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tratto
da - L'ENERGONUMEROLOGIA CABALISTICA
libro-studio in via di realizzazione di Andrea Casari
IL NUMERO (magico) 137
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Come
già saprete, uno dei grandi vantaggi della Cabalà
è quello di riuscire a mostrare la compatibilità
tra la visione tradizionale religiosa del mondo e la comprensione
che di esso ne ha la scienza. Difficilmente un altro sistema
di pensiero spirituale o corpo d'insegnamenti mistici arriva
a tanto. La Cabalà, infatti, si occupa in profondità
di numeri, di rapporti simmetrici e qualitativi tra quantità
numeriche; la Cabalà indaga i risvolti e le implicazioni
metafisiche della matematica, trovando nella Torà i
loro corrispettivi. Nella scienza attuale si sta dando una
grande enfasi allo studio della cosmogonia, o della nascita
del mondo. Una delle più importanti sezioni della Cabalà,
il "maassè bereshit" o "l'opera della
creazione", tratta nei dettagli, ma purtroppo in modo
velato, le varie fasi dei complessi processi tramite i quali
l'universo e la vita sono venuti all'esistenza.
In particolare, tra tutti i vari settori della scienza, quello
che si sta avvicinando a passi sempre più rapidi alla
scoperta della verità d'alcune affermazioni della mistica
e dell'esoterismo, è la fisica delle particelle sub-atomiche,
e ci tengo a precisare che "sub-atomiche" significa
anche dire del sub-conscio degli atomi.
In particolare in queste righe vorrei però ritornare
sulla questione del numero 137, e sulle sue incredibili proprietà.
Per dare un'idea di quanto esso significhi nel campo della
fisica atomica riportiamo un brano tratto dal recente libro
"La particella di Dio", scritto da Leon Lederman,
e pubblicato da Mondadori.
A pag. 32 l'autore, premio Nobel per la fisica nel 1988, e
direttore del Fermilab, il più grande acceleratore
di particelle degli Stati Uniti, racconta di come per un certo
periodo avesse abitato in una casa il cui numero civico era
137. In realtà era stato lui stesso a scegliere di
mettere quel numero sulla sua casa, dato che si trattava di
una fattoria isolata in campagna.
Così continua:
" Fu Richard Feynman, infatti, a suggerire che tutti
i fisici affiggessero una targhetta nei loro uffici e nelle
loro abitazioni per ricordarci di quanto poco sappiamo. Sulla
targhetta non ci sarebbe stato altro che questo: 137. Ora,
137 è l'inverso di una cosa chiamata "costante
di struttura fine". Questo numero è in relazione
con la probabilità che un elettrone possa emettere
o assorbire un fotone. La costante di struttura fine risponde
anche al nome di costante alfa, e corrisponde al quadrato
della carica dell'elettrone diviso per la velocità
della luce moltiplicato per la costante di Planck. L'unico
significato di tale sproloquio è che questo numero,
137, contiene l'essenziale dell'elettromagnetismo (l'elettrone),
della relatività (la velocità della luce) e
della teoria dei quanti (la costante di Planck). Sarebbe meno
sconvolgente se il rapporto tra tutti questi importanti concetti
risultasse pari a 1 o a 3 o, forse, ad un multiplo di p greco.
Ma 137?
La cosa più notevole a proposito di questo notevole
numero è che esso è privo di dimensioni... Molti
numeri si presentano con dimensioni. Ma risulta che, quando
si combinano tutte le quantità che costituiscono la
costante di struttura fine, tutte le unità si cancellano!
137 si presenta da solo; si presenta ovunque in tutta la sua
spoglia nudità. Ciò significa che gli scienziati
di Marte o del 14° pianeta della stella Sirio, usando
qualsiasi accidente d'unità per la carica e la velocità
e la loro versione della costante di Planck, otterrebbero
sempre 137. Si tratta di un numero puro.
I fisici si sono scervellati sul numero 137 per gli ultimi
50 anni. Werner Heisenberg (a cui dobbiamo il famoso "Principio
d'indeterminazione", uno dei pilastri della fisica quantistica)
(n.d.r.) affermò una volta che tutti i dilemmi della
meccanica quantistica si sarebbero risolti non appena si fosse
finalmente spiegato il 137... Un altro scienziato, Wolfang
Pauli, era ossessionato dal 137, e passava innumerevoli ore
a meditare sul suo significato. "
Ora, nonostante la sua grande preparazione come scienziato,
il nostro autore non fa certo un buon servizio alla sua identità
d'appartenenza. Leon Lederman è, infatti, ebreo come
tanti altri fisici famosi, anche se lo dice, indirettamente,
solo circa a metà libro. Se avesse una benché
minima infarinatura di sapienza cabalistica saprebbe che 137
è il valore numerico della parola Cabalà
(Quf-Beit-Lamed-Hey = 100-2-30-5). Si tenga presente che,
spiegato in termini un tantino più semplici da capire,
137 è il rapporto tra la velocità della luce
e quella dell'elettrone in orbita intorno al nucleo dell'atomo
d'idrogeno. O meglio, esso governa il legame che c'è
tra materia e luce. Riflettete bene su tutto ciò. La
luce è il fenomeno che meglio rappresenta l'energia
allo stato puro. Infatti, il fotone, che è il vettore
dell'energia elettromagnetica, di cui la luce è uno
degli aspetti, possiede una massa eguale a zero, cioè
è del tutto immateriale. Dall'altra parte sta l'elettrone,
che è la più stabile e comune tra tutte le particelle
leggere (leptoni) di cui è fatta la materia. Abbiamo
dunque due opposti: energia e materia, luce e oscurità,
e in mezzo ad essi ci sta il numero 137, la parola Cabalà,
che significa "corrispondenza", "parallelismo".
Come ha fatto notare Leon Lederman nel brano riportato prima,
137 è un numero puro, cioè non dipende dalle
unità di misura utilizzate. È quindi un numero
universale.
Per fare capire meglio questo fatto facciamo un esempio. Sappiamo
che la velocità della luce è di circa 300.000
km al secondo. Se volessimo capire questo numero, utilizzando
le tecniche cabalistiche, ci troveremmo di fronte a due problemi.
Il primo è che la cifra non è esatta, ma approssimata;
il secondo è che se misurassimo la velocità
in cm. all'ora, o in miglia al giorno, o in qualsiasi altra
unità di misura, avremmo sempre dei numeri diversi.
Dunque, la loro interpretazione sarebbe relativa al sistema
di misurazione utilizzato. Ma non così per il numero
137, che oltre ad essere un numero puro è anche un
numero esatto, cioè non ha decimali. Ecco la grandezza
della Cabalà! In essa sono contenute le chiavi per
avvicinare e comprendere i fenomeni più disparati,
sia quelli provenienti dal mondo sacro che quelli presenti
nel mondo profano.
Studiando più da vicino il numero 137 scopriamo che
è un numero primo, cioè non è divisibile
se non per se stesso e per l'unità. Questa classe di
numeri rappresenta il segreto dell'individualità e
dell'unicità. Se lo riduciamo, cioè se sommiamo
tutte le sue cifre, otteniamo 11 (1 + 3 + 7). 11 è
il numero che rappresenta la sefirà Da'at, l'undicesima,
la più misteriosa. Eppure essa svolge un ruolo essenziale
nell'Albero della Vita, in quanto le spetta il compito di
unificare le tre Sefirot superiori (Keter, Chokhmà
e Binà), come pure quello di unificare queste tre Sefirot
con le sette inferiori. In termini umani, Da'at ha il compito
di unificare tra di loro le varie modalità di pensiero
di cui è capace la mente umana, sia nel loro aspetto
intuitivo sia razionale. Inoltre, Da'at, si incarica di legare
tutto ciò col sentimento. Come si vede, si tratta di
un ruolo estremamente delicato ed essenziale. Secondo gli
antichi testi, Da'at è stata la sefirà che ha
subito il peggiore dei danni con il peccato d'Adamo e con
tutti gli errori successivamente accumulati. D'altro canto,
essa costituisce l'ultima e più importante tappa del
processo di rettificazione e di riparazione dell'umanità,
il congiungersi alla trinità onnicomprensiva di Amore
Infinito, Potere Infinito e Sapere Infinito. Inoltre, il numero
11 rappresenta anche il segno dell'Aquario, poiché
esso è all'undicesimo posto nello Zodiaco. E dato che
ci troviamo nell'età dell'Aquario, ciò significa
che abbiamo ora la più grande ed importante delle opportunità
finora mai avute di compiere quella rettificazione, restituendo
l'Albero della Vita alla sua unità primaria, e ritornando
allo stato posseduto da Adamo ed Eva nel giardino dell'Eden.
Se riduciamo ulteriormente l'11 otteniamo 2 (1 + 1), il valore
della Beit, la prima lettera della Torà, che rappresenta
la dualità di fondo, da cui tutto ha avuto esistenza.
E la Cabalà è una via sicura ed efficace per
scoprire come tale dualità non sia un abisso insormontabile,
ma sia una polarità che può essere riconciliata.
La Cabalà ci insegna tutta una serie di tecniche e
di conoscenze atte a scoprire e vivere la corrispondenza tra
gli opposti, a trasformare la loro conflittualità in
complementarità. Infine, il numero 137 rappresenta
un'immagine completa dell'Albero della Vita. Infatti, 100
sta ad indicare il livello di Keter, 30 il livello
di Chokhmà, Binà e Da'at
(Chabad) le tre sefirot superiori, chiamate anche "i
cervelli", e 7 le restanti sette Sefirot inferiori, da
Chesed a Malkhut. Abbiamo così l'Albero
completo di tutte le sue luci.
Sempre rimanendo nel campo della scienza, in un altro libro
di fisica abbiamo trovato un nuovo interessante particolare.
Si tratta di un libro intitolato "Einstein aveva ragione,
Dio non gioca a dadi". L'autore, Walter Cassani è
uno scienziato italiano "alternativo". Cassani fa
parte di un gruppo di fisici che osa porre in discussione
il cosiddetto 'modello standard', che attualmente spiega la
creazione come avente avuto inizio dal big bang. Nel suo libro
il Cassani mostra una grande creatività e originalità,
e dice di essere riuscito ad unificare relatività e
quantistica. Egli concepisce una 'teoria ondulatoria del campo',
che a sua detta risolve quasi tutti gli enigmi della fisica
classica, e ne corregge le sviste e i preconcetti. Ad esempio,
egli non crede nell'esistenza dei 'buchi neri', e dà
una diversa interpretazione dello 'red shift', cioè
dello spostamento verso il rosso delle righe spettrali della
luce proveniente dalle stelle più lontane.
A proposito della costante di struttura fine, il 137, Cassani
spiega che si tratta di un numero intero perché corrisponde
al numero d'onde di forma che l'elettrone stabilisce nel suo
oscillare intorno al nucleo. Egli dice anche che tale numero
però può variare tra 136 e 138, pur se mediamente
rimane 137. Niente paura, la Cabalà ha già una
spiegazione pronta anche per questi due numeri: 136 è
la parola "voce", kol (Quf - Vav - Lamed).
Com'è noto la voce si propaga tramite delle onde. 138
è invece la parola "particella", chelek
(Cheit - Lamed - Quf), che significa appunto "pezzettino
di materia". Si tratta dello stesso nome che nell'ebraico
moderno viene utilizzato per chiamare le particelle nucleari!
Dunque da una parte abbiamo l'onda e dall'altra la particella:
i due aspetti della realtà che la fisica ha scoperto.
Com'è noto, ogni fenomeno può essere interpretato
sia come un moto ondulatorio sia come un passaggio di particelle.
E a mediare tra questi due aspetti, simboleggiati dal 136
e dal 138, c'è il 137, nuovamente la Cabalà
ed i numeri, a riconciliare e sintetizzare tutta la creazione.
136
= 1 (l'inizio, la parola ed il pensiero creativo, il Padre)
137 = 2 (il mantenitore, il legame duale, il Figlio)
138 = 3 (la trasformazione, lo Spirito)
Interessante
vero?
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