
violenza, che diventa facilmente giubilante o depresso, è
chiamato rajasico.
28.
"Il soggetto-agente che è instabile nel corpo
e nella mente, volgare, arrogante, senza scrupoli, malevolo,
pigro, che si scoraggia facilmente e rimanda tutto a dopo,
è detto tamasico.
29.
"O Dhananjaya, ora ti spiegherò in maniera esauriente
e particolareggiata la triplice distinzione dell'intelletto
buddhi e della risoluta forza d'animo dhriti, in conformità
ai guna. Ti prego d'ascoltare.
30.
"O Partha, è sattvico l'intelletto che conosce
perfettamente la via dell'azione piena di desideri e la via
della rinuncia, ciò che si deve e non si deve fare,
e le cause che creano paura e impavidità, schiavitù
e liberazione.
31.
"O Partha, è rajasico l'intelletto per mezzo del
quale si percepisce in maniera tremendamente distorta il dharma
giustizia e l'adharma ingiustizia, l'azione che si deve fare
e quella che non si deve fare.
32.
"O Partha, è tamasico l'intelletto che, avvolto
nelle tenebre, considera l'adharma come dharma e vede tutte
le cose in maniera perversa.
33.
"La risoluta costanza mediante la quale uno regola le
funzioni della mente, del prana e dei sensi - controllandone
l'oscillazione attraverso la pratica meditativa - quella risoluta
forza d'animo, o Partha, è sattvica
34.
"O Partha, la risoluta pazienza interiore che fa sì
che uno regoli la propria mente al dharma dovere religioso,
al desiderio e alle ricchezze - mentre ne brama i frutti,
a causa dell'attaccamento - è chiamata dhritirajasica.
35.
"Mentre è chiamata dhriti- tamasica risoluzione
interiore al male quella per cui uno stupido non rinuncia
all'eccessivo sonno, alla paura, al dolore, alla disperazione
e all'arrogante presunzione.
36.
"Ed ora - Toro dei Bharata - ascolta quali sono i tre
tipi di felicità. La felicità trascendente che
si ottiene con la concentrazione ripetuta della mente e nella
quale si realizza l'estinzione di ogni dolore!
37.
"La felicità che nasce dalla chiara discriminazione
percettiva della realizzazione del Sé, è chiamata
sattvica. In principio sembra veleno, ma alla fine è
come nettare.
38.
"La felicità che nasce dall'unione dei sensi con
la materia è chiamata rajasica In principio sembra
nettare, ma alla fine è come veleno.
39.
"Quella vaga felicità che ha origine e termina
nell'autoillusione, che scaturisce dal sonno eccessivo, dalla
pigrizia e dall'errata comprensione, è chiamata tamasica.
40.
"Non esiste essere sulla terra, o anche tra le divinità
dei cieli astrali, che sia libero dai tre guna che nascono
da Prakriti.
41.
"O Terrore dei Nemici! I doveri dei brahmini, degli kshatriya,
dei vaishya e anche dei sudra, sono assegnati a seconda dei
guna manifestati dalla loro natura.
42.
"Controllo della mente, controllo dei sensi, autodisciplina,
purezza, clemenza, rettitudine, conoscenza, realizzazione
del Sé e fede nell'aldilà costituiscono i doveri
dei brahmini, nascendo dalla loro stessa natura.
43.
"Prodezza, splendore, risoluta fermezza, abilità,
non sfuggire alla battaglia, generosità e attitudine
al comando sono i doveri naturali degli kshatriya.
44.
"L'agricoltura, l'allevamento e il commercio sono i doveri
naturali dei vaishya. Gli atti di servizio agli altri costituiscono
i doveri naturali dei sudra.
45.
"Ogni uomo devoto al proprio dovere raggiunge la più
alta perfezione. Ascolta adesso come, dedicandosi al suo dovere
innato, egli ottiene il successo.
46.
"L'uomo ottiene la perfezione adorando, con le predisposizioni
karmiche che gli sono naturali, Colui dal quale emanano tutti
gli esseri e dal quale è pervaso l'intero universo.
47.
"È meglio adempiere il proprio dharma anche se
senza merito e in maniera imperfetta, che fare bene il dharma
di un altro. Chi compie il dovere prescritto dalla propria
natura innata non commette peccato.
48.
"Figlio di Kunti! Uno non deve abbandonare il dovere
per il quale è nato, anche se ha qualche imperfezione;
perché tutto ciò che si fa è avvolto
dall'imperfezione, come il fuoco dal fumo.
49.
"Colui che mantiene l'intelletto sempre distaccato dai
legami e dalle passioni terrene, che è riuscito a ritrovare
la sua anima ed è senza desiderio, ottiene la perfezione
suprema: lo stato di realizzazione libero dalle azioni che
si ottiene con la rinuncia.
50.
"Ascolta in breve da Me - Figlio di Kunti - in che modo
colui che ottiene questa perfezione realizza Brahman, il fine
supremo della saggezza.
51.
"Assorto nel puro intelletto, dominando il corpo e i
sensi con risoluta pazienza, rinunciando per quanto possibile
al suono e alle altre trappole dei sensi, abbandonando l'attaccamento
e l'avversione;
52.
"Vivendo in un luogo solitario, mangiando il giusto,
controllando il corpo, la parola e la mente; continuamente
assorto nella meditazione divina che unisce all'anima; in
possesso di sereno distacco;
53.
"Tranquillo, avendo abbandonato il senso dell'ego, il
potere, l'orgoglio, la lussuria, la collera, i possessi e
la coscienza di "me e mio" - questi è qualificato
a diventare uno con Brahman.
54.
"Divenuto assorto in Brahman - sereno, senza lamentarsi
né desiderare, vedendo la stessa cosa in tutti gli
esseri - egli consegue la devozione suprema per Me.
55.
"Con la devozione suprema egli realizza Me e la Mia natura:
che cosa e chi sono IO. Dopo aver conosciuto queste verità,
egli entra rapidamente in Me.
56.
"Compiendo sempre fedelmente tutti i propri doveri, prendendo
rifugio in Me, con la Mia grazia il devoto perviene allo stato
eterno e immutabile.
57.
"DedicandoMi mentalmente tutte le azioni, considerandoMì
la Mèta Suprema, ricorrendo alla pratica spirituale,
assorbi continuamente il tuo cuore in Me.
58.
"Con il cuore fermamente assorto in Me, e con la Mia
grazia, supererai tutti gli ostacoli. Se invece, preso dal
tuo ego, non Mi ascolterai, andrai incontro alla distruzione.
59.
"Se, facendoti prendere dall'ego, pensassi: "Non
combatterò", vana sarebbe la tua decisione! Perché
Prakriti, la tua natura innata, ti costringerebbe a combattere.
60.
"Figlio di Kunti! Legato dal karma, innato nella tua
natura, saresti costretto a fare tuo malgrado ciò che
a causa dell'illusione non vorresti fare.
61.
"O Arjuna, il Signore dimora nei cuori di tutte le creature
e mediante la Sua illusione cosmica maya costringe tutti gli
esseri a girare come fossero montati su una ruota.
62.
"Prendi rifugio in Lui con tutto l'ardore del tuo cuore,
o Bharata. Con la Sua grazia otterrai la pace suprema e l'eterna
dimora.
63.
"Così ti ho rivelato la saggezza più segreta
di tutti i segreti. Dopo averla ponderata a fondo, agisci
come desideri.
64.
"Ascolta ancora la Mia parola - la più segreta
di tutte. Poiché ti amo intensamente, ti dirò
quel che è bene per te.
65.
"Assorbi la tua mente in Me, diventa Mio devoto, offri
sacrifica a Me tutte le cose, inchinati a Me. Tu Mi sei molto
caro, perciò in verità ti prometto che verrai
a Me!
66.
Abbandonando tutti gli altri dharma doveri, prendi rifugio
solo in Me. lO ti libererò da tutti i peccati derivati
dal mancato compimento di quei doveri minori. Non dolerti!
67.
"Non dire mai queste verità a chi è privo
d'auto-controllo o di devozione, né a chi non rende
alcun servizio o non desidera ascoltare, né a chi parla
male di Me.
68.
"Chiunque impartirà ai Miei devoti la suprema
conoscenza segreta, con la massima devozione a Me, verrà
senza dubbio a Me.
69.
"Nessuno tra gli uomini Mi rende un servizio più
prezioso di costui; né in tutto il mondo vi sarà
alcuno a Me più caro.
70.
"Chi studia e conosce percepisce intuitivamente questo
sacro dialogo tra noi, Mi adorerà con il sacrificio
yajna della saggezza. Questa è la Mia sacra parola.
71.
"Ed anche l'uomo pieno di fede e senza malizia che ascolterà
semplicemente questo sacro dialogo, anche lui, liberato dal
karma terreno, dimorerà nei mondi beati dei virtuosi.
72.
"O Partha, hai ascoltato questa saggezza con il cuore
concentrato? O Dhananjaya, è stata distrutta l'ignoranza
nata dalla tua illusione?".
Arjuna disse:
73. "La mia illusione è stata distrutta! O Achyuta!
Attraverso la Tua grazia ho riguadagnato la memoria. Sono
fermamente stabilito nella conoscenza. La mia incertezza è
svanita. Agirò secondo la Tua parola".
Sanjaya disse:
74. Così - con immensa gioia - ho ascoltato questo
meraviglioso dialogo tra Vasudeva e la grande anima di Partha.
75.
Per grazia di Vyasa mi è stata rivelata questa suprema
e segretissima scienza, manifestata direttamente alla mia
coscienza dallo stesso Krishna, il beato Signore!
76.
O Re Dhritarashtra. Ricordando, ricordando di continuo lo
straordinario e sacro dialogo tra Keshava Krisnha e Arjuna,
rabbrividisco continuamente di gioia.
77.
Ricordando incessantemente l'infinita manifestazione di Hari,
grande - o Re è la mia meraviglia, e la mia gioia si
rinnova continuamente.
Sanjaya concluse:
78. Questa è la mia fede: ovunque sia manifesto Krishna,
il Signore beato, ed ovunque sia presente Partha un sincero
devoto, come Arjuna, l'abile arciere dell'autocontrollo, là
si trovano anche prosperità, vittoria, conseguimento
dei poteri spirituali e l'infallibile legge dell'autodisciplina
che conduce alla liberazione.
"Che l'Assoluto Dio
nella forma eterna di Krishna,
manifesti il Dio-uomo in tutti noi."
(a.c.)
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