ATTACCAMENTO
AI FRUTTI DELL’AZIONE ED AI CONCETTI DI
BENE E DI MALE
Brano
estratto dal libro
KARMA
E INCARNAZIONE
di Andrea Pangos
Pag. 144 12,50 €
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Secondo
alcuni insegnamenti chi fa del bene in una vita,
gli ritornerà del bene nella vita successiva
e dunque gli conviene comportarsi bene. Oltre
ad ostacolare il Divenire attraverso la stimolazione
dell’attaccamento a presunte vite future,
tali insegnamenti ostacolano il Divenire anche
perché stimolano l’attaccamento
ai frutti dell’azione e a ciò che
si definisce bene e male.
Preoccupati
soltanto delle azioni, ma mai delle loro conseguenze;
non avere a motivo i frutti delle azioni, non
restare invischiato nell’non agire.
Bhagavad Gita
Agire senza creare attaccamento ai frutti dell’azione
è uno dei principi fondamentali da rispettare
per Divenire in modo concreto. Stimolando l’attaccamento
ai frutti dell’azione, gli insegnamenti
basati sul tornaconto del comportarsi bene possono
essere molto limitanti per il Divenire, anche
perché non sempre ciò che è
definito come comportarsi bene è effettivamente
un comportarsi bene, nel senso di stimolare
il Divenire.
Se si domandasse a un uomo vero, che opera
dal suo fondo proprio, perché compie
le sue opere, questi, per rispondere giustamente,
non direbbe altro che: “Io opero perché
opero.
Meister Eckhart
Fare del bene è certamente meglio che
fare del male, ma per Divenire del tutto va
trascesa ogni suddivisione, tra cui anche quella
in bene ed in male. Tra l’altro, se il
bene ed il male non sono osservati dalla prospettiva
del Divenire, le credenze su cosa siano il bene
e il male sono soggettive: spesso ciò
che sembra male è, in effetti, bene (per
il Divenire), mentre ciò che sembra bene
è, in effetti, male (per il Divenire).
Un modo per diminuire il rischio di essere fuorviati
dai concetti sul bene e sul male, è tenere
sempre ben presente che fare dell’effettivo
bene significa stimolare il Divenire, mentre
fare dell’effettivo male significa ostacolare
il Divenire, perché il Divenire è
il processo fondamentale di ogni essere umano.
Divenendo in modo qualitativo si stimola anche
il Divenire altrui e si fa del bene effettivo
all’umanità intera.
La
mia realizzazione è di aiuto agli altri?
Sì certamente. E’ il miglior aiuto
possibile.
Ramana Maharsi
Ad ogni modo, per quanto qualitativi siano i
concetti sul bene e sul male, l’identificarsi
(dell’identità immaginata) con
il bene ed il male ovvero con i concetti sul
bene e sul male, significa farsi del male: ogni
forma di identificazione ostacola il Divenire.
Per Divenire qualitativamente è indispensabile
anche trascendere i concetti di bene e di male
e giungere ad “esperire” che dalla
prospettiva della Reale Identità e del
Suo Sussistere con Se Stessa, non ci sono né
il bene né il male, anche perché
in Realtà non c’è nemmeno
alcuna manifestazione, alcun esprimersi. La
Reale Identità (di ogni essere umano)
È sempre Dio, la Realtà, l’Assoluto
e “rimane” Immutabile indipendentemente
da ciò che accade nella mente, indipendentemente
dal fatto che (nell’ambito della mente)
accada ciò che può essere definito
bene maggiore o male efferato. La Coscienza,
indipendentemente dagli avvenimenti mentali,
i quali sono, tra l’altro, una manifestazione
dei processi della Coscienza che sono gli Accadimenti
Effettivi, è sempre la Coscienza, è
sempre “di là” di ciò
che è definito il bene ed il male.
Ogni
cosa è parte del derviscio, il bene e
il male. Chi non è così, certo
non è un derviscio.
Rumi
Dal suddetto risulta chiaro (alla mente discernente
e attenta) che invece di stimolare il Divenire,
come dovrebbe fare ogni “insegnamento
spirituale”, le teorie sulla (presunta)
reincarnazione ostacolano il Divenire, anche
e soprattutto perché si basano su concetti
che non trovano fondamento nei processi effettivi
dell’incarnazione individuale nell’ambito
di quella collettiva.