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L’ANIMA NON È PRIGIONIERA DEL CORPO

Brano estratto dal libro
KARMA E INCARNAZIONE
di Andrea Pangos
Pag. 144 12,50 €
Per informazioni su come ordinare il libro
andreapangos@tin.it

3.2.2. LA REALE IDENTITÀ E LA COSCIENZA NON ENTRANO NEL CORPO

Nell’incarnarsi, la Reale Identità (Sé, Dio, Assoluto, Realtà) e la Coscienza (Infinita/individuale) non entrano nel corpo fisico, ma si manifestano anche attraverso il corpo fisico, il quale è il risultato del condensarsi di alcune vibrazioni prodotte dalla Coscienza individuale in energie dell’individuo e del condensarsi di alcune tra queste energie in corpo fisico. Detto diversamente, percepire il corpo fisico come elemento materiale è un modo particolare di percepire alcune vibrazioni: le vibrazioni “corpo fisico”. Il corpo fisico appare nella mente ed è un aspetto della mente, la quale è una manifestazione della Coscienza che a sua volta è l’aspetto primario del esprimersi della Reale Identità. La Coscienza è dunque anche la “Matrice della carne”. Comprendere questo è molto utile altrimenti il termine incarnazione può indurre a pensare erroneamente che la Coscienza “entri” nella carne. La Reale Identità e la Coscienza non entrano nemmeno nel tempo e nello spazio. La Coscienza scaturisce dalla Reale Identità e “poi” i processi della Coscienza si manifestano come mente, mentre il tempo e lo spazio sono elementi della mente.

3.2.3. L’ANIMA NON È PRIGIONIERA DEL CORPO

Credere che la Coscienza entri nella carne può essere motivo di fantasie alquanto fuorvianti, ad esempio: la mia Anima (Coscienza) è prigioniera del corpo; oppure, alla mia Anima (Coscienza) il corpo sta molto stretto, non ne posso più di questa vita, il mondo non fa per me. Queste due affermazioni indicano chiaramente che chi le esprime non esperisce (e nemmeno ha esperito) qualitativamente la Coscienza (Anima) oppure che pur Esperendo la Coscienza, non ha ben compreso come avviene l’incarnazione e che l’Anima (Coscienza) non si trova nel corpo fisico, il quale è una manifestazione della stessa Anima (Coscienza). Di solito, chi fa le suddette e simili affermazioni, ha soltanto le idee riguardo all’Anima (Coscienza), la quale è “di là” delle idee che sono sempre limitate alla mente che è una manifestazione della stessa Anima (Coscienza). Può pure darsi che abbia esperito qualitativamente la Coscienza e che abbia anche compreso come avviene il processo della Coscienza e dell’incarnazione, ma quando fa tale affermazione la sua identità immaginata è preda dell’identificazione con il corpo fisico, le emozioni ed i pensieri.

Nota: L’identità immaginata è un aspetto della mente, formato dall’insieme di ciò che il singolo immagina di essere e di ciò che immagina di non essere. L’identità immaginata è composta sia dall’io (ciò che si immagina di essere) sia dal non io (ciò che si immagina di non essere). Ad essere precisi, non è l’essere umano nel suo complesso (Natura Trina: Reale Identità, Coscienza, mente) ad immaginare di essere ciò che immagina di essere, ma è l’identità immaginata ad immaginare ciò. La Reale Identità non immagina, la Coscienza (Infinita/individuale) non immagina.

L’affermazione: alla mia Anima (Coscienza) il corpo sta molto stretto, non ne posso più di questa vita, il mondo non fa per me, potrebbe tra l’altro essere percepita come “molto spirituale”. Questo perché denotante un presunto tendere allo Spirito e un rifuggire dalla (da qualcuno erroneamente definita vile/impura) materia, il che potrebbe far erroneamente credere che chi la esprime sia molto maturo spiritualmente. Di solito denota invece un basso grado di maturità spirituale (maturità della Coscienza) di chi la esprime e la sua tendenza a fuggire dalle vicissitudini quotidiane. Maturare spiritualmente (Divenire concretamente) significa anche affrontare con sempre maggior coraggio, lucidità, decisione e qualità gli impegni quotidiani. D’altro canto invece, lamentarsi del mondo è pure un sintomo del non aver compreso che il mondo appare nella propria mente e che la qualità del percepire il mondo è determinata dalla qualità della propria mente. Una mente caratterizzata da sofferenza, da conflitti, da emozioni e pensieri di bassa qualità percepisce un mondo intriso di sofferenza, di conflitti, di emozioni “negative”, di pensieri “negativi” . La mente quieta (consapevolizzata) percepisce ed interpreta invece lo “stesso mondo” come un mondo perfetto: di pace, quiete, beatitudine, amore, conoscenza, giustizia. Il mondo percepito è sempre un mondo individuale, il quale appare come tale esclusivamente nella mente dell’individuo che lo percepisce. Quietando (consapevolizzando) la mente si consapevolizza anche che non esiste un mondo collettivo (comune a tutti gli esseri umani), ma che ci sono tanti mondi individuali quante sono le menti (che percepiscono il mondo). La mente imperfetta ovvero inquieta percepisce ed interpreta (imperfettamente) il mondo come imperfetto, mentre la mente perfetta ovvero quieta percepisce ed interpreta (perfettamente) il mondo come perfetto.

Felice è l’uomo la cui mente è interiormente calma e libera da attaccamento e odio, e che guarda a questo mondo come un semplice spettatore. Il mondo è pieno di afflizione per l’ignorante, e pieno di beatitudine per il saggio. Il mondo è oscurità per il cieco e luce per chi ha occhi per vedere.
Yoga Vasishtha

La Coscienza non è mai prigioniera né del corpo né di altro. La Coscienza è sempre Libera, più precisamente la Coscienza è “di là” della dicotomia libertà - prigionia che è esclusiva alla mente. La libertà ci può essere soltanto dove può esserci prigionia. La libertà e la prigionia possono esserci soltanto dove ci può essere un qualcuno che è in uno stato definito di libertà o di prigionia, deve cioè esserci un “io” (un’identità immaginata). Nell’ambito della Coscienza non c’è alcun io, alcuna identità immaginata, alcuna separazione, alcuna suddivisione in dentro e fuori, non ci sono il dentro ed il fuori. La Reale Identità è “ancora più libera” della Coscienza, anche perché né è l’Origine.

Colui che è stabilito in ciò che è infinito, pura consapevolezza, beatitudine e assoluta non - dualità, come può interrogarsi riguardo a schiavitù e liberazione, vedendo che non c’è una seconda entità? O Rama, la mente ha reso schiava se stessa con la propria attività; quando è calma essa è libera.
Yoga Vasishtha

È sempre e soltanto la mente ad essere prigioniera di se stessa. Più precisamente, alcuni aspetti della mente hanno la sensazione di essere prigionieri di altri aspetti della mente, nella maggior parte dei casi ignari che si tratta della mente che abbaglia se stessa. Questo abbaglio accade a causa dell’identità immaginata identificata con se stessa ovvero con il corpo, le emozioni ed i pensieri, tre elementi che sono anch’essi aspetti della stessa mente.

Il mondo intero aspira alla libertà, eppure ogni creatura è innamorata delle proprie catene.
Sri Aurobindo

Esperendo la Coscienza (con la stessa Coscienza) e indagando sui suoi processi si può comprendere che la Coscienza (Anima) non è nel corpo, e che quindi la Coscienza non può essere imprigionata né dal/nel corpo né da/in altro, anche perché sia il corpo, sia il mondo, sia l’intero universo (percepito) appaiono “nella” mente che a sua volta è “nella” Coscienza , nel senso che la mente è una manifestazione della Coscienza. Esperire/conoscere qualitativamente che la Coscienza non si trova nel corpo, fa comprendere pure che non si può, come affermano taluni, uscire dal corpo, ad esempio durante il viaggio astrale .
Il concetto di Coscienza (Anima) intrappolata nel corpo fisico, può talvolta denotare anche un atteggiamento piuttosto ostile verso il corpo fisico, come se si trattasse di un qualcosa di superfluo, ingombrante, negativo. Il corpo fisico (umano) è invece indispensabile per l’individuarsi della Coscienza. Senza il corpo fisico (umano) non ci sarebbe nemmeno l’individuarsi della Coscienza.
Se con il termine Anima, ci si riferisce invece alla Reale Identità (Dio, Assoluto, Realtà), allora l’Anima (in questo caso la Reale Identità), è “ancora meno” “nella carne/nel corpo fisico” e “ancora meno” “imprigionata dal/nel corpo fisico”, della Coscienza, anche perché la Coscienza è “nella” Reale Identità, nel senso che la Reale Identità è l’Origine della Coscienza.

 


 

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