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Brano
tratto dal romanzo spirituale
"Eternamente Qua" di Andrea Pangos
Un
numero considerevole di così detti abitanti civili
della Terra pratica una particolare attività che di
norma esige la messa in pericolo di molte vite. Tale, per
l'uomo oramai peculiare, modalità di utilizzo del libero
arbitrio consiste nello scontro armato tra esseri umani dalle
menti diversamente programmate e dai corpi fisici similmente
armati.
Non molto tempo fa, in uno dei molteplici conflitti di tale
genere che caratterizzano la morte in troppe regioni del pianeta,
hanno combattuto per molti anni tre parti, ognuna delle quali
suddivisa in varie sottoparti dai punti di vista similmente
differenti. Interessante è che per tutta la durata
del conflitto, proprio i ruoli "essere parte alleata
o parte nemica" cambiavano molto spesso attore. Gli uomini
che erano stati indotti a credere di rappresentare la stessa
bandiera, gli stessi ideali, gli stessi valori e lo "stesso
Dio", erano stati, in un determinato momento, alleati
di coloro che poco prima avevano funto da avversari. L'aritmia
di tale trambusto dipendeva molto anche dallo stato d'animo
caratterizzante l'alzata mattiniera dei capi delle parti in
guerra. Ironia della sorte, i combattenti, la continuità
del soffio vitale dei quali dipendeva in gran parte proprio
da questi non di rado deliranti capoccioni, in molti casi
non avevano la possibilità di alzarsi dopo aver dormito.
Sopratutto per due motivi. Primo: molti tra gli individui
attivamente impegnati a fronteggiare i propri fronteggiatori
disponevano raramente del privilegio di riposare distesi orizzontalmente;
secondo: dalla posizione di distensione orizzontale non potevano
alzarsi i feriti gravi, i mutilati, i paralizzati e naturalmente
i morti...
...Poi, un bel giorno nuvoloso, si seppe che la guerra era
finita. Tutte e tre le nazioni in conflitto avevano ufficialmente
divulgato la notizia di essere state proprio loro ad aver
vinto. Questo fece sì che tanta incomprensione superficiale
si tramutasse in profondo non comprendere. Com'era possibile
che avessero vinto proprio tutti, sopratutto chi nella guerra
aveva perso tutto?
Veramente, pur osservando con grande consapevolezza i disgraziati
le cui proprietà si erano trasformate in polvere e
cenere, non si poteva scorgere alcun ottimismo. Anzi, a molti
di questi tantissimi sventurati dispiaceva proprio di essere
sopravissuti. Credevano che come defunti avrebbero avuto perlomeno
qualche possibilità di spingersi sino in Paradiso.
Tale incertezza rappresentava per molti un'alternativa sicuramente
migliore della certamente infernale continuazione della vita.
Taluni tra questi uomini caduti in disgrazia divina, avevano
addirittura investito fiumi di pensieri ed emozioni a chiedersi
se l'essere stati parte fisica integrante di chilometriche
colonne di profughi, intenti primariamente a sopravvivere
ai pericoli che si presentavano durante il loro infernale
fuggire, non fosse di per sé la prova del fuoco attestante
la loro purezza. Esame che gli aveva resi più che pronti
per la patria senza confini: il Paradiso. Molte di queste
anime vaganti, ma ancora connesse al corpo fisico, erano assediate
da tenaci insicurezze del tipo: dato che abbiamo passato l'inferno,
stiamo sicuramente avvicinandoci al Regno dei Cieli. Però
prima viene il purgatorio. Abituati alle vampate di terrore,
riusciremo a continuare il nostro cammino, oppure saremo assopiti
dal mite clima purgatoriale?
Nel tentativo di comprendere le ragioni di tanto celebrare
statale, alcuni tra i protagonisti di questa folle tragedia
iniziarono a credere in un miracolo avente le seguenti caratteristiche:
sul podio dei vincitori salgono anche quelli le cui gambe
hanno perso la possibilità di compiere la propria funzione
base. Poiché i leader nazionali affermavano che Dio
è dalla parte del popolo che loro stessi rappresentano,
a qualcuno tale credenza pareva del tutto giustificata.
C'erano comunque anche diverse interpretazioni di tale stupefacente
comportamento della massa. Qualcuno pensò che il significato
della parola "vittoria" fosse variato in "scissione
definitiva dell'Anima dal corpo". Praticamente tutto
indicava il fatto che, ancora una volta, la sostanziale pericolosità
del giocare con il senso dei termini, aveva trovato un ottimo
paravento in apparentemente innocenti e trionfali giochi di
parole.
Ad ogni modo, la maniera sostanzialmente più conveniente
per autoingannarsi, era convincersi di aver vinto e di essere
stati dalla parte del bene. Tra l'altro, questo tipo di convincimento
era facilitato dal fatto che i morti non potevano inoltrare
reclami, mentre agli invalidi mancava l'efficienza necessaria
per farlo efficacemente. Possibile morale della favola: ognuno
è libero di credere quel che vuole e spesso si crede
proprio a quel che di più sembra convenire.
Grazie a tutti questi avvenimenti, oggi nelle scuole, istituzioni
dove si insegna a leggere, scrivere, contare ma anche a credere
in modo passivo, meccanico e sistematizzato alle menzogne,
gli alunni possono sapere come l'Anima di tantissima gente
trapassò affinché, valendosi dello spostamento
dei confini nazionali, molti appartenenti ai vertici di stato
potessero orgogliosamente innalzare alti podi di vittoria.
Purtroppo spesso accade che gli insegnanti non si affannino
molto a spiegare ai discepoli che si trattava di strutture
sui gradini delle quali non solo non potevano issarsi gli
invalidi di guerra, ma erano funzionalmente adatte soltanto
ai capi supremi. Gente che di norma veniva a conoscenza dei
fatti avvenuti sul fronte, stando comodamente seduta nel proprio
gabinetto, tramite rapporti scritti su fogli bianchi, non
certo chiazzati di sangue. Su tali podi i capoccioni conferivano,
gli uni agli altri, diverse medaglie. L'altra faccia di queste
medaglie era sì indiscernibile alla massa, ma non per
questo era sconosciuta ai banchieri ai quali, quegli irreprensibili
porgitori di sacrificio sotto le mentite spoglie del servire
gli interessi nazionali, avevano affidato i loro conti bancari
segreti, nobilitati spesso da ingenti somme della divisa nazionale
dei paesi nemici.
Eppure in questo grave periodo non dominava tanta antidemocraticità
come si poteva desumere da quanto scritto sinora. Anzi, per
rispettare i principi democratici, il blocco informativo riguardo
al pianto di un gran numero di madri di figli periti in guerra,
veniva spesso compensato dalla mancata emissione di notizie
riguardanti la non partecipazione alle operazioni belliche
di una particolare e stretta cerchia di cittadini privilegiati.
Nazional-patrioti-profittatori che non avevano mai accarezzato
l'ombra di una bomba in caduta libera, le cui menti erano
contraddistinte dalla sporadicità di pensieri in sintonia
con la sincera intenzione di partecipare in modo concreto
al processo di spostamento dei confini nazionali e di lottare
per il bene della patria (a parole) tanto cara a loro.
Cosa interessante, i vertici politici nazionali, determinanti
per l'effettuazione delle operazioni belliche su scala extranazionale,
furono eletti anche grazie a molti di coloro che più
tardi sarebbero scomparsi sui campi di guerra. Una più
attenta osservazione di questo fenomeno, offre l'opportunità
di scorgere come furono proprio gli elettori ad aver legittimato
i capi supremi a determinare le condizioni e la durata della
vita degli elettori stessi. Va rivelato che nemmeno chi aveva
disertato le urne era stato svincolato dall'obbligo di partire
poi per il fronte e diventare parte della macchina da guerra.
Metamorfosi scorgibile sopratutto negli attimi in cui i pezzi
di ricambio (riservisti) dovevano sostituire, poco importava
se parzialmente o integralmente, le parti danneggiate della
macchina da guerra, offrendo all'osservatore attento la rivelazione
che in tempo di guerra valgono leggi economiche simili a quelle
vigenti in tempo di pace. In periodi tranquilli, i tributi
e i dazi doganali, pagati affinché la merce possa legalmente
attraversare il confine, confluiscono sui conti correnti dello
stato. Il confluire di fiumi rosso sangue, originati dal distruggere,
nella massa acquosa del fiume (l'alternativa è la graduale
penetrazione di tale liquido organico umano nella terra),
indica come durante le azioni armate lo spostamento dei confini,
le detonazioni e le sparatorie non offrono una giustificazione
plausibile, bensì la ragione principale del pagamento
di tributi e dazi doganali, sotto forma di arti mozzati e
vite perse. Ciò rende l'economia di guerra simile a
quella in tempo di pace. Attenzione: il dato di fatto che
l'economia di guerra è parte integrante della macchina
bellica, induce l'abbaglio che la prima è una conseguenza
della seconda, mentre invece la seconda viene creata proprio
come protocollo per il funzionamento ottimale della prima.
Alcuni affermano che la partecipazione al conflitto armato
rappresenta un obbligo. Non pochi sono ancor oggi storditi
dall'oppio dell'eroismo. Ad ogni modo, giunti a questo punto,
sarebbe forse inopportuno non chiedersi in quale misura la
triade "basso grado di conoscenza di se stessi - fortemente
interiorizzati meccanismi comportamentali - dipendenza da
potenti influssi esterni" aveva influito sulla voracità
con la quale l'eruzione bellica aveva sommerso tante vite.
E poi, che cosa pensare riguardo all'affermazione che la presenza
dei combattenti nei focolai bellici, influì sulla perdita
della stabilità psichica degli stessi? Affermare che
la perdita della stabilità psichica della massa è
la prova della precedente stabilità mentale della stessa,
apre lo spiraglio a molteplici quesiti: Perché una
moltitudine di uomini psichicamente equilibrati si era tanto
ferocemente scontrata con un'altra moltitudine di esseri,
anch'essi psichicamente equilibrati? Come mai le dita della
mano di un padre psichicamente equilibrato che tanto dolcemente
avevano accarezzato il viso di sua figlia, un'ora più
tardi sono là a premere il grilletto per togliere la
vita ad altri padri? Quali contenuti mentali fanno sì
che gli stessi occhi che nella luce del mattino si erano incrociati
con l'amorevole sguardo della madre, nell'oscurità
serale cerchino la preda umana a cui togliere la vita?
Fondamentali rivelazioni si celano al di là dell'inconsapevolezza
che determina le amplitudini della vita, una traccia le cui
valli e cime significano la mutevolezza di tutto...
Ritona
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