APPARIZIONI
DI “DEFUNTI”
Brano
estratto dal libro
KARMA
E INCARNAZIONE
di Andrea Pangos
Pag. 144 12,50 €
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andreapangos@tin.it
Durante la comunicazione accentuata con i “defunti”
(con i processi post mortem) può accadere
che compaia l’immagine del “defunto”
(di come il suo corpo/viso appariva mentre era
“in vita”), che si senta la “sua
voce”, che si percepisca il “suo
odore”... Questo avviene a causa di una
comunicazione accentuata con il “defunto”,
durante la quale la mente (del “vivo”)
è in uno stato tale da poter percepire
tale immagine, voce e odore... Grazie a tale
stato mentale, le vibrazioni della struttura
energetica post mortem ovvero i processi della
Coscienza “del defunto” sono elaborati
dalla mente (del vivo) e tradotti in immagini,
suoni, odori, ma anche in pensieri/frasi ed
emozioni. Per comprendere meglio questo fenomeno
è utile tener presente che tutto ciò
che si percepisce appare solo nella propria
percezione e che anche mentre (l’addesso
defunto) “era in vita”, il suo corpo
fisico, la sua voce, il suo odore, il tocco…
apparivano (soltanto) nella percezione di chi
percepiva il suo corpo fisico, la sua voce,
il suo odore, il tocco... Ogni immagine, suono,
odore, sensazione appare sempre nella (propria)
percezione e, come già spiegato, fa parte
del (proprio) mondo individuale, nel senso che
appare nella propria percezione e non si tratta
di un qualcosa che appare in un ipotetico e
c.d. mondo “esteriore” ovvero “fuori”
di chi percepisce. L’universo intero,
dalla vibrazione “più sottile”,
alla particella più minuscola, al corpo
celeste più grande e alla galassia più
lontana, incluso il corpo fisico di chi percepisce,
tutto questo appare nella (sua) mente ed è
un aspetto della mente. Questo significa pure
che non esiste alcun mondo esteriore e di conseguenza
nemmeno alcun mondo interiore. La suddivisione
in mondo interiore ed in mondo esteriore è
un abbaglio conseguente all’identificazione
dell’identità immaginata e del
suo suddividere il mondo in io (me) ed in non
io (non me) ovvero in mondo dentro di “me”
ed in mondo fuori di “me”.
Comunicare
in modo accentuato “con i defunti”
(processi post mortem), può anche essere
un modo per ottenere informazioni che possono
essere utili ai fini del Divenire e con questo
alla vita in generale. La qualità di
tali informazioni è determinata primariamente
dalla qualità dei processi post mortem
con i quali si comunica e dal grado di consapevolizzazione
della mente di chi comunica (in modo accentuato)
con gli stessi processi post mortem. Meno la
mente è consapevolizzata (quieta), minore
è la qualità dell’interpretazione
delle informazioni “ricevute” .
Anche quando tali informazioni sono qualitative,
succede spesso che il c.d. medium o chi “riceve”
le informazioni, le interpreti in modo poco
qualitativo, “proiettando” anche
i propri contenuti inconsci. Diventa una cosa
grave quando tali “messaggi dei defunti”
sono presi alla lettera, come indicazioni fondamentali
su cui basare le proprie scelte e così
qualcuno rovina la propria vita e quella altrui.
Più precisamente, se si tratta di chi
non ha consacrato la vita al Divenire in modo
qualitativo, continua a rovinarsela e a rovinarla
(ad altri), perché la vita non consacrata
alla (Ricerca della propria) Reale Identità
è una vita di per sé rovinata.
Questo non significa che chi non dedica la vita
al Divenire in modo concreto va giudicato negativamente,
anzi. Ognuno è “libero” di
utilizzare il proprio (più o meno presunto)
libero arbitrio come più ritiene opportuno.
L’affermazione: perché la vita
non consacrata alla Ricerca della propria Reale
Identità è una vita di per sé
rovinata, va intesa semplicemente come veritiera
constatazione la cui funzione primaria è
stimolare la comprensione di quanto è
importante Divenire in modo qualitativo, anche
per aumentare la qualità della vita partecipando
consapevolmente, beatamente e integralmente
all’illusorio gioco della vita.
Comunicare in modo accentuato con i processi
post mortem di bassa qualità, ad esempio
durante le c.d. sedute spiritiche, può
essere molto nocivo perché la mente può
collegarsi in modo marcato con le strutture
energetiche post mortem “negative”
(di bassa qualità). Questo turba l’armonia
della mente con la Coscienza Infinita, il che
può influire negativamente sull’individuo
in questione, ma anche su altri, soprattutto
su chi gli “è vicino” (fisicamente,
emotivamente ed intellettualmente). Connettersi
in modo accentuato con le strutture energetiche
post mortem di bassa qualità può
avere conseguenze nocive sullo stato di salute,
può concorrere a creare problemi…
e sicuramente ostacola il Divenire, il che rappresenta
il problema di fondo. Il caso più grave
di questo fenomeno è la c.d. possessione
di cui scritto precedentemente.