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JAGADGURU
(Maestro Cosmico - Maestro Universale)

Liberante conversazione
introduttiva alla

"Bhagavad Gita"

con l'infinita presenza

di
Sri Krishna


a cura di Andrea Casari
a.casari@tin.it

"A tutti i ricercatori della Verità,
di ora e sempre.

Sono i ricercatori del
Perfetto Supremo,
ma non della perfezione.

Sanno che essa non le è nemmeno sposa,
ma che da eterna zitella
è solo in cerca di marito."

(a.c)


Dal "chiedi e ti sarà dato"

al "chiediti…e Ti esaudirai",

vi è il senso vero
e lo scopo attivo
dell'Essere Uomo.

(a.c.)

 


Liberante conversazione

Il giovane nipote in terra chiede…al vecchio Zio Cosmico


*******

Che mi dici dell'amore?

L'Amore Vero come la filosofia
è solo platonico.

Ma proprio come la filosofia,
diviene
anche libro scritto,
per essere letto e vissuto.


..e del sesso?

Una delle tante cose che si possono fare,
e che possono produrre gratificazione e piacere.

Un giorno scoprirai il sommo piacere
e la gratificazione più grande,
che è Essere
e non fare.
Quindi fai sesso se lo desideri,
ma non essere sesso,
divieni Amore che ne è l'origine.

L'Essere è lo stato naturale,
il sesso, come tutto il fare,….è solo natura.

Il desiderio?

L'inconsapevole paura della quiete.

Il lavoro?

Ascolta bene…..
ciò che è eseguito con Amore e Sapienza
diviene Forza e arte,
e l'Artista vero non lavora mai,
ma crea spontaneamente opere d'arte.

Divieni tu stesso Artista,
ed avrai risolto il problema del lavoro.

Il denaro?

Una necessità impellente per molti….poveri nello spirito;
un'opportunità, invece, per pochi……. già ricchi nello spirito.

E Tu, che ne pensi del denaro?

Tutto ciò che è ottenuto di giorno,
si può perdere la notte.

Ciò che rende ricchi di giorno e anche di notte,
quella è la Vera Ricchezza.

Che cos'è la vera ricchezza?
Non la bramo,
ma la creo.

Non la posseggo,
ma la infondo.

Non la disperdo,
ma la rigenero.

Ho coniato appositamente
questa particolare moneta a Tre facce,
perché l'universo intero possa essere veramente ricco.
E' di vero ed unico oro,
riconoscila ed accettala in dono.


……Grazie!!……

Incarnala in te e la riconoscerai in tutto,
diverrai ricco, il più ricco.

Che cosa sono le paure?

Magiche intuizioni…di Maya!

……..Sbagliate però………

..e la morte?

La fine delle paure.


Ma anche la fine della vita?

Sì, di quella delle paure però!

La Vita Vera non è mai nata
e mai cesserà.

Che cos'è la nostra vita?

La vita è concepita come la curiosità,
inizia con una domanda,
e cessa con una risposta,
………infinitamente.

A seconda delle domande
e delle relative risposte
esistono infinite qualità di vita possibile.

Rispondi ora
a tutte le domande,
ed ogni curiosità sarà appagata,
cesseranno le "rinascite" dei dubbi;
rimarrà la Vita eterna.

La famiglia?


L'inizio e la fine di un universo.


Che cosa significa Universale?

L'uomo con la sua mente,
di questa parola ne sa
e ne fa un uso improprio….
perché pensa e crede che universale
voglia dire "tutto",
"in tutto l'universo",
"dell'universo intero".
Ma in verità, nulla possiede nulla
e nulla è in nulla.

Uni-versale vuol dire
"un solo verso",
cioè che vi è un'unica strada percorribile.

Grande!!……e quale unica strada?

………"la Realtà"……….

Che vuol dire veramente…Infinito?

Siedi ed ascolta, ti svelerò il grande arcano.

Il vero significato delle parole
spesso è sconosciuto o dimenticato,
come è dimenticato e sconosciuto
il vero senso della vita.

Come "Innato - Innatus" significa
"non nato, ma presente nel nato e non oltre il nato",
così "Infinito - Infinitus" significa
"non finito, ma presente nel finito e non oltre il finito".

L'infinito vero non è il grande, grandissimo ed illusorio esistere,
ma ciò che di grande, grandissimo ed illimitato è nel piccolo illusorio finito.

Sappi che tutto ciò che esiste,
come anche l'idea di infinito,
in verità è un piccolo finito
pieno del vero infinito.

L'infinito vero si manifesta
attraverso e nel finito,
come il seme infinito di Dio
si manifesta attraverso, e in te.


una lacrima sul viso…arrivò!

……questa è una piccola onda
………del tuo oceano d'amore!

….e oltre il finito allora, che c'è?

..fuori il finito,
significa dire
al di fuori di ogni possibile dimensione,
forma, spazio e tempo.

Non l'infinito….come tutti pensano,
ma il Puro Essere, la Realtà,
che guarda.


Ma il Puro Essere non è infinito!?


Non è propriamente corretto dire così,
anche se a volte
questa definizione
è accettata nella discussione
tra saggi.

L'infinito presuppone anche il finito,
ma il Puro Essere non presuppone altro
che se stesso.

Finito ed infinito "non sono",
ma esistono solamente
nella percezione,
finita ed infinita, dell'illusorio "io".

L'io infinito pensa
e crea l'io finito,
mentre l'io finito
limitatamente pensa
e brama l'io infinito.

Al cadere dell'unico e illusorio "io"
scompare anche il teatro
del tempo ed il palcoscenico dello spazio,
rimane la Pura e sola Realtà.

E' la Realtà di Dio che si manifesta
attraverso il temporaneo "io",
delle forme finite ed infinite,
ma ne è assolutamente svincolata,
perché essa è la sola
ed indiscussa Realtà oltre ogni sogno.


Ma tempo e spazio non sono ovunque?

Nello stato sublime ed indescrivibile
dell'Essere Assoluto
tempo e spazio non vi sono,
nemmeno infinitamente,
perché non necessari
nell'essere l'Assoluto Essere.

L'Assoluto Essere - la Realtà
non è l'Infinito Essere ed esistere.

L'Essere Assoluto non muta,
l'Essere Infinito
muta continuamente
il proprio Esistere,
in Amore Infinito, Sapere Infinito
e Forza Infinita, manifestandosi
nel finito essere ed esistere.

Finito ed infinito coesistono,
ma non sono l'Assoluto.

Tempo e spazio
compaiono infinitamente,
e nel finito esistere
per dare un luogo ed un termine,

finito o infinito che sia,
al manifestarsi e all'autoriconoscersi
delle qualità dell'essere
l'Essere Supremo.


Difficile da comprendere!
Spiegati meglio.

Ascolta bene!

Nulla e tutto esistono
grazie all'Essere della Realtà,
che è riconoscibile
in tutto e nulla,
pur mantenendo
comunque il proprio Essere,
oltre ogni tutto, oltre ogni nulla.

Ma tutto l'essere ed esistere infinito,
come tutto il non essere ed il non esistere infinito,
non sono tutta…..la Realtà.

Perché allora la Trinità?


Sta nel ricercatore attento e sincero
scoprire, vivere
ed incarnare la Trinità,
e non viceversa,
perché questo è
l'Uni-Versale movimento.

In verità, le Forme di Dio sono infinite
ma tutte riconducibili
nel Suo incessante manifestarsi,
al Suo Amore, alla Sua Forza e Sapienza,
tutte riconducibili alla così chiamata "Trinità".

Il tuo momentaneo "io"
è una delle tante forme,
scopri e vivi di che è fatto realmente
questo tuo illusorio "io",
vi troverai Amore, Sapere e
Potere infiniti.

Solo allora scoprirai
che il tuo "io" non è tuo,
bensì una manifestazione
dei Tre.

Solo allora si svela
che la forma di Dio, per quanto infinita,
non è l'Essere Dio.

Sarà svelata la Realtà Suprema del Reale Essere,
senza alcun "io" e forma.

Tutto questo però
non grazie al sapere mentale,
ma grazie all'incarnazione consapevole
della Trinità, la grazia di Dio.


Quindi la cosiddetta grazia di Dio è
..Amore, Potere e Sapere Infiniti..?


….la Sua imperturbabile e discreta presenza.

Chi è l'illuminato?

L'uomo ama riempire
la propria fervida immaginazione
di romanticismi ed esoterismi vari.

Tutto e tutti sono illuminati
dalla grazia di Dio, sempre.

Rari sono invece gli
"illuminanti",
coloro che illuminano
della grazia del Dio che sono.

Perché rari?

Quando uno crede di essere
illuminante,
è come se credesse di
essere uomo,
lo crede solamente;

quando pensa di Essere veramente
illuminante,
è come se pensasse di
essere veramente uomo,
lo pensa ancora solamente.

Rari sono in verità gli illuminanti veri,
e cioè "veramente" Uomini Illuminanti,
non lo credono, né lo pensano, né lo dicono,
ma essendolo, lo manifestano.


Costoro divengono maestri e santi?

Sì, ma non come si crede generalmente.

Non è il loro ego o IO, che diviene tale,
ma è il loro IO ed ego, che in assoluta resa, fanno spazio
alla grazia di Dio che si manifesta pienamente in loro,
affinché tutti abbiano un Santo e un Maestro,
da riconoscere in sé.

L'IO e l'ego, non vi sono totalmente in colui che
è da sempre lo stesso silenzioso Saggio,
ed il vero Saggio da sempre perdura.

Il Saggio che rompe il proprio silenzio
diviene Avatar.


Il "silenzio", che cos'è?

Il consapevole silenzio del Saggio o di un Maestro
può essere il massimo insegnamento,
invero nel pensiero uomo spesso è anche il luogo
dove si nascondono e nascono
le grandi ignoranze.

Sono molti a copiare il silenzio
dei maestri, ma veramente pochi
coloro che sono consapevoli del
suo pieno significato.

Il Silenzio vero illumina
ogni ignoranza,
come la notte della mente
illumina l'anima.

Quindi non "fare silenzio",
ma divienilo,
da lì potrai proferire il silente Verbo,
anche in silenzio.

Perché c'è il dolore, se tutti e tutto sono illuminati ?

La scaturigine del dolore è
il non sapere, il non amare
e l'impotenza che ne deriva.

Il dolore, fisico,
mentale o emotivo che sia,
nasce dall'inconsapevolezza,
perdura in essa e muore
al suo morire.

L'illuminante Essere,
porta consapevole risveglio in tutti e tutto,
ed allevia il dolore dell'intera Umanità,
anche solo con il proprio semplice
esistere.

Che fare per il dolore nel mondo?


Se ti preoccupi veramente del mondo,
dovresti prima occuparti e risolvere
il dolore del tuo mondo.

Affrontalo e sconfiggilo, abbine il coraggio,
il dolore può solamente essere sconfitto.

Fonditi umilmente nell'infinito Sapere,
accresci la tua Forza, e l'imbattibile
muscolo spirituale del Cuore
diverrà come spada lucente ed invincibile.

Solo allora diverrai un illuminante paladino,
e potrai occuparti e non più preoccuparti
anche del mondo intero, e di qualsiasi altro mondo.

Quindi esiste la felicità?

Il fermo cammino nell'Uni-Verso
della consapevolezza,
può essere definito
con la parola "felicità".

La consapevole felicità,
con il suo progredire,
dissolve gradualmente
ogni ignoranza ed ogni dolore.

Scomparirà essa stessa però,
perché solo effimera illusione
della svelata vera beatitudine,
lo stato naturale.


Che vuol dire veramente "distacco"?

Quanta confusione con questa piccola parola,
il distacco è in realtà consapevole "discernimento".

Ma il discernimento vero non è mentale,
e non significa abbandonare o dividere, ma raggiungere.
Si ottiene attraverso la vera meditazione.

Inizialmente il "discepolo" deve
momentaneamente ma obbligatoriamente distaccarsi
dalla così detta vita normale dei sensi,
poiché nel tempo al sé e a sé dedicato
o mangia o medita,
o dorme o medita,
o lavora o medita,
o prega o medita,
o fa l'amore o medita,
e così via.
Il Meditare vero è Essere e non fare.

La pratica costante e la disciplina del buon senso
gradualmente trasformeranno il distacco meditativo
in cosciente avvolgimento meditativo
del proprio esistere tutto;
il fare, l'agire, diverrà in funzione
e manifestazione dell'Essere.
Ecco che allora,
medita e mangia,
medita e lavora,
medita e prega,
medita e fa l'amore,
medita vivendo.

Dopodiché, anche l'azione del meditare
"scomparirà"…..e verrà trascesa,
non è più il meditatore,
ma diviene colui che è sempre stato
il meditato
da tutti i meditatori.
E' la Realtà, vivendo la Realtà.

Da quell'Unica prospettiva
il vero "discernimento"
tra Realtà ed illusione
è compiuto o raggiunto,
e….la Realtà…è la Realtà!!

So che vi sono molte tecniche
per meditare, qual'è la migliore?

Sì, è vero, ve ne sono molte,
dal movimento rituale al fermo silenzio,
perché è da ogni sempre e dove
che l'uomo cerca di capire
il suo vero senso e scopo.

Una tecnica in verità è solo però
un modo per tentare di fare bene qualcosa.
E' la buona e saggia intenzione del cuore
che trasforma un modo di fare
nell'unico modo di Essere,
non più qualcosa ma tutto;
facendo perdere ogni limite
ed incomprensione al fare,
non più qualcosa ma tutto;
svelando infine
la vetta più alta.


..ed…eremitaggio che significa?

Il Vero eremitaggio è interiore
ed elimina l'inutile vagabondare
nell'illusorio esistere esteriore,
riconduce ed indirizza
alla via Uni-Versale.

Come si può vivere, esistere senza l'IO,
spiegami, com'è possibile questo?

Questa domanda e questa paura
non sono dell'eterno Essere, ma del momentaneo
esistere e fare della mente, comprendilo.

Sono dubbi della stessa che non accetta
o non capisce il suo vero senso.

E' proprio al cadere dell'IO,
che l'Essere risplende di sé
senza il limite di alcun sé,
e crea imperturbato
l'esistere finito ed infinito.

Non si possiede più un nome,
sebbene lo si rappresenti;
non ci si "chi(!?)ama(!?)" più
con un nome,
sebbene con quello
ci si riconosca;

perché consapevoli che l'Amore vero
non ha bisogno di alcun "chi",
perché Ama sempre e comunque
con la propria forza e sapienza infinita
tutto il vero Essere e l'illusorio esistere.

Codesto Essere
o tale persona senza IO,
viene sempre ed incessantemente chiamata
dalle menti evolute o desiderose di verità,
ma riconosciuta e compresa solo dai pochi simili.

Simili di ora e sempre,
simili della Realtà.

Per quale motivo allora sei stato o vieni chiamato?

E' sempre da sempre
lo stesso motivo.

Son chiamato dall'umile ed incessante
bisogno di Ordine Uni-Versale.


La parola Ordine mi risuona come "disciplina"?


Per la mente "ribelle" ed inconsapevole,
l'Ordine dei Tre, è dura ed illuminante disciplina,
ma in verità
è solo il potente, saggio e amorevole
modo Uni-Versale,
in cui si manifesta Dio.

Perché sei chiamato "Zio" allora?

Perché Dio,
manifestandosi
anche come Uomo,
diviene come lo Zio,
e cioè Fratello in questo mondo irreale,
dell'Unico Padre Reale.

Ed io…chi sono?

Bravo! Questa è la domanda delle domande,
….."IO SONO".. è la risposta delle risposte.

Si dice che l'esistere sia energia, è vero?

Sì, questo dire è vero per e nella mente,
tutto l'esistere e non esistere
è energia visibile ed invisibile,
e materia percettibile.

L'energia però è solo una delle dimensioni
percepibili nell'infinito manifestarsi.

Essa è dall'uomo chiamata "Nucleare"
e cioè della Sapienza Infinita,
essa è chiamata "Gravitazionale"
e cioè dell'Amore Infinito,
ed "Elettromagnetica"
cioè dell'Infinita Forza.

Queste forme, sebbene siano
diversamente comprese,
in verità sono sempre Una.

Infinita Energia che proviene
dalle Intenzioni Infinite dell'increata
Trinità.


Cosa vuol dire veramente responsabilità?

La vera responsabilità, nipote,
è "presente attenzione"!
Nessun obbligo, ma solo
consapevole presenza
ed attenzione.

Mai……l'Infinito
distolse la sua amorevole attenzione
in ciò che di finito mostrò di sè.

Mi insegnerai tutto, vero?

Ti aiuterò certamente a ricordare,
perchè sappi che non vi è alcun maestro
in grado di insegnare ciò che il discepolo conosce già.

L'ignoranza che tu cerchi di vincere
è il seme calpestato della Sapienza infinita...
uno stato innaturale e momentaneo.
Non odiare la tua, né l'altrui ignoranza
perchè ti allontaneresti dal frutto della Sapienza.

Odiare qualcuno o qualcosa è certamente
il più inutile e il più faticoso dei modi per amarlo....
poichè solo Amore, Forza e Sapienza esistono in te.

Chi si ravvede e si ravviva di questo
si libererà in vita e il seme darà frutto.


Con le tue parole…ho visto Luce !

Ricorda che chi vede luce
vede ancora anche l'oscurità.
In realtà non "vede",
ma guarda soltanto.

Lasciati vedere e al vedere,
ed imparerai a vedere.

Con gli occhi di Dio
vedrai la Realtà.


Quando riparti Zio?

Non me ne sono mai andato nipote mio,
ma ora, tu non te ne puoi ricordare.


Lo Zio..disse infine.

So di essere sempre stato vecchio,
molto vecchio,
il più vecchio,
l'unico vecchio.

So che la vita vera
mi ringiovanisce
giorno per giorno,
sino a divenire
bambino,
l'unico bambino
che diventerà
grande e vecchio,
eternamente l'Unico.

…………e la verità ultima!

Colui che vede e riconosce un Uomo
è lui stesso Uomo;

colui che sente e riconosce un Saggio
è a sua volta un grande Saggio;

come colui che, oltre ogni senso, riconosce Dio
non può essere altro
che Dio stesso.

Ritorna


 

*******

"Leggi e rileggi quanto ti lascio ora. Medita su queste parole che ti ho sussurato, ne otterrai un grande e veloce beneficio per estirpare la "rinascita" del dubbio, altra rinascita è solo una temporanea illusione della mente. Oltre a questo ti lascio un antico e molto conosciuto Testo, illuminanti parole di circa 2500 anni prima del tuo piccolo "io"; sprofonda nel loro immenso significato ed immergi il tuo ego nel sacro rituale di rileggerle spesso; abbandonati, fiero di essere ed esistere, nelle acque pure di questo Gange di Sapienza. Sono le Sutra della Bhagavad Gita, il vangelo ed il Verbo di Sri Krishna, un antichissimo testo indù, e uno tra i più importanti testi spirituali mai scritti, non per motivi religiosi ovviamente, ma perché intriso di verità Uni-Versale, la verità dell'Unico Verso.
Sarò sempre presente e vicino a te, ma la prossima volta che ci incontreremo sarà perché avrai conquistato tutti i mondi."

*******

Bhagavad Gita
Il canto ed il Verbo
del Beato Sri Krishna


Questo sacro poema è uno dei capitoli della Mahabharata, e ci riporta l'insegnamento o Vangelo di Sri Krishna (Avatar di Visnu - incarnazione di Visnu - incarnazione dell'Amore Infinito). È stato composto 3/400 anni circa avanti la nascita di Cristo; tuttavia, gli avvenimenti storici con i quali si confronta si situano in epoca più antica; la grande guerra descritta dalla Bhagavad Gita avvenne in un periodo che gli studiosi moderni fissano a circa 1.000 anni prima di Cristo. Non importa molto cercare dei riferimenti realmente accaduti, in confronto al vero senso che pervade il simbolismo del testo. È illuminante comprensione invece considerare ogni sutra del poema come una corrispondenza della vita di tutti gli individui.

La guerra di cui tratta - il campo di Kurukshetra - s'identifica con il forte impatto che l'animo di ognuno risente, quando s'immerge coscientemente nella dimensione "illusoria" e non completa dell'esistenza quotidiana al fine di trovarne il senso vero - la guerra interiore.

Krishna - uno dei più amati Avatar dell'India - appare come il protagonista della compiuta lezione di vita che - lungo l'intero arco dell'opera - egli comunica ad Arjuna, suo discepolo, ma allo stesso tempo sintesi di ogni individuo. Krishna si rivolge illuminante contro l'ombra di maya - la personalità - immersa nelle fumose e torbide vie delle proprie costruzioni illusorie.

Il Puro ed Assoluto Essere si riconosce attraverso la forma di Krishna, in forma quindi di DIO/KRISHNA, e cioè di colui che ha maturato consapevolmente il suo infinito ed immortale essere ed esistere e che dimora stabilmente nello stato sublime dell'Unica Realtà, Colui che da oltre ogni eternità si manifesta attraverso l'infinito nel finito di Arjuna stesso.


Questa edizione dell'opera, deriva dalla personale rielaborazione di alcune già esistenti traduzioni in italiano, riveduta e parzialmente "corretta" dal sottoscritto, per donarle maggiore scorrevolezza e comprensibilità senza farle perdere comunque l'originale senso e contenuto, ed ancora per non incorrere volontariamente nel plagio di una copia già preesistente. Il mio scopo non è quello di ergermi a studioso e traduttore di questo antico testo, ma di divenire solo un umile conoscitore e divulgatore della verità contenuta nello stesso - Dio sa, e comprende.

Andrea Casari

 

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Legenda dei nomi usati nella Bhagavad Gita

Per Sri Krishna:

Achyuta: Immutabile; Immacolato.
Bhagavan: Beato Signore.
Deva: Spirito.
Govinda: Capo Mandriano, che governa e controlla le "mucche" dei sensi.
Hari: Colui che ruba e conquista i cuori - Krishna il Seduttore.
Hrishikesha: Signore dei sensi.
Janardana: Colui che esaudisce tutti i desideri e le preghiere dell'uomo. Datore di Salvezza.
Keshava: Uccisore del demone Keshi; Distruttore del male.
Madhava: Dio della Fortuna.
Vishnu, Manifestazione Divina. Colui che sostiene il mondo. La seconda Persona della Trinità Indù, l'Amore Infinito di cui Krishna è un'incarnazione; è lo sposo di Lakshmi, la dea della bellezza, della prosperità e della fortuna.
Madhusudana: Uccisore del demone Madhu; Uccisore dell'ignoranza.
Mahatma: Grande Anima.
Prabhu: Signore o Maestro.
Prajapati: Padre Divino degli innumerevoli esseri.
Purushottama: Spirito o Essere Supremo. La Suprema Persona
Varshneya: Discendente della dinastia dei Vrishni.
Vasudeva: Signore dell'Universo. Discendente di Vasudeva.
Yadava: Discendente di Yadu.
Yogeshwara: Signore dello Yoga.

Per Arjuna:

Bharata: Discendente di Re Bharata.
Dhananjaya: Conquistatore di ricchezza.
Gudakesha: Conquistatore del sonno, della beatitudine.
Kaunteya: Figlio di Kunti.
Mahabaho: Eroe dal Braccio Possente.
Pandava: Figlio di Pandu.
Parantapa: Terrore dei nemici. Uccisore dei nemici.
Partha: Figlio di Pritha ,altro nome di Kunti, la madre di Arjuna.

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I° Capitolo

Lo sconforto di Arjuna


Dhritarashtra, il Re "cieco" - la mente cieca ed ottusa - chiese a Sanjaya - l'imparziale intelletto -:

1. "Che fecero i miei figli, le cattive, seducenti tendenze mentali e dei sensi, opposti alle pure tendenze mentali discriminative, radunatisi sulla sacra pianura del campo di battaglia di Kurukshetra desiderosi di darsi battaglia psicologica e morale".
Sanjaya disse:

2. Il principe Duryodhana, dopo aver visto le armate dei Pandava schierate in ordine di battaglia, si rifugiò dal suo precettore Drona, e così gli parlò:

3. "Maestro, guarda il grande esercito dei figli di Pandu, schierato in ordine di battaglia dal figlio di Drupada, tuo discepolo di grande talento".

4. "In esso vi sono potenti eroi, grandi arcieri abili in battaglia come Bhima e Arjuna; i guerrieri veterani Yuyiidhana, Virata e Drupada";

5. "I potenti Dhristaketu, Cekitana e il re di Kashi; il fiore degli uomini, Purujit; e Kuntibhoja e Shaibya";

6. "Il forte Yudhamanyu e il prode Uttamauja; il figlio di Subhadra e i figli di Draupadi - tutti signori di grandi carri".

7. "Ascolta anche chi sono i generali del nostro esercito che si distinguono tra noi; o Fiore dei Brahmini due-volte-nati, te li nominerò per tua conoscenza".

8. "Tu stesso e Bhishma, Karna e Kripa - i vittoriosi nelle battaglie. Aswatthama, Vikarna, il figlio di Somadatta, e Jayadratha sono tutti dalla nostra parte".

9. "E numerosi altri guerrieri, anche loro ben esperti nelle battaglie e muniti di diversi tipi di armi, sono qui presenti, pronti a sacrificare le loro vite per me".

10. "Le nostre forze protette da Bhishma sono difficili da contare, mentre il loro esercito, difeso da Bhima, è facile da contare".
Duryodhana disse al suo precettore Drona:

11. "Perciò tutti voi, rimanendo ai vostri rispettivi posti nei reparti dell'esercito, proteggete Bhishma".

12. Allora Bhishma, il Grande Avo, il più forte e il più anziano dei Kaurava, allo scopo di rincuorare Duryodhana suonò la sua conchiglia ruggendo forte come un leone.

13. Seguendo Bhishma, dal lato dei Kaurava ora suonarono conchiglie, grancasse, tamburi, corni e trombe, e il rumore fu tremendo.

14. Poi anche Madhava Krishna e il Pandava Arjuna, stando sul loro grande carro tirato da cavalli bianchi, suonarono splendidamente le loro conchiglie celestiali.

15. Hrishikesha Krishna suonò il suo Panchajanya; Dhananjaya Arjuna il suo Devadatta; e Vrikodara Bhima, dalle imprese terrificanti, suonò la sua grande conchiglia Paundra.

16. Re Yudhisthira, il figlio di Kunti, suonò la sua conchiglia chiamata Anantavijaya. Nakula e Sahadeva suonarono rispettivamente le loro Sughosha e Manipushpaka.

17. Il Re di Kashi, eccellente arciere; il grande guerriero Sikhandi; Dhristadyumna, Virata e l'invincibile Satyaki,

18. Drupada, i figli di Draupadi, e il potente figlio di Subhadra, tutti insieme - o Signore della Terra - fecero risuonare le loro conchiglie.

19. E quei suoni emanati dalle attività astrali dei centri di terra, acqua, fuoco, aria ed etere, uditi dal devoto in meditazione, scoraggiarono i desideri mentali e materiali legati al corpo - il clan di Dhritarashtra.

20. Vedendo il clan di Dhritarashtra pronto a dare inizio alla battaglia, il Pandava - la cui bandiera ha per emblema la scimmia - sollevò l'arco e rivolse queste parole a Hrishikesha:
Arjuna disse con reverenza:

21 - 22. "O Immutabile Krishna, ti prego di portare il mio carro fra i due eserciti, affinché possa vedere coloro che sono pronti a darsi battaglia! Alla vigilia della guerra, fammi vedere con chi devo combattere.

23. "Desidero vedere tutti quelli che si sono radunati in questo campo di Kurukshetra pronti a combattere, schierati dalla parte del malvagio figlio di Dhritarashtra Durvodhana ".
Sanjaya disse:

24 - 25. O Discendente di Bharata, comandato così da Gudakesha, Hrishikesha condusse il migliore dei carri in un punto tra i due eserciti, di fronte a Bhishma, Drona e a tutti i regnanti della terra, e poi disse: "Guarda, o Partha, tutti i Kaurava radunati insieme".

26. Partha Arjuna vide là radunati in entrambi gli eserciti nonni, padri, suoceri, zii, fratelli e cugini, figli e nipoti, compagni, maestri e altri amici ancora.

27. Vedendo tutti quei parenti schierati in fila, il Figlio di Kunti fu preso da profonda compassione e così parlò tristemente:
Arjuna disse:

28. "Vedendo, o Krishna, questi miei parenti radunati qui desiderosi di combattere, le mie membra vengono meno e la mia bocca è secca.

29. "Tremo tutto e mi si rizzano i capelli. Il sacro arco Gandiva mi scivola dalla mano e la mia pelle brucia.

30. "Né riesco a rimanere in piedi. La mia mente erra di qua e di là, o Keshava, e vedo e sento cattivi presagi.

31. "Né, o Krishna, percepisco alcun effetto salutare nell'uccidere i miei parenti in battaglia. Io non desidero né il trionfo, né il regno, e neppure i piaceri dei sensi.

32 - 34. "A che ci serve il dominio, a che ci serve la felicità o perfino continuare a vivere, o Govinda? Gli stessi cari per amore dei quali desideriamo l'impero, la gioia e il piacere, sono qui schierati in battaglia, pronti ad abbandonare vita e ricchezze: precettori, padri, figli, nonni, zii, suoceri, nipoti, cognati e altri parenti.

35. "O Madhusudana, anche se questi guerrieri dovessero uccidermi, io non potrei mai desiderare di ucciderli, neanche se facendolo ottenessi il dominio sui tre mondi. E quanto meno potrei farlo per amore della terra!

36. "Invero quale felicità potremmo ottenere, o Janardana, uccidendo i figli di Dhritarashtra? L'uccisione di questi uomini malvagi ci getterebbe soltanto nelle grinfie del peccato.

37. "Perciò non siamo legittimati a uccidere i nostri parenti, i figli di Dhritarashtra. O Madhava, come potremmo ottenere la felicità uccidendo i nostri parenti?

38 - 39. "Sebbene costoro, con l'intelligenza offuscata dall'avidità, non vedano calamità nella rovina delle famiglie e non vedano il male nell'ostilità contro gli amici, perché - o Janardana - noi, che percepiamo distintamente il male dovuto alla distruzione delle famiglie, non dovremmo cercare di evitare questo peccato?

40. "Con la distruzione della famiglia, periscono gli antichissimi riti religiosi familiari. Quando viene distrutta la religione che ci sostiene, allora il peccato sopraffà l'intera famiglia.

41."O Krishna, per mancanza di religione adharma le donne della famiglia diventano cattive. E quando - o Varshneya - le donne sono corrotte, l'adulterio si diffonde tra le caste.

42. "L'adulterazione del sangue della famiglia manderà all'inferno i distruttori del clan, insieme alla famiglia stessa. E soccomberanno anche gli spiriti dei loro antenati, privati delle offerte di acqua e dolci di riso.

43. "Con le malefatte dei distruttori della famiglia, che producono la confusione delle caste, vengono distrutti gli antichissimi riti religiosi dharma di casta e di stirpe.

44. "E noi abbiamo appreso, o Janardana, che gli uomini privi di riti religiosi familiari vengono certamente condannati a dimorare all'inferno.

45. "Spinti dall'avidità del piacere di possedere un regno, siamo pronti ad uccidere i nostri parenti - un'azione che ci coinvolgerà in una grande iniquità.

46. "Se i figli di Dhritarashtra, con le armi in mano, mi uccidessero nella battaglia mentre io rimango disarmato e senza opporre resistenza, questo mi sarebbe più gradito e benefico".
Sanjaya disse:

47. Dopo aver così parlato sul campo di battaglia, con la mente angosciata dal dolore, gettando l'arco e le frecce, Arjuna sedette sul sedile del suo carro".

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II° Capitolo

Il discernimento

Sanjaya disse:
1. Madhusudana rivolse queste parole a colui che aveva gli occhi offuscati dalle lacrime ed era stato sopraffatto dalla pietà e dal dolore.
Il Signore Beato disse:

2. "In un tale momento, da dove ti viene - o Arjuna questo scoramento indegno di un ariano, ignobile e contrario all'ottenimento del cielo?

3. "Figlio di Pritha, non abbandonarti a questa debolezza, che non ti si addice. O Terrore dei Nemici, abbandona questa meschina debolezza d'animo! Sorgi!".
Arjuna disse:

4. "O Distruttore dei Nemici, o Madhusudana, come posso combattere questa guerra scagliando frecce contro Bhishma e Drona, che sono degni di adorazione!

5. "Per me sarebbe perfino meglio vivere mendicando piuttosto che uccidere i miei venerandi maestri! Uccidendoli, anche in questa stessa esistenza terrena tutte le mie gioiose esperienze di ricchezze e piaceri dei sensi sarebbero macchiate dal sangue delle cattive vibrazioni.

6. "Difficilmente posso dire che cosa sarebbe meglio, che essi ci vincessero o che noi li conquistassimo. Di fronte a noi ci sono gli stessi figli di Dhritarashtra, uccidendo i quali non dovremmo più desiderare vivere.

7. "Con la mia natura interiore offuscata dalla debolezza della simpatia e della pietà, e con la mente confusa circa il dovere, Ti imploro di dirmi qual è per me la via migliore da seguire. Io sono Tuo discepolo. Istruiscimi, perché ho preso rifugio in Te.

8. "Io non vedo nulla che possa rimuovere l'angoscia interiore che colpisce i miei sensi, neppure se ricevessi un regno prosperoso e senza pari sulla terra e diventassi signore e maestro delle divinità astrali".

Sanjaya disse a Dhritarashtra:
9. Dopo avere così parlato a Hrishikesha, Gudakesha-Parantapa Arjuna disse a Govinda Krishna: "Io non combatterò", e rimase in silenzio.

10. O Bharata! A colui che si lamentava tra i due eserciti, il Signore dei Sensi Krishna parlò, sorridendo, in questo modo:

Il Signore Beato disse:
11. "Hai pianto per coloro che non sono degni del tuo dolore! Tuttavia hai pronunciato parole d'amore. I veri saggi però non si affliggono né per i vivi né per i morti.

12. "Non è che IO non sia mai stato incarnato prima, né tu né questi altri principi! Né mai in futuro qualcuno di noi cesserà di esistere.

13. "Come l'anima incarnata nel corpo passa attraverso l'infanzia, la gioventù e la vecchiaia, allo stesso modo passa in un altro corpo. I saggi non sono turbati da questo.

14. "Figlio di Kunti, le idee di caldo e freddo, piacere e dolore, sono prodotte dal contatto dei sensi con i loro oggetti. Queste idee sono limitate da un inizio e una fine, e sono di natura transitoria. Sopportale con pazienza, o Discendente di Bharata.

15. "Fiore tra gli Uomini, colui che non può essere turbato da queste cose, chi rimane calmo ed equanime nel dolore e nel piacere, lui solo è degno d'ottenere l'immortalità.

16. "Dell'irreale non vi è esistenza. Del reale non vi è non esistenza.
Gli uomini pieni di saggezza conoscono la verità ultima sulla Realtà.

17. "L'Uno che pervade tutte le cose è imperituro. Nessuno ha il potere di distruggere lo Spirito Immutabile.

18. "Il Sé che dimora dentro, eternamente immutabile, indeperibile e illimitato, considera questi abiti corporei come aventi un termine. Perciò combatti, o Discendente di Bharata.

19. "Chi considera il Sé come l'uccisore, e chi pensa che Esso possa venire ucciso, nessuno di questi conosce la verità. Perché il Sé non uccide, né può essere ucciso.

20. "Questo Sé non è mai nato, né perisce. Né essendo venuto in esistenza cesserà mai di essere. Esso è senza nascita, eterno, immutabile, sempre se stesso. E non viene ucciso con l'uccisione del corpo.

21. "Come potrebbe - o Partha - colui che conosce il Sé come imperituro, eternamente permanente, senza nascita e immutabile, pensare che Esso possa uccidere qualcuno o causare la distruzione di un altro?

22. "Come un individuo getta degli abiti logori per indossare nuovi vestiti, così l'anima incarnata abbandona le dimore corporee rovinate per entrare in altre nuove.

23. "L'anima non può essere ferita dalle armi; non può essere bruciata dal fuoco; non può essere bagnata dall'acqua; non può essere seccata dal vento.

24. "L'anima non può essere tagliata, né bruciata, né bagnata, né seccata. L'anima é immortale, onnipervadente, sempre calma e immutabile, eternamente la stessa.

25. "L'anima è inconcepibile, non manifesta e immutabile. Perciò, conoscendola come tale, non devi affliggerti.

26. "Ma anche se pensassi che l'anima nasce e muore incessantemente, anche in questo caso - o Eroe dal Braccio Possente - non dovresti affliggerti.

27. "Perché ciò che nasce deve morire e ciò che muore deve nascere di nuovo. Allora perché affliggersi per qualcosa che è inevitabile?

28. "L'inizio di tutte le creature non è manifestato, solo la parte di mezzo è manifestata, e la fine è di nuovo non percettibile. Che motivo c'è di dolersi per questo?

29. "Alcuni guardano l'anima pieni di stupore. Altri la descrivono come meravigliosa. Altri ancora ne sentono parlare come di un'entità meravigliosa. E vi sono altri che dopo avere ascoltato tutto dell'anima, non la comprendono affatto.

30. "O Bharata, l'Uno che dimora nei corpi di tutti gli esseri è sempre indistruttibile. Perciò non devi dolerti per nessuna creatura.

31. "Anche dal punto di vista del tuo dharma il giusto dovere, non devi esitare internamente, perché per uno kshatriya guerriero non c'è nulla di più fausto che una giusta battaglia - per difendere gli interessi dei suoi compagni e gli ideali della vita.

32. "Figlio di Pritha, beati e fortunati sono gli kshatriya i guerrieri chiamati a combattere in una giusta battaglia che viene senza averla provocata, e che apre loro la porta del cielo.

33. "Ma nel caso rifiutassi d'impegnarti in questa giusta battaglia, abbandonando il tuo dharma dovere e il tuo onore specifico, faresti peccato.

34. "Gli uomini parlerebbero sempre della tua disonorevole azione. E per I'uomo d'onore, il disonore è davvero peggiore della morte.

35. "I grandi guerrieri penserebbero che ti sei ritirato dalla battaglia per paura. Così coloro che ti tenevano in grande considerazione ti stimerebbero da poco.

36. "Inoltre i tuoi nemici criticherebbero la tua attitudine indolente e proferirebbero contro di te parole insolenti. Cosa potrebbe esserci di più penoso?

37. "Se morirai combattendo i tuoi nemici, guadagnerai il cielo; se vincerai, godrai la gloria terrena. Perciò, Figlio di Kunti, alzati, deciso a combattere!

38. "Rimanendo equanime nella felicità e nel dolore, nel guadagno e nella perdita, nella vittoria e nella sconfitta, affronta la battaglia della vita. Così non commetterai peccato.

39. "Ti ho spiegato la saggezza fondamentale della conoscenza. Adesso ascolta la saggezza dell'azione, possedendo la quale - o Partha - spezzerai le catene del karma.

40. "In questo sentiero d'azione non c'è la perdita dello sforzo incompleto per la realizzazione, né si creano effetti contrari. Anche una minuscola parte di questo dharma religione protegge uno dalla grande paura di essere prigioniero della ruota di nascita e morte.

41. "O Discendente di Kuru! In questa via vi è solo una risoluzione interiore unica e concentrata; mentre le argomentazioni della mente indecisa sono senza fine e variamente ramificate.

42 - 44. "O Partha, coloro che sono caparbiamente attaccati al potere e alle delizie dei sensi, e la cui intelligenza discriminativa è fuorviata dalle fiorite parole delle persone spiritualmente ignoranti, non possono conseguire l'equilibrio mentale della meditazione e dunque non possono ottenere l'unione con Dio nel samadhi estasi. Sostenendo che non vi è altro che trovare diletto negli aforismi laudatori dei Veda, con la loro natura tormentata dalle inclinazioni terrene, considerando i piaceri celesti del mondo astrale la loro mèta suprema, compiendo numerosi riti sacrificali specifici per ottenere il potere terreno e i piaceri dei sensi - queste persone vanno invece incontro a nuove nascite, come conseguenza delle loro azioni istigate dai desideri.

45. "I Veda parlano delle tre qualità universali o "guna". Arjuna, liberati dalle tre qualità e dalle coppie di opposti. Sempre bilanciato e libero dal pensiero di ricevere e mantenere, stabilisciti fermamente nel Sé.

46. "Per colui che conosce Brahman lo Spirito Supremo tutti i Veda le sacre scritture non gli sono di maggiore utilità di quanto non lo sia una riserva d'acqua quando c'è un'alluvione.

47. "Tu hai diritto soltanto all'azione, e mai ai frutti che derivano dalle azioni. Non considerarti il produttore dei frutti delle tue azioni, e non permettere a te stesso d'essere attaccato all'inattività.

48. "O Dhananjaya, rimanendo immerso nell' unione con lo Spirito attraverso la meditazione, compi tutte le azioni abbandonando l'attaccamento ai loro frutti. Rimani indifferente al successo e al fallimento mentre agisci. L'equanimità mentale riguardo il successo e il fallimento è la via.

49. "Tutte le azioni fatte con desiderio sono di molto inferiori a quelle fatte sotto la guida della saggezza; perciò - o Dhananjaya - prendi rifugio nella saggezza che ti guida sempre. Miserabili sono coloro che compiono le azioni solo per i loro frutti.

50. "Chi è unito alla saggezza cosmica va oltre gli effetti di virtù e vizio, anche in questa stessa vita. Dedicati dunque all'arte dell'unione divina. La via spirituale è l'arte della giusta azione.

51. "Coloro che hanno controllato le loro menti vengono assorbiti nella saggezza infinita; e non hanno più interesse ai frutti delle azioni. Liberati dal ciclo delle rinascite, raggiungono lo stato al di là del male, che è la causa del dolore.

52. "Quando il tuo intelletto andrà oltre l'oscurità dell'illusione, allora realizzerai lo stato d'indifferenza riguardo le cose udite in passato e le cose da udire in futuro.

53. "Quando il tuo intelletto, agitato dalla varietà di opinioni differenti, rimarrà immoto, fermamente ancorato nell'estasi della beatitudine dell'anima, allora otterrai l'unione finale ".

Arjuna disse:
54. "Quali sono, o Keshava, le caratteristiche dell'uomo saldamente stabilito nella saggezza e immerso nel samadhi? Come si comporta l'uomo di saggezza stabile quando parla, siede o cammina?".

Il Signore Beato disse:
55. "O Partha, quando un uomo abbandona completamente tutti i desideri della mente, del tutto soddisfatto nel Sé soltanto dal Sé, allora viene considerato stabilito nella saggezza.

56. "Colui la cui mente non è turbata dall'ansietà durante il dolore né dall'attaccamento alla felicità; che è libero - da affetti mondani, paure e collera - è davvero un muni che ha una saggezza stabile.

57. "Colui che in tutte le circostanze è senza attaccamento - non felicemente eccitato quando riceve il bene, né disturbato quando sperimenta il male - ha una saggezza saldamente stabilita.

58. "Quando lo yogi può ritirare completamente i sensi dai loro oggetti di percezione, come la tartaruga ritira i suoi arti, allora la sua saggezza è saldamente stabilita.

59. "L'uomo che si astiene fisicamente dagli oggetti dei sensi, vede che per un po' questi si ritraggono, lasciandosi dietro solo il desiderio. Ma colui che contempla il Supremo è liberato anche dal desiderio.

60. "O Figlio di Kunti, gli avidi ed eccitabili sensi afferrano violentemente anche la coscienza di un saggio che lotta per la liberazione.

61. "Chi unisce il suo spirito a Me, avendo soggiogato tutti i sensi, rimane concentrato su di Me come il Supremamente Desiderabile. La saggezza intuitiva diventa ferma e stabile, in colui che ha i sensi sotto controllo.

62. "Pensare agli oggetti dei sensi causa attaccamento ad essi. Dall'attaccamento nasce il desiderio, e dal desiderio scaturisce la collera.

63. "Dalla collera nasce l'illusione; l'illusione genera perdita di memoria del Sé. Dalla distruzione della memoria deriva la rovina della facoltà discriminativa. Dalla rovina della discriminazione segue l'annientamento della vita spirituale.

64. "L'uomo autocontrollato, muovendosi in mezzo agli oggetti materiali con i sensi soggiogati, privo d'attrazione e repulsione, perviene ad una imperturbabile calma interiore.

65. "Nella beatitudine dell'anima scompare ogni dolore. L'intelletto di chi è calmo diventa presto saldamente stabilito nel Sé.

66. "Chi è disunito perché non stabilito nel Sé non ha saggezza né meditazione. Per chi non medita non vi è tranquillità. E per chi è senza pace com'è possibile la felicità?

67. "Come una nave sulle acque viene portata fuori rotta da una tempesta di vento, così la discriminazione umana è allontanata dalla via che intende seguire quando la mente soccombe alle tempeste dei sensi vagabondi.

68. "Mahabaho! La saggezza è saldamente stabilita in quell'uomo i cui sensi sono completamente controllati riguardo gli oggetti.

69. "Ciò che è notte del sonno per tutte le creature è veglia luminosa per l'uomo d'autocontrollo. Ciò che è veglia per tutti gli esseri è notte un momento di sonno per il muni che percepisce il Sé.

70. "Come l'oceano calmo e traboccante non viene cambiato dalle acque che vi affluiscono - è pieno di pace chi assorbe dentro tutti i desideri, non chi è avido di desideri.

71. "La persona che, avendo rinunciato a tutti i desideri, vive senza brame e non s'identifica con l'ego mortale, e il suo senso di "mio" realizza la pace.

72. "Questo, o Partha, è lo stato di chi è "stabilito in Brahman". Chi vi entra non cade più nell'illusione. Anche se uno vi si stabilisce nel momento stesso della transizione dal fisico all'astrale, ottiene lo stato finale di comunione con lo Spirito".

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III° Capitolo


Karma Yoga ovvero la via dell'azione

Arjuna disse:
1. "O Janardana, se Tu consideri la conoscenza superiore all'azione, allora perché - o Keshava vuoi che m'impegni in questa terribile azione?

2. "Con queste parole apparentemente contraddittorie Tu stai, per così dire, confondendo il mio intelletto. Ti prego, fammi conoscere con certezza l'unica cosa mediante la quale potrò raggiungere il bene supremo".
Il Signore Cosmico disse:

3. "O Senza Peccato, all'inizio della creazione IO diedi al mondo la duplice via della salvezza. Il sentiero dell'unione divina attraverso la via della saggezza Jnana-yoga, per i saggi i seguaci del Sankhya; il sentiero dell'unione divina attraverso la meditazione attiva o via dell'azione per chi opera.

4. "Nessuno raggiunge lo stato dell'inazione evitando di compiere azioni. Nessuno raggiunge la perfezione rinunciando semplicemente all'azione.

5. "In verità nessuno può rimanere neppure un momento senza agire; perché invero tutti sono ineluttabilmente costretti all'azione dalle qualità guna nate dalla Natura Prakriti.

6. "L'individuo che controlla con la forza gli organi dell'azione, ma la cui mente ruota intorno ai pensieri degli oggetti dei sensi, viene chiamato ipocrita, uno che inganna se stesso.

7. "Mentre l'uomo che disciplina i sensi con la mente, senza