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Etica e Divenire

Questo articolo è tratto dal libro
Realtà e illusione di Andrea Pangos
andreapangos@gmail.com www.pangoseditore.com

 

L'argomento Etica e Divenire è trattato  durante
il corso Alla Ricerca della Reale Identità -
ricerca e maturazione dei processi del Divenire

 

Quando un'azione è giusta? Quando un'azione è sbagliata? Qual è il principio che decide del bene e del male? Queste sono le tre domande fondamentali alle quali cerca di rispondere l'etica. Le risposte a tali domande sono inevitabilmente suggestionate dalle rappresentazioni che si hanno del bene e del male e da altri condizionamenti. Non di rado, taluni definiscono come male ciò che altri caratterizzano come bene e viceversa, altri definiscono come bene ciò che molti definiscono come male. L'etica è quindi opinabile, l'attività intellettuale si forma anche con le opinioni e se non è consapevolizzata fa smarrire molti processi mentali dell'individuo in un turbine di nozioni, concetti, credenze, dogmi, valori. spesso contrastanti tra loro. Per ovviare a ciò c'è bisogno di un'etica universale, uguale per tutti i popoli e per tutti gli esseri umani, costante nel tempo e nello spazio, semplice e coerente in tutti i suoi aspetti. Tale etica universale è l'etica che trova fondamento nel processo basilare di ogni essere umano, vale a dire nel Divenire. Osservando dalla prospettiva del Divenire e della suddivisione in bene e in male:il bene è ciò che stimola il Divenire, il male è ciò che ostacola il Divenire. Il bene è ciò che stimola l'armonizzazione della mente, primariamente delle forme emozione e delle forme pensiero con la Coscienza Infinita. Il male è ciò che ostacola tale armonizzazione ovvero che stimola la disarmonizzazione della mente, primariamente delle forme emozione e delle forme pensiero, con la Coscienza Infinita.    

Osservando dalla prospettiva dell'etica basata sul Divenire, visti gli usi ed i costumi vigenti nel mondo, soltanto rarissimi fanno del bene, mentre la stragrandissima maggioranza fa del male e dunque il sistema di vita dell'umanità è basato in buona misura sul male. Dalla prospettiva del bisogno fondamentale che è la necessità di Divenire, fa del male anche chi si comporta comunemente e in linea con le regole sociali, ad esempio chi fomenta convincimenti abbaglianti del tipo: tu sei il corpo; tu sei nel tempo e nello spazio; tu sei un puntino nell'Universo; tu sei ciò che provi, tu sei ciò che pensi, tu sei questo o quello ecc. Tale suggestionare è malefico perché tra l'altro stimola il formarsi e potenziarsi della propria e altrui identità immaginata, il che ostacola il Divenire. Chi invece fa del bene stimolando la Ricerca della Reale Identità, ad esempio affermando giustamente: tu non sei (soltanto) il corpo, il corpo è una tua manifestazione; il tempo e lo spazio sono in Te - Totalità, il tempo e lo spazio sono elementi illusori della tua Vera Identità; l'Universo si trova in Te Totalità ed è una manifestazione della (tua) Reale Identità; tu sei, in effetti, la Totalità, mentre in Realtà sei Dio (l'Assoluto, la Realtà); può facilmente essere considerato pazzo o perlomeno molto stravagante e fuorviante. Perché dunque stupirsi che il mondo e l'umanità siano, come si sente spesso affermare, oberati da innumerevoli problemi?!   

La qualità dell'etica va dunque determinata in base a quanto essa stimola ovvero ostacola il Divenire. Minore è la qualità dell'etica e maggiormente essa stimola il formarsi di elementi che di solito sono definiti come male: malattie, guerre, omicidi, soprusi, tortura, crimini. che sono conseguenze del Divenire ostacolato. I concetti bene e male non basati sul Divenire sono concetti di bassa qualità perché non sono in funzione del Divenire. Particolarmente nocivi e fuorvianti sono i concetti bene assoluto e male assoluto. Come ogni processo anche il bene e il male sono relativi e non possono in nessun caso essere assoluti. Soltanto Dio È Assoluto.  

Soltanto chi Discerne la Realtà (Dio) dall'illusione (Manifestazione), meglio ancora  se è Divenuto del tutto, può creare principi etici qualitativi. I creatori e i divulgatori di regole etiche i quali (perlomeno) non Discernono la Realtà dall'illusione, sono spesso veri e propri promotori del male. Molti tra coloro che hanno definito regole etiche poi massivamente seguite, non soltanto non erano Divenuti, ma non Discernevano la Realtà dall'illusione nemmeno temporaneamente. Soltanto alcuni dei promulgatori di regole Etiche sono Divenuti del tutto e molti tra loro le hanno promulgate prima di aver iniziato a Discernere la Realtà dall'illusione e dell'essere Divenuti del tutto. Alcuni sono Divenuti del tutto poco prima di morire. 

L'etica basata sul Divenire è però soltanto un primo passo, un aiuto iniziale per stimolare il Divenire sostituendo un'etica di bassa qualità (non basata sul Divenire) con un'etica di alta qualità (basata sul Divenire). Per Divenire qualitativamente è necessario svincolarsi da ogni concetto e quindi anche dall'etica basata sul Divenire, la quale è qualitativa ma può essere un punto di riferimento soltanto nella fase iniziale del Divenire. Poi può facilmente trasformarsi in ostacolo perché, tra l'altro, può stimolare l'attaccamento: alle regole etiche, al bene ma anche al male, alla suddivisione in bene ed in male, all'individualità e al Divenire stesso. Tendere a fare del bene, ovvero ciò che si crede essere il bene, è una particolare forma di identificazione e può essere anche un modo per mercanteggiare: faccio del bene così otterrò del bene. Tale approccio ostacola il Divenire. Inoltre, ciò denota anche attaccamento ai frutti dell'azione, il che è un ulteriore intralcio per Divenire. In una fase del Divenire tale mercanteggiare può essere positivo per il Divenire, a patto che si tratti dell'effettivo bene ovvero di ciò che stimola il Divenire. Facendo ciò che è effettivamente bene, vale a dire ciò che stimola il Divenire, l'individuo ha la possibilità di trascendere i concetti bene e male e dissolvere così ciò che ha creato o acquisito (i concetti bene e male). 

Naturalmente se ti si presenta l'occasione di aiutare qualcuno, non indugiare, agisci subito. Non farlo aspettare finché sei perfetto. Ma non diventare un benefattore di professione. (Sri Nisargadatta Maharaj - tratto da L'eterna saggezza di Sri Nisargadatta Maharaj, pag.59, Robert Powell, Aequilibrium, Milano, 1993)     

Per quanto positivo e etico possa sembrare, anche l'attaccamento al concetto ovvero al processo: lotta delle così chiamate forze del bene o forze della luce contro le così chiamate forze del male o forze delle tenebre, è non poco dannoso. Divenire significa anche avvicinarsi ad esperirsi come Totalità e non combattere elementi della Totalità. Per Divenire non bisogna essere contro qualcosa, ma bisogna essere per il (proprio) Divenire. Anche il non essere contro le cosiddette forze del male ma identificarsi con le forze del bene che fanno del bene senza essere contro il male, è un ostacolo per il Divenire. Ogni forma di identificazione è un ostacolo per lo stesso Divenire. Per Divenire del tutto è indispensabile neutralizzare ogni identificazione ed ogni attaccamento e stabilirsi nell'esperire (1) l'individualità e il Divenire come illusioni e Dio come Unica Realtà.  

(1)                           Essere, che è lo "stato" in cui si "esperisce" Dio come Unica Realtà e come (propria) Reale Identità,, è comunque "di là" dell'esperire. Essere è "di là" del percepire e "di là" del non percepire. 

Che cosa centri tu con la salvezza del mondo, quando tutto quello di cui il mondo ha bisogno è di salvarsi da te? Esci dal quadro e guarda se rimane qualcosa da salvare. (Sri Nisargadatta Maharaj - tratto da L'eterna saggezza di Sri Nisargadatta Maharaj, pag.59, Robert Powell, Aequilibrium, Milano, 1993)   

Divenire in modo concreto significa anche trascendere i concetti bene e male e la suddivisione in bene ed in male. Dunque, anche la suddivisione più qualitativa in male e in bene non è la soluzione ultima per stimolare il Divenire, perché potenzia l'identità immaginata e la formazione dualistica dell'attività percettiva, emotiva ed intellettiva.  

Quando una persona si considera buona e non cattiva, si auto-afferma identificandosi con questa convinzione, che prolunga l'esistenza separativa in una nuova forma In certi casi questa nuova costruzione dell'ego è più difficile da smantellare, perché spesso ci si identica più completamente con il bene che non con il male. È più facile liberarsi dell'identificazione con il male perché, non appena si percepisce che il male è male, la sua presa sulla coscienza perde forza. Districarsi dalla presa del bene è un problema più difficile, poiché il bene ha una parvenza di auto-giustificazione perché il confronto con il male è a suo favore. Con il tempo tuttavia, l'aspirante si stanca della sua nuova prigione, e dopo questa intuizione abbandona la propria esistenza separata trascendendo la dualità di bene e di male. (Meher baba - tratto da Discorsi, pag.107, di Meher Baba, Orizzonti edizioni, 2000)       

La soluzione al problema della suddivisione in bene e in male consiste nel definire un processo in base alla sua qualità, a seconda di quanto stimola il Divenire, senza la suddivisione in bene ed in male. La qualità di un processo è determinata da quanto esso stimola il Divenire. La qualità di un processo è determinata da quanto esso stimola l'armonizzazione della mente, primariamente delle forme emozione e delle forme pensiero, con la Coscienza Infinita.    

L'etica basata sul Divenire è comunque un aiuto qualitativo nella fase iniziale del Divenire. Tra l'altro, seguendo un sistema etico non basato sul Divenire, accade che credendo etico ciò che ostacola il Divenire e rispettando tale regola di condotta etica, si ostacola il Divenire. Si immagina di fare del bene, mentre si fa del male stimolando il manifestarsi di ulteriore male. Quando invece si agisce in modo opportuno per Divenire,  ma in discordanza con le regole etiche, si è combattuti tra la "voce interiore del Divenire" che suggerisce che il proprio agire è corretto, e la "voce delle suggestioni etiche" condizionata dai principi etici non in linea con le esigenze del Divenire, la quale stimola il formarsi di sensi di colpa e di aver peccato per aver scalfito i valori etici assimilati. I sensi di colpa e di aver peccato sono chiaramente ostacoli per il Divenire e rappresentano dunque il male. Così pure, seguendo un'etica non basata sul Divenire può succedere che si vive male pur facendo ciò che è definito bene, perché in effetti esso è male. Questo porta a confusione, conflitti e delusioni, soprattutto quando si vede che molti vivono bene pur facendo sistematicamente ciò che è definito male. Per chi beve del veleno scambiandolo per una medicina, l'avvelenamento è certo. Seguendo i principi dell'etica basata sul Divenire, non si corrono tali rischi perché fare l'effettivo bene, vale a dire ciò che stimola concretamente il Divenire, migliora la qualità della vita.  

Per meglio comprendere la relatività dei concetti di bene e di male è utile considerare che ciò che sul piano mentale può essere percepito ovvero interpretato come odio, strage efferata, peggior male ecc, nell'ambito della Coscienza (Divina, Infinita, individuale) è un insieme di processi nell'ambito della Conoscenza, dell'Amore e della Potenza. Anche ciò che potrebbe essere definito il male maggiore non muta l'essenza (Conoscenza - Amore - Potere) dei processi della Coscienza. Ciò che l'uomo definisce bene e male, gli stessi concetti bene e male e la suddivisione in bene ed in male, sono processi che avvengono nell'ambito della mente. Dalla prospettiva della Coscienza Infinita non c'è né bene né male, ma soltanto Conoscenza, Amore e Potenza. Inoltre, indipendentemente da ciò che fa il singolo essere umano, la (sua) Reale Identità (Dio) rimane in ogni caso Immutata e Immutabile, a prescindere dal fatto che faccia il "massimo del bene" oppure il "massimo del male", che stimoli il Divenire oppure che lo ostacoli, che Divenga del tutto o che Divenga minimamente. "Sul piano" di Dio non ci sono né il bene né il male. Dio è Immutabile. Dalla prospettiva di Dio, non solo non ci sono né bene né il male, ma non ci sono né la Coscienza Infinita né l'Universo, se non come illusioni. Figurarsi i concetti di bene e di male! Dalla prospettiva di Dio e della Totalità, ovvero dalla prospettiva del Divenuto del tutto, ma anche di chi È in modo spontaneo senza essere ancora Divenuto del tutto, non c'è né bene né male. Da tale prospettiva tutto è "più che perfetto", tutto fa parte della Totalità. "Tra l'altro" soltanto Dio È Reale, mentre la sua manifestazione è l'illusione che in Realtà non c'è. Per Divenire del tutto ogni etica va trascesa.   

Affinché l'etica basata sul Divenire sia uno strumento efficace deve essere nobilitata dalla consapevolizzazione dell'individualità, senza la quale ogni concetto rimane fondamentalmente una trottola roteante attorno a se stessa e girante tutto attorno senza mai raggiungere l'essenza. L'etica basata sul Divenire stimola la consapevolizzazione dell'individualità, consapevolizzando la quale si trascendono i concetti anche perché si dissolvono le illusioni chiamate identità immaginata e individualità e ci si avvicina ad esperire di Essere, in effetti, la Totalità (Vera Identità) e di Essere in Realtà Dio (Reale Identità).  

 

Meditazione

 

Indicazioni più precise su come meditare si trovano nelle descrizione della meditazione Vera Identità e Reale Identità.  

A) Chiedo alla Totalità di abbassarmi le onde cerebrali. 1'-2'

1) Chiedo alla Totalità di riprogrammarmi le cause karmiche dei concetti: bene e male. 2'-3'

2) Chiedo alla Totalità di riprogrammarmi le cause karmiche dell'attaccamento al bene e al male. 2'-3'

3) Chiedo alla Totalità di riprogrammarmi le cause karmiche dei sensi di colpa e di peccato. 2'-3'

4) Chiedo alla Totalità di riprogrammarmi le cause karmiche del simbolo: Adamo e Eva. 2'-3'

5) Affido la mia mente a Dio. (oppure all'Assoluto). 2'-3'

B) Chiedo alla Totalità di rialzarmi le onde cerebrali. 1'-2'

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