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Trascendere l’abbaglio di essere il corpo e la mente

 

Prima parte - I falsi concetti: io sono il corpo e io sono la mente
Seconda parte: tecnica di meditazione per trascendere le illusioni io sono il corpo e io sono la mente. 

Tratto dal libro “Saggio sulla maturazione spirituale” di Andrea Pangos 

I falsi concetti: io sono il corpo e io sono la mente

 Il comportamento dell’uomo che non Conosce Se Stesso si basa sostanzialmente sul concetto io sono il corpo. Di conseguenza anche i sistemi sociali, economici, politici e pressoché tutti gli altri sistemi sono fondati su tale rappresentazione mentale. Non bisogna dunque stupirsi del fatto che ci siano menzogne, ingiustizie, malattie, ignoranza (riguardo a Se Stessi), odio, terrorismo, guerre… Si tratta solamente di logiche conseguenze di sistemi e di valori eretti sulle fallaci fondamenta del falso concetto io sono il corpo. Le idee menzognere generano menti distorte; emozioni alterate e pensieri alterati plasmano corpi malati. Essendo la vita del singolo e della collettività basata sulla menzogna, non può essere veritiera. Il concetto io sono il corpo è il vero peccato originario. Peccato inteso non nel senso di ho peccato, ma nel significato di Oh! Che peccato! Baso la mia vita sulle menzogne! Normale che sia una catastrofe!

 Il concetto io sono il corpo è un’idea errata, perché l’individuo uomo non è solamente il corpo. Il corpo fisico è soltanto un elemento dell’individualità dell’uomo, più precisamente è una manifestazione della Realtà Suprema, la quale È ciò che in Realtà ognuno È. Per Realtà Suprema intendo l’Immutabile e (più) il Sé Infinito (Conoscenza– Beatitudine– Essere). Sé Infinito che come Processo Trino “avviene” nell’Immutabile (1). L’espressione veritiera è: il corpo fisico è una Mia Manifestazione (di Me come Realtà Suprema); più precisamente ancora, tutti i corpi fisici sono una Mia manifestazione, ovvero tutti i corpi avvengono in Me (Realtà Suprema) - l’Universo è il mio corpo. Il Realizzato (2) Conosce in questo modo. Si tratta sempre e comunque soltanto di concetti che diventano utili solo se usati per trascendere ogni concetto e per ConoscerSi. Non bisogna dimenticare che la verità è pur sempre circoscritta al mondo delle idee, limitata dunque alla mente e dalla mente. L’idea di essere il Sé Infinito, ovvero l’idea di Essere la Realtà Suprema, sono soltanto idee che se supportate da flussi mentali consapevolizzati, possono diventare degli strumenti che stimolano la Realizzazione del Sé.

  (1) Definisco Reale la Realtà Suprema, anche se il Sé Infinito, elemento della Realtà Suprema, è un Processo Trino e come ogni processo è mutabile e quindi illusorio e irReale. Il Sé Infinito ha cioè un inizio e una fine (inizio e fine che non sono definibili sul piano dello spazio tempo, ovvero della mente). Durante il proprio Esistere, il Sé Infinito non muta nel senso che Conoscenza– Beatitudine– Essere rimangono sempre Conoscenza – Beatitudine – Essere, ma i processi nel loro ambito mutano costantemente. Come nell’oceano dove l’acqua (Conoscenza– Beatitudine– Essere) di cui è composto rimane acqua, mentre le correnti  (cioè i processi del Sé Infinito) si trasformano. 

 (2) Come Realizzato, intendo colui che ha “raggiunto” lo “stato” del Sahaj Samadhi e non soltanto lo “stato” del Nirvana o del Nirvikalpa Samadhi. Questi ultimi due “Stati” sono spesso confusi con la Realizzazione Ultima, mentre sono soltanto dei passaggi verso la Realizzazione Ultima - passaggi per chi li trascende, destinazione (non) finale per chi non li trascende.

 L’idea io sono il corpo genera altre idee false, limita l’esprimersi dell’individuo e alimenta il falso io. L’idea di essere il corpo fisico crea enormi incomprensioni, difficoltà ed è la matrice di: emozioni negative, pensieri negativi, malattie psichiche e fisiche, falsa moralità, conflitti, criminalità, dittature, terrorismo, guerre, ecc… Naturalmente il corpo umano e la forma umana hanno un valore potenzialmente infinito, perché tramite la forma umana si svolge l’individualizzazione della Realtà Suprema. Il corpo assume il suo vero valore quando è conosciuto come strumento per la Realizzazione del Sé individuale, mentre identificarsi con il corpo, cioè pensare o essere convinti di essere il corpo, significa mentire a Se Stessi e rovinare la propria vita e quella altrui.

 Affinché l’umanità sia sana è necessario che il genere umano guarisca dalla più terribile tra le malattie genetiche (che si porta appresso, diciamo così, simbolicamente, dai tempi di Adamo ed Eva), cioè dal morbo del identificarsi con il corpo fisico. Per una vita sana bisogna disintossicarsi dai concetti degeneranti: io sono il corpo e io sono la mente. Naturalmente, per essere in Piena Salute bisogna trascendere tutti i concetti riguardo a se stessi e a Se Stessi (ma anche tutti i concetti in generale), pure i concetti del tipo: io sono la vibrazione dell’Amore, io sono pura energia Divina, io sono l’Amore Divino... Si tratta naturalmente di concetti falsi e altamente limitanti, oltre che fortemente ammalianti. Gli elementi appena citati sono, infatti, manifestazioni di ciò che ognuno È in Realtà. Ogni idea riguardo a Se Stessi ostacola il Conoscere Se Stessi. Ogni pensiero riguardo agli altri rende impossibile il ConoscerLi. Qualsiasi concetto crea distinzione e questa impedisce il Conoscere dell’Unità. Per “godere del” BenEssere Divino, bisogna disintossicarsi da ogni idea, anche da quelle più raffinate, tipo i concetti sul bene e sul male, sulla compassione, sull’umiltà, sull’amore universale… Senza piena consapevolezza, l’amore, la compassione, l’umiltà, il bene, la misericordia… sono soltanto concetti che hanno un valore diverso per ognuno. Essere umili non significa essere timorosi, supplicare, sottomettersi… Non pochi confondono l’essere umili, l’abbandonarsi a Dio e l’accettare la vita, con il rassegnarsi e con il subire. Soltanto chi ha facoltà di scelta può scegliere, chi non ha scelta non può fare altro che subire, perlomeno sino a che non si crea un’alternativa valida… Non dimentichiamoci inoltre che c’è chi ha sterminato popoli interi in nome del bene, ovvero di ciò che lui concepiva come il bene e che ci sono coloro che usano la violenza per affermare le proprie idee su come fermare la violenza. Ultimamente, ma non solo, è di gran moda fare la guerra per portare la pace. Eh sì, la mente non consapevolizzata, per quanto intelligente possa essere il singolo, è sempre e comunque una mente demente (nel senso che mente; ma può la mente veramente mentire?).

 Chiaramente, ognuno è libero di credere in ciò che vuole e dunque è libero di credere anche di essere ciò che pensa di essere (naturalmente, pensare di essere qualcosa o qualcuno allontana dal Conoscere Se Stessi, perché ogni idea non è altro che un idea, ogni ruolo non è altro che un ruolo, ogni immagine non è altro che un’immagine). Ma questa libertà di credo, basata sulla non Conoscenza di Se Stessi, implica conseguenze altamente negative per la vita del singolo e della collettività. Credere alle menzogne non è reato, ma può costare molto caro e costa carissimo se la menzogna è rappresentata dai falsi concetti io sono il corpo e io sono la mente.

 Uno dei sintomi dell’identificarsi con il corpo è l’affermazione mi sono ammalato, mentre, in effetti, è solamente il corpo ad essere malato, non certo la Realtà Suprema. La Realtà Suprema gode sempre del BenEssere della Realtà Suprema, il Sé Infinito gode Eternamente dell'Infinitamente Salutare Trinità: Conoscenza Infinita – Beatitudine Infinita (Amore Infinito) – Essere Infinito. Affermare sono malato significa anche ostacolare i processi di guarigione, perché se il corpo è ammalato e ci si identifica con il corpo, allora si pensa di essere completamente malati, mentre soltanto il corpo è ammalato. Il Sé è sempre sano, ed è proprio tramite il Sé (cioè attraverso la riprogrammazione dei processi del Sé - vedi anche riprogrammazione del karma) che può avvenire e avviene la guarigione. La malattia è uno stato del corpo fisico, come potrebbe ammalarsi il Sé che è immateriale (ma anche, diciamo così, “non vibrazionale” e “non energetico”)? In tutto ciò, non bisogna dimenticare che la malattia fisica è anche conseguenza di uno scompenso sul piano mentale (emozioni e pensieri non armonizzati con il Sé).

 Per ciò che concerne l’identificarsi con la mente invece, alcuni dei sintomi di tale identificazione sono affermazioni come: sono triste, sono felice… Tu, la Realtà Suprema, non Sei mai né triste né felice. Tu, la Realtà Suprema, Sei Semplicemente la Realtà Suprema. Tu, come Sé Infinito, sei Conoscenza Infinita – Beatitudine Infinita – Essere Infinito. Attenzione, perché una delle conseguenze nefaste dell’identificarsi con la mente è essere governati da essa, ovvero essere in balia dei pensieri e delle emozioni. Uno degli strumenti per svincolarsi da tale oppressione è la preghiera Prego Dio di consapevolizzarmi la mente, o/e la preghiera Prego Dio di armonizzarmi i pensieri e le emozioni con la Realtà Suprema.

 Chi si identifica con il corpo e con la mente è soggetto all’impulso di doversi armonizzare con gli eventi, con gli altri (dove come altri intende altri corpi fisici e altre menti e non la totalità dell’individuo umano), con il tempo, con le energie… di essere al passo con i tempi… Tutto ciò rafforza l’identificarsi con il corpo e la mente. Rincorrendo il tempo si è dibattuti tra il passato e il futuro, non si è mai nell’adesso. Anche se, effettivamente, ci si può immaginare di essere ora e qua, magari convincendosi con esercizi condizionanti la mente, tipo il ripetersi io sono ora e qua o lo sforzarsi di immaginare di essere nell’adesso. Si tratta comunque soltanto di palliativi mentali, perché per essere ora e qua, bisogna conoscere cosa (non) sono l’ora e il qua. Per “avere” tale conoscenza è necessario Conoscere la Radice - Matrice dell’ora e del qua, bisogna cioè Conoscere il Sé Infinito, ovvero la Realtà Suprema. Per Chi Conosce la Realtà Suprema e si Conosce come Realtà Suprema, non c’è né ora né qua, i quali sono soltanto concetti. Il tempo stesso è un concetto che abita la mente di chi immagina di essere il corpo e la mente e di essere quindi nel tempo e nello spazio. Conoscendo dalla prospettiva della Realtà Suprema, non c’è alcun tempo e non c’è alcuno spazio. La Soluzione Finale per disintossicarsi dall’abbaglio spaziotemporale, è trascendere lo spazio e il tempo e ConoscerSi come Origine del tempo e dello spazio (che in Realtà non ci sono). Una vita vissuta in balia della mente, del tempo e dello spazio, non può essere altro che l’inferno personificato: esiste altro inferno oltre all’inferno personificato della mente?!

 Chi è convinto di essere il corpo è anche certo di essere nello spazio e di essere quindi soggetto al passare del tempo. Questo implica parecchie conseguenze devastanti per l’individuo e la comunità. Chi è sicuro di essere il corpo è sicuro di dover morire e la paura di morire è una delle cause della paura di vivere pienamente. Naturalmente, la paura di morire crea stress e ciò influisce negativamente sulla salute psicofisica e avvicina il momento della cosiddetta morte fisica. Inoltre, avendo paura della morte, l’uomo è facilmente manipolabile da chi gli promette che se si comporterà in un determinato modo, andrà in Paradiso. Questo implica il fiorire di sette, religioni (in definitiva, qual è la differenza sostanziale, non etimologica, tra una setta ed una religione?), santoni, ma anche di terrorismo e di guerre sante.

 In effetti, ogni corpo fisico, come anche l’Universo intero, “si trova” “nella” Realtà Suprema che è “l’elemento” Reale di tutto e di tutti. Quindi in Realtà, il corpo fisico si trova in Ciò che ogni uomo in Realtà È. Il corpo fisico “si trova” quindi “nel” Sé che è l’elemento autoconsapevole dell’individualità umana. Il Sé individuale è, infatti, la Matrice che determina il processo di costituzione – mantenimento – dissolvimento delle vibrazioni, delle energie e del corpo fisico dell’individuo umano. È proprio grazie a particolari processi sul piano del Sé che si costituisce la mente dell’individuo uomo, tramite la quale l’uomo può esprimere il concetto io sono il corpo. Il concetto a causa del quale l’uomo, invece di conoscersi come Origine dello spazio e del tempo e quindi conoscere anche che lo spazio e il tempo sono in Lui (come Realtà Suprema), immagina di essere il corpo e la mente e fantastica di trovarsi nello spazio e nel tempo. Strani i giochi della mente, vero?! La mente consapevolizzata è la Via verso Se Stessi, la mente non consapevolizzata è l’inferno sulla terra.

 Per comprendere meglio la suddetta questione ci si può immaginare una stanza con dentro uno o più corpi umani. In quest'esempio, il corpo fisico rappresenta il corpo fisico, l’aria nella stanza la mente, mentre le pareti (le quattro mura, il pavimento e il soffitto) della stanza rappresentano la Realtà Suprema. Nel testo che segue, quando scrivo stanza, mi riferisco alle pareti della stanza, cioè alla Realtà Suprema. Naturalmente la Realtà Suprema non può essere determinata sul piano spaziotemporale, perché si trova “al di là” dello spazio e del tempo, ma la rappresentazione della Realtà Suprema in forma di stanza può aiutare a spiegare meglio i suddetti concetti. L’uomo che si identifica con il corpo e la mente immagina di essere o/ed è convinto di trovarsi nella stanza, mentre, in effetti, soltanto il suo corpo si trova nella stanza. Lui (come Realtà Suprema) contiene il corpo fisico. È quindi errato dire mi trovo nella stanza, mentre è giusto dire questo corpo fisico si trova in me, perché io sono la stanza (nel senso di Realtà Suprema). Tale Prospettiva e tale Conoscere sono un fatto abituale e costante per l’Uomo Realizzato. Ad ogni modo, come già parzialmente anticipato all’inizio di questo testo, il solo sostituire concetti come io sono il corpo e io sono la mente, con concetti tipo Io Sono il Sé Infinito e Io Sono la Realtà Suprema, senza consapevolizzare la mente per Conoscersi Veramente come Realtà Suprema, non è altro che un condizionare la mente in modo diverso, ovvero un sognare diversamente da prima. Naturalmente ciò non apporta all’ evoluzione spirituale, anzi la ostacola: più sottili sono i concetti e più sono pericolosi per l’individuo dalla mente non consapevolizzata (attenzione a non confondere l’essere coscienti con l’essere consapevoli).

 Vedere il proprio corpo davanti a sé o sotto di sé, è comunque un avvenimento che può capitare anche all’uomo, diciamo così, “comune”, soprattutto durante il sogno. Altresì, tale fenomeno può essere vissuto tramite il viaggio astrale. Bisogna comunque porre in rilievo che ci sono due tipi di visioni del proprio corpo sotto di sé o dinanzi a sé. Uno è il “vedere” dalla prospettiva della Realtà Suprema, l’altro è il “vedere” tramite una proiezione vibrazionale, come accade nel caso del viaggio astrale, volontario o involontario che sia. Anche se, a parole, queste due esperienze possono sembrare simili, sono fondamentalmente diverse. Tra l’altro, durante il viaggio astrale c’è la percezione (falsa) della dualità/divisione tra l’osservato e l’osservatore, mentre osservando dalla prospettiva della Realtà Suprema è percepita l’effettiva unità tra l’osservatore e l’osservato. È importante rilevare che il più delle volte, la visione dalla prospettiva della Realtà Suprema è, diciamo così, parziale, nel senso che c’è il testimone che osserva. Il testimone è il Sé individuale, mentre quando “non c’è nemmeno più il testimone”, allora si “sta osservando” come Realtà Suprema nella sua “totalità”. Conoscendo dalla prospettiva totale della Realtà Suprema si Conosce l’Universo come proprio corpo. Ad ogni modo, le descrizioni inerenti al Sé e alla Realtà Suprema, vanno prese solo come mere definizioni di ciò che è indefinibile.

 Affermazioni del tipo ho visto il mio corpo sotto di me e simili, devono comunque far riflettere profondamente: quale me ho visto davanti a me?; come mi sono visto sotto di me, se mi stavo osservando da sopra di me? Importante è chiedersi: chi è che osservava?; chi o cosa era osservato?; che cosa significa osservare?; che cosa significa osservare il proprio corpo?; che cosa vuole dire percepisco il mio corpo fisico?; mio?; di chi è il corpo?; chi è questo io di cui è il corpo?; a quale io (me) attribuisco il mio corpo?; chi esegue tale attribuzione?

 I termini io e me, sono usati innumerevoli volte e praticamente senza mai riflettere a fondo sul loro significato. Riflettere in modo consapevole sul significato di io e di me è già di per sé meditazione di eccelso valore. Un tipo di meditazione destinato a coloro che hanno il coraggio di scoprire la vuotezza e l’insensatezza dei termini  io e me, perlomeno l’insensatezza del modo in cui sono utilizzati. Questi due vocaboli sono termini senza effettivo significato, soprattutto per chi non Conosce Se Stesso. Soltanto chi Conosce Se Stesso e se stesso può usare in modo appropriato i termini io e me, sapendo a chi o a cosa si riferisce. In effetti, ogni vocabolo significa soltanto ciò che s’immagina che significhi, ma nel caso dei termini io e me, i punti di (non) riferimento su cui si basa il significato di questi due termini sono talmente tanti e talmente mutabili che il significato di io e me cambia con ogni pensiero ed ogni emozione ed è diverso da osservatore a osservatore. Quante volte si riflette profondamente su cosa significhi io e me? A chi ci si riferisce quando si usano i termini io e/o me? Ci si riferisce ad un’idea che si ha riguardo a se stessi, al corpo fisico, ad un ruolo o a qualcos’altro? Ci si riferisce sempre allo stesso fenomeno o a fenomeni diversi? I termini io e me sono pressoché sempre usati per definire un qualcosa che, in effetti, non si conosce, non sapendo quindi nemmeno a cosa ci si riferisce.

 Un buon modo per stimolare i processi che portano a rispondersi alla domanda Chi Sono in Realtà Io?, è porsi tale quesito prima di addormentarsi e rimanere concentrati su esso sino a che non ci si addormenta (vedi tecnica di meditazione del sonno profondo).

 Affermazioni come: sono uscito dal corpo o uscire dal corpo, denotano comunque una forte identificazione con il corpo e di conseguenza un basso grado di consapevolezza: come si può uscire dal corpo, quando il corpo è in Noi? Soltanto chi immagina di essere il corpo, o di essere nel corpo, può affermare di essere uscito dal corpo. Chi continua ad immaginare di essere il corpo o/e di essere nel corpo non può certo Conoscere Ciò che È in Realtà: la Realtà Suprema, la Fonte di tutti i corpi, l’Origine del sogno chiamato Universo.

 Un simile discorso vale anche per chi aspira ad ascendere in altre dimensioni. Come si può ascendere in altre dimensioni quando tutte le dimensioni sono in Noi come Realtà Suprema? Chi dovrebbe ascendere in tali dimensioni? Il corpo fisico, l’energia, le vibrazioni…o chi? Siamo forse il corpo fisico, le energie, le vibrazioni? Il corpo fisico può andare in altre dimensioni, oppure è proprio la fisicità del corpo fisico a determinare la sua esistenza nella dimensione spaziotemporale? Anche il termine Maestro Asceso, riferito ad un Realizzato, può essere molto fuorviante come termine. Il cosiddetto Maestro Asceso, non è asceso da nessuna parte e, se si tratta di un Realizzato, ha soltanto Consapevolizzato che tutte le dimensioni sono in Lui, che non c’è dove ascendere. Il Realizzato ha smesso definitivamente di immaginare di essere disceso da qualche parte, ha finito di fantasticare che ci sia qualche parte dove si possa andare. Il Realizzato Sa che soltanto la Realtà Suprema È e che Lui È la Realtà Suprema. Naturalmente, l’identificare il Maestro con il “suo” corpo fisico può dar adito a svariate fantasie, ma il corpo fisico “del” Maestro Realizzato non è il Maestro Realizzato. Tutti i corpi sono corpi del Realizzato, l’Universo intero è un corpo del Realizzato. Il Realizzato non È l’Universo, Lui È l’Origine dell’Universo e l’Universo è una delle innumerevoli manifestazioni del Realizzato. Il Realizzato si manifesta Eternamente come Tutto e tramite Tutto.

 Ad ogni modo, “l’osservare” dalla prospettiva della Realtà Suprema, è un fatto che avviene costantemente, soltanto che a causa del forte identificarsi con il corpo e con la mente, tale osservare non è “vissuto” dall’elemento spazio temporale (vibrazioni, energie, corpo fisico) dell’individuo: a causa della cecità spirituale, o per meglio dire, della cecità mentale, non si è “coscienti” dell’Osservare dalla prospettiva della Realtà Suprema. In fin dei conti, Dio Vede comunque tutto e Sa sempre tutto.

 Continuiamo ad usare l’esempio del corpo fisico nella stanza per affrontare ora l’argomento “movimento - azione”. Chi crede e/o è convinto di essere il corpo fisico immagina di muoversi, di agire nella stanza, mentre, in effetti, Lui come stanza (Realtà Suprema) è immobile e tutti i movimenti avvengono in Lui. La stanza non si sposta, sono i corpi fisici che si muovono in essa: è la mente a muoversi. Chi, a causa dell’identificarsi con il corpo, immagina di muoversi immagina pure di fare fatica, di consumare energia, ma in Realtà tutta la fatica avviene in Lui, tutta l’Energia si “consuma”- trasforma in Lui. Tra l’altro, sul “piano” della Realtà Suprema non ci sono né vibrazioni né energia, né materia. Questo è uno dei modi di interpretare gli insegnamenti dei Saggi riguardo all’agire senza agire, ovvero all’azione non azione. In Realtà nessuno agisce, tutte le azioni avvengono “nella” Realtà Suprema. Quindi l’azione non azione vale per tutti, l’agire senza agire è uno stato naturale di tutti, non soltanto del Saggio Realizzato. Solo che il Saggio ha Conosciuto come le cose stanno veramente. Il Saggio Realizzato ha smesso di immaginare di essere il corpo e la mente che immagina (ma può la mente veramente immaginare?) di agire. Il Saggio semplicemente Sa che tutti i movimenti e tutte le azioni avvengono in Lui. Inoltre, la somma di tutte le azioni che avvengono nella stanza è sempre zero, ovvero il potenziale energetico rimane invariato. L’energia non si consuma, ma si trasforma. E poi, ogni azione è un processo, ogni processo è mutabile e quindi è illusorio: per questo in Realtà non avviene mai alcun'azione e non c’è nemmeno chi agisce.  

UNO Origina Zero:
ogni sogno è destinato a dissolversi nel nulla:
correndo dietro al vuoto lo si crede pieno:
dando valore al falso questi appare vero:
perché fare qualcosa quando tutto si ottiene facendo niente?

 

Poesia tratta dal romanzo spirituale Eternamente Qua di Andrea Pangos.

 Simile discorso vale per chi immagina di essere sulla via, o percorso, spirituale. Quando ci Si Conosce del Tutto, tale immaginare svanisce, perché in Realtà non c’è (mai stata) alcuna via e non c’è (mai stato)n nemmeno alcun viaggiatore. Il Realizzato Conosce che prima di Realizzarsi soltanto immaginava di doversi Realizzare, soltanto fantasticava di essere sulla via verso la Realizzazione, ma si trattava solamente di un abbaglio della mente, condizionata dal concetto io sono il corpo fisco. Oltretutto, la mente è un’illusione e quindi anche ogni idea riguardo al dover Realizzarsi e alla via verso la Realizzazione è soltanto un’illusione. La stanza è sempre la stanza. Il Sé è sempre Conoscenza – Beatitudine– Essere. La Realtà Suprema È sempre là Realtà Suprema. Soltanto chi immagina di essere il corpo e la mente, immagina di essere diviso dalla Realtà Suprema e di dover raggiungere la Realtà Suprema, ovvero di dover Realizzare il Sé. Il corpo fisico è comunque sempre nella stanza, e quindi nemmeno il corpo fisico è separato dalla Realtà Suprema, ma avviene “nella” Realtà Suprema. L’idea di essere sulla via spirituale è dunque uno degli ostacoli per la Realizzazione individuale, perché appanna la mente con il concetto devo Realizzarmi e cela così la Conoscenza Io Sono la Realtà Suprema.  

Alcuna Via Dio ha tracciato verso Se Stesso.
Avvicinandoti a Lui ti Ri-unifichi con Te Stesso.
Più sei vicino e più Crei la Via.
Ogni Via è soltanto un'illusione frutto dell'aver Dimenticato.
Mai te ne sei andato, da più che sempre sei arrivato.
Soltanto apri gli occhi e smetti di sognare.
Per sempre.

 

Poesia tratta dal romanzo spirituale Eternamente Qua di Andrea Pangos.

 Anche molte meditazioni basate sulla visualizzazione, nutrono il concetto io sono il corpo. Alcuni tra tali metodi per meditare, sono fondati sull'immaginare il “proprio” corpo fisico riempirsi di energia o essere permeato dalla luce. Tale visualizzazione è accompagnata dall’asserzione mi sto riempiendo di luce e/o di energia o da affermazioni simili. Queste tecniche sono sicuramente valide ed hanno un determinato effetto, potenziano però l’identificarsi del meditatore con il corpo fisico allontanandolo dal ConoscerSi come Fonte dell’Energia Infinita e Origine della Luce. Con queste tecniche, il meditatore immagina di essere il corpo nella stanza e di star facendo la doccia energetica o di luce, invece di conoscersi come stanza dalla quale discendono i flussi di luce e di energia. Altre tecniche di visualizzazione sono basate sull'immaginare di essere avvolti, come corpo fisico, da una sfera energetica o di essere protetti, sempre come corpo, da una griglia energetica. Con tali tecniche si va a proteggere (limitatamente) il proprio corpo fisico ed il proprio, definiamolo così, corpo energetico. Tale approccio è sicuramente positivo e benefico, ma se nel fare ciò non si è coscienti di non essere né il corpo fisico, né il corpo energetico, si stimola il fantasticare di essere questi due corpi. La cosiddetta visualizzazione positiva produce effetti positivi, ma d’altro canto, più ci si sforza di visualizzare più si ostacolano i processi sul piano del Sé Infinito. L’efficacia “dell’azione” dei processi attivati sul piano del Sé Infinito è infinitamente maggiore dell’effetto dei processi attivati primariamente sul piano mentale. Va precisato che ogni processo mentale crea processi sul piano del Sé Infinito e viceversa, che ogni processo sul piano del Sé Infinito crea processi nella mente dell’uomo (non Realizzato); soltanto che tramite la visualizzazione si stimolano, diciamo così, di più i processi mentali che i processi del Sé Infinito. Stimolare, ovvero programmare/riprogrammare, i processi del Sé infinito è il modo migliore e più efficace per proteggersi, maturare e guarire. Lo strumento più semplice, ma anche più efficace per programmare/riprogrammare i processi del Sé è la sincera preghiera rivolta a Dio. Preghiera intesa come sincero e profondo rivolgersi a Se Stessi e come modo di utilizzare la mente per trascendere la mente stessa. Alcuni esempi di preghiera per programmare/riprogrammare i processi del Sé Infinito: Prego Dio di costituire nel Sé Infinito il programma per proteggermi dagli influssi negativi; Prego Dio di costituire nel Sé Infinito il programma per stimolare la mia evoluzione spirituale; Prego Dio di costituire nel Sé Infinito il programma per guarirmi; Prego Dio di riprogrammare le cause karmiche della mia depressione; Prego Dio di riprogrammarmi il karma famigliare; Prego Dio di riprogrammarmi il karma finanziario; Prego Dio di riprogrammarmi il karma; Prego Dio di riprogrammarmi le cause karmiche delle emozioni negative

 Simile discorso vale anche per le cosiddette canalizzazioni di energia e di messaggi. Naturalmente, sino a che ci si identifica con il corpo e la mente, si può anche immaginare di essere lo strumento per canalizzare energie particolari o messaggi Divini. Tale illusione svanisce quando ci si Conosce per Ciò che si È in Realtà, quando cioè ci si Conosce come Realtà Suprema. Allora, ci si Conosce come Fonte dell’Energia Infinita e Fonte di tutti i messaggi. È sempre Dio che parla a Dio ed è sempre Dio che ascolta Dio. I “veri canalizzatori” di energia Divina e di messaggi Divini sono personaggi come Buddha, Gesù, Michelangelo, Lao Zi, Rumi, Tesla, Papa Giovanni XXIII, Mosé, Ramana Maharishi, Maometto e gli altri Realizzati che tramite il proprio Esistere Infinito manifestano (non canalizzano) incessantemente (dal momento in cui si sono Realizzati) la Trinità: Conoscenza Infinita – Amore Infinito – Essere Infinito. Bisogna tenere presente che le loro opere, diciamo così, concrete, rappresentano solo parte infinitesimale di ciò che Loro  hanno manifestato e continuano a manifestare come Individualità Eterne ed Infinite che si sono AutoRiconosciute come Realtà Suprema. Identificarsi con l’idea di essere  dei “canalizzatori”, ovvero di canalizzare, intralcia il ConoscerSi come Realtà Suprema e perciò ostacola la propria evoluzione spirituale. La Soluzione è Conoscersi come Fonte dell’Energia Infinita e del Messaggio Divino. Allora si Conoscerà anche che in Realtà non c’è alcun’energia, alcun messaggio e che tutto ciò non è altro che un gioco della mente che in Realtà non c’è.

 Con l’esempio della stanza può essere più comprensibile anche l’asserzione nessuno nasce e nessuno muore. Chi è convinto di essere il corpo, immagina di essere stato concepito, di essere nato e che un giorno morirà. Se nella stanza ci sono più corpi fisici, ed uno di essi “cessa di vivere”, ai presenti nella stanza che si identificano con il corpo e con la mente sembrerà che uno di loro è morto. A chi si Conosce come Realtà Suprema sarà invece del tutto chiaro che nessuno è morto, ma che soltanto un corpo fisico non è più “attivo”. A tale Osservatore sarà del tutto chiaro che in Realtà nessuno nasce e nessuno muore e che è soltanto l’interno della stanza ad essere popolato da nuovi corpi fisici, mentre altri corpi fisici smettono di popolarla. Come in un unico oceano con innumerevoli onde: quando un’onda sparisce, l’oceano non muore, soltanto cambia forma, ovvero l’acqua si configura diversamente da prima. E poi, ogni onda cambia innumerevoli volte e non è mai “la stessa onda”. Ogni attimo crea diversità e ogni diversità crea un nuovo attimo. La stanza rimane stanza anche dopo che in essa sono comparsi e scomparsi decine, centinaia, migliaia, milioni, miliardi di corpi. L’elemento immutabile della Realtà Suprema rimane immutabile anche quando “in” Essa avvengono guerre con milioni di morti, mentre per il Sé Infinito (come elemento mutabile della Realtà Suprema) tutte le nascite, tutte le morti, tutta la violenza, tutta la gioia, tutta la sofferenza del mondo sono soltanto nuovi processi nell’ambito della Conoscenza Infinita, della Beatitudine Infinita e dell’Essere Infinito. Ciò che all’uomo che non Conosce Se Stesso può apparire la più grande delle tragedie, non significa nulla per la Realtà Suprema, anche perché ogni significato è limitato alla mente, mentre la Realtà Suprema è ben “al di là” della mente. Soltanto chi si identifica con il corpo e la mente crede di essere nato, di essere vivo e di dover morire, mentre per la Realtà Suprema l’espressione l’unica sicurezza che c’è è che un giorno si dovrà morire, non è altro che un inganno della mente (naturalmente supponendo che la Realtà Suprema pensi e che esprima giudizi; sul piano della Realtà Suprema non ci sono né emozioni né emozioni). Come potrebbe morire chi non è mai nato?

 Un'altra conseguenza deleteria del identificarsi con il corpo e con la mente è l’illusione che le relazioni esistono veramente. Chi dipende da tale identificarsi, vive il corpo fisico e la mente di un altro individuo come estranei, come un’entità separata, come un qualcosa diviso da lui. L’altro viene inoltre percepito come un insieme di concetti: posizione sociale, aspetto fisico, modo di comportarsi, lavoro, educazione, ricchezza materiale, idee, ma non per quello che come individuo effettivamente rappresenta: cioè l’incarnazione individualizzata della Realtà Suprema. Chiaramente, ogni individuo è un insieme particolare di processi, che fanno però tutti parte di un Unico Processo. Si tratta della cosiddetta unità nella diversità e della cosiddetta diversità nell’Unità, uno stato che bisogna comunque consapevolizzare e conoscere (non soltanto intellettualmente), altrimenti unità nella diversità e diversità nell’Unità rimane/diventa un concetto molto limitante, un concetto spirituale intellettualmente interessante. Se non accompagnati dalla consapevolizzazione, i concetti del tipo: vedo in te Dio che io sono; io sono te e tu sei me (significa io sono Te e Tu Sei Me?; inoltre, Ciò che Tutti Noi in Realtà Siamo È “al di là” di ogni io e di qualsiasi Io); noi siamo tutti Uno; noi siamo Dio; io sono Dio, fossilizzano la mente con caratteristiche spirituali e limitano la maturazione spirituale. Per sapere intellettualmente che tutto è Uno e che ogni uomo è Dio… basta leggere o sentire dire tali affermazioni. Per Conoscere che è veramente così, è necessario Conoscersi come Realtà Suprema. Ripetendo in modo meccanico concetti spirituali non “sperimentati” in “prima persona”, si corre il rischio di diventare pappagalli spirituali e di entrare a far parte della schiera di turisti spirituali. La maturazione spirituale dell’individuo consiste proprio nel trascendere ogni concetto, per consapevolizzare l’Unità e per Conoscere anche la Fonte dell’Unità, ovvero ConoscerSi come Origine Assoluta dell’Unità Infinita. In effetti, non c’è alcuna dualità, nemmeno sul piano spaziotemporale. Anche ciò che è percepito come dualità, è soltanto la percezione distorta dell’Unità, la percezione falsa di un’unica, diciamo così, Coscienza che si manifesta tramite innumerevoli processi che fanno parte di Un Unico Processo, del Processo del Sé Infinito. Uno strumento per stimolare i processi che portano a tale Conoscere sono le preghiere: Prego Dio di consapevolizzare l’unità nella diversità e la diversità nell’Unità e Prego Dio di Conoscermi come Origine dell’Unità Infinita; oppure Prego Dio di maturarmi il Sahaj Samadhi.

A causa del identificarsi con il corpo e con la mente, si formano anche i concetti io, altri e rapporto. Io, me e altri sono chiaramente concetti che tornano utili nella comunicazione, ma vanno compresi per quello che sono, ovvero il loro uso corretto è possibile soltanto una volta che si è trascesa l’illusione della divisione e si Conosce il “vero (non per questo Reale) stato delle cose”. Il concetto rapporto simboleggia anche una specie di ponte tra due entità che immaginano di essere separate: un ponte sopra un fiume che non c’è. Che senso ha costruire un ponte sopra un fiume che non c’è, ovvero che esiste soltanto nell’immaginazione di chi sta costruendo il ponte? Quanta fatica per niente, anzi per molto, cioè per peggiorare la situazione. Potrebbe sembrare paradossale, ma è tale anche il comportamento di chi è convinto di essere in rapporto con qualcuno o qualcosa.

Uno dei dubbi che spesso sopravanzano nella mente di chi sta maturando spiritualmente è: ma come mi comporterò quando sarò spiritualmente evoluto, come potrò rapportarmi agli altri quando saprò che non c’è alcun rapporto, come farò nella vita quotidiana? In fin dei conti la vita è fatta anche di incontri e dell’interagire con altri. Risposta semplice: il vero interagire inizia quando si trascende l’illusione del rapporto e dello stesso interagire. Può liberamente scorrere un fiume il cui corso è ostacolato da innumerevoli dighe? Quando Ti Conosci, non pensi a cosa fare, semplicemente (non) agisci. Il problema del rapporto c’è soltanto sino a che ci si immagina che ci sia rapporto; quando si trascende l’illusione che ci sia rapporto, chiaramente non si pensa al rapporto. Quale rapporto può esserci per chi conosce tutti i corpi come Sua manifestazione e conosce l’Universo come proprio corpo?

Tornando all’esempio della stanza, la stanza (Realtà Suprema) non si fa certo di questi problemi, anche perché i problemi sono limitati alla mente. Tutti i corpi avvengono nella stanza, mentre chi si identifica con il corpo fisico e la mente è succube di dubbi, paure, incertezze, frustrazioni, complessi e via scrivendo: come devo comportarmi per essere accettato, cosa devo fare per non essere abbandonato, sarò all’altezza, chissà cosa pensa di me, finora ho ricevuto, ora devo iniziare a dare. Si tratta di considerazioni che denotano l’inconscia paura di perdere o di non raggiungere l’Unità, un’Unità che non è mai andata persa. Alla base di ogni esistenza umana c’è infatti “l’impulso” a, diciamo così, “riunirsi” alla Realtà Suprema (ovvero l’impulso ad AutoRiconoscerSi), sia che si tratti di un tendere cosciente, sia che si tratti di un tendere di cui l’individuo non è cosciente.

Non pensare al dare o all’avere, non torturarti immaginando a cosa pensano gli altri di te: “Libera la tua mente” dall’illusione di essere separato dagli altri. Cosa potrebbero pensare di te, quando non conoscono nemmeno Se Stessi? Conoscendo Se Stessi, ti Conoscerebbero come Dio. A chi puoi dare, da chi puoi ricevere quando tutto è Uno? È sempre Dio che da ed è sempre Dio che riceve – Tu Sei Dio (Realtà Suprema e sue manifestazioni).

Quesiti simili ai suddetti si formano nella mente di molti che si occupano di guarigione, ovvero che fanno trattamenti di guarigione. Uno di tali dubbi è: posso aiutare (curare) qualcuno se non me lo chiede? La risposta a questa domanda si può ottenere anche riflettendo nel modo seguente: poiché tutto è Uno, curando altri guarisco anche me stesso; curando me stesso, influisco positivamente anche sulla guarigione altrui, anche se nessuno mi ha chiesto di aiutarlo; gli altri sono veramente altri o soltanto li percepisco come altri?; siccome tutto è uno, la mia intenzione di curare il mio amico, non è forse contemporaneamente anche la sua richiesta di essere curato?; posso aiutare gli altri senza aiutare me stesso? In effetti, il valore più importante del trattamento di guarigione consiste proprio nel fatto che agendo su altri si agisce su se stessi. Se stessi inteso come corpo, mente (emozioni e pensieri), ma anche come processi del Sé.

In tutto questo non va dimenticato che il maggior aiuto che il singolo può dare alla collettività è di Realizzarsi. L’aiuto di un uomo non Realizzato è del tutto relativo, anche se nobilitato dalle più nobili intenzioni. Chi non Discerne la Realtà dall’illusione (non soltanto il vero dal non vero) è ebbro di flussi mentali, allucinato dai fenomeni che crede essere Reali, ma che in Realtà sono soltanto allucinazioni individuali nell’ambito dell’allucinazione collettiva. Quante probabilità ha un autista ubriaco di guidare senza mettere a repentaglio la propria vita e quella altrui?! Che differenza fa se il volante è sulla sinistra, al centro o a destra, quando il guidatore è ubriaco?! L’uomo non Risvegliato può soltanto stimolare gli altri a sognare diversamente, non certo a Risvegliarsi. 

Ritornando alla questione di poco prima (come devo comportarmi per essere accettato, cosa devo fare per non essere abbandonato?), per far fronte a tali emergenze, l’individuo invece che fluire e comportarsi liberamente, si comporta nel modo che ritiene migliore per raggiungere i propri scopi dettati dalla non conoscenza di Se Stesso, dalle paure… Così facendo nutre il falso io ed elabora maschere e ruoli per ogni occasione. In questo modo si forma la cosiddetta personalità o falso io. Cosa interessante, di solito più è potente il falso io di qualcuno e di più maschere egli dispone, più forte viene definita la sua personalità. Personalità della quale naturalmente l’individuo non consapevole va fiero, addirittura immagina di essere la propria personalità, non sospettando nemmeno che tale maschera è una prigione per la sua mente e il suo corpo (la Realtà Suprema È sempre “libera”, naturalmente). Un carcere edificato proprio dalla mente stessa.

Paradossalmente, l’uomo mascherato cerca talvolta un rapporto intimo, vero e sincero. Come può aspirare a ciò visto il suo modo di comportarsi finto?! Chi non si lava per un mese, anche se veste gli abiti migliori del mondo, puliti e stirati perfettamente e si profuma con tutte le essenze del mondo, rimane pur sempre sporco e puzzolente. Finché non c’è totale intimità con Se Stessi, non può esserci intimità con altri. Solamente quando si trascende l’illusione che ci sia rapporto c’è vera intimità e sincerità. Allora si percepiscono “le cose” come sono e non come sembrano essere all’uomo accecato dal falso io scaturito dai concetti io sono il corpo e io sono la mente. Non dimentichiamoci che l’acme del rapporto sessuale avviene quando con l’orgasmo si dissolve la mente, ovvero la dissoluzione della mente dà luogo all’orgasmo e fa trascendere la percezione della divisione dei corpi.

Inoltre, l’idea che ci sia rapporto fa nascere i concetti del tipo lui è il mio uomo e lei è la mia donna. Questi concetti sono ottimi alimenti per nutrire la possessività, la gelosia, la paura, l’attaccamento di perdere qualcuno e per alimentare concetti come tradimento, fedeltà, infedeltà, perdono … È bene perdonare, ma è molto meglio non risentirsi. Non risentirsi non significa però fare finta di niente: il non risentirsi è possibile soltanto quando c’è la piena consapevolezza dell’illusorietà di ogni avvenimento. Turbati dai suddetti concetti si spreca enorme energia per difendere ciò che si immagina di aver acquisito, il rapporto appunto (cosa interessante, la paura di rovinare il rapporto rovina di per sé il rapporto). Così si basa  parte della propria vita sul rapporto stesso, il quale anche se apparentemente offre (fallaci) sicurezze, in verità diventa una prigione dalle sbarre che possono sembrare pure ornamenti, ma che ostacolano sempre e comunque la Conoscenza di Se Stessi. I suddetti concetti si manifestano come emozioni negative e pensieri negativi che causano malattie: voler bene al rapporto (talvolta ad essere amato è il rapporto e non “l’amato”) fa male a se stessi, ma anche ad altri perché le vibrazioni delle emozioni negative e dei pensieri negativi danneggiano tutti. Provare gelosia significa nuocere alla salute pubblica. 

Le sicurezze riguardo al rapporto di coppia, ma anche ad ogni altro genere di relazione, sono false anche perché, siccome il rapporto rappresenta una percezione falsata dell’Unità Onnicomprensiva, il rapporto è di per se falso. Tali sicurezze sono inoltre false perché la vera sicurezza si può trovare unicamente in Se Stessi, cioè in Dio; sono false pure perché spesso basta una parola in più o uno sguardo affettuoso in meno per far crollare il fatamorganico cosiddetto equilibrio di coppia. Anche il cosiddetto rapporto può comunque essere un elemento molto importante per la Realizzazione del Sé. La vera qualità di una relazione è determinata da quanto il rapporto stimola la Conoscenza di Se Stessi, ovvero da quanto i due partner, attraverso il proprio Esistere Consapevolmente, stimolano reciprocamente i processi di maturazione spirituale. Il Vero Amore trascende comunque ogni relazione ed ogni relazionarsi. Questo non significa non “avere” una cosiddetta vita di coppia, o non “avere” rapporti sessuali. Significa semplicemente vivere il (non) rapporto per ciò che è, vale a dire viverlo come “libero” manifestarsi della Realtà Suprema.

Ogniqualvolta ci si immagina di avere un rapporto con qualcuno ci si allontana dalla Verità. Ogni rapporto è transitorio e mutabile e basando la vita sul transitorio e sul mutabile si crea un campo minato attorno a “sé”: più passa il tempo, più mine ci sono e minore è il proprio raggio d’azione. Con il passare del tempo, ci si immagina di essere liberi, mentre, in effetti, non ci si sposta dal metro quadro non minato che può anche sembrare infinito e offrire enormi certezze.

Chi basa la propria vita sul mutabile, si trova in una situazione simile a quella in cui si trova il capitano di una nave, sprovvisto di strumenti di posizionamento e di cartina nautica, che per la prima volta deve far entrare una nave in un porto non illuminato e attorniato da molti fari che si accendono ad intermittenza. Prima si accende il faro sulla sinistra del porto, poi quello sulla destra del porto, poi il faro sulla collina dietro il porto,  poi il faro al centro del porto, poi il faro su un isolotto lontano qualche chilometro dalla costa. Quante possibilità ha in questo caso il capitano, che tra l’altro non conosce nemmeno il rapporto/distanza tra i vari fari (il capitano può anche immaginare che il porto si trovi a sinistra del faro a sinistra), di approdare nel porto in una notte senza luna, col cielo coperto da nubi e con il mare in burrasca? Tante sono anche le possibilità di avere una vita felice di chi si basa sul mutabile è sul transitorio. Per portare felicemente a termine il viaggio della nave, il capitano ha bisogno di un punto di riferimento stabile, sapere che il faro si trova, ad esempio, a 300 metri a sinistra del porto ed ha inoltre bisogno di un porto illuminato. Così avrà molte più possibilità di approdare con successo al molo. L’Unico Faro è la Realtà Suprema, soltanto avendo la Realtà Suprema come punto di riferimento si può portare in porto la propria vita. Soltanto avendo la Realtà Suprema come Guida si può precisamente assolvere l’unica missione che ogni uomo ha: Conoscere Se Stesso come Realtà Suprema.

Tornando alla questione dei rapporti, per risolvere veramente il problema del rapporto di coppia, o problemi legati ad altri tipi di relazione (famigliare, di lavoro…) è necessario trascendere l’abbaglio che ci sia rapporto. Gli terapeuti che operano in questo campo dovrebbero stimolare i pazienti, ma prima di tutto se stessi, a trascendere l’illusione del rapporto e a Conoscere l’Unità Onnicomprensiva. Cercare di migliorare e oliarei meccanismi del rapporto di coppia è soltanto un palliativo, un modo di fare che nutre l’illusione della dualità e della relazione. Tale approccio assomiglia molto all'operato di un dentista che invece di curare il dente cariato, in caso estremo estraendolo, si limita ad anestetizzare la parte dolorante. Ben sapendo cosa significhi il mal di denti, il paziente esige dal dentista di eliminagli il dolore e di curargli il dente. Non conoscendo invece la Beatitudine Infinita, la persona che dopo una terapia di coppia soffre meno di prima, immagina di stare bene e quindi anche un risultato terapeutico molto parziale può apparire come guarigione perfettamente riuscita. La sola idea che esista un rapporto è fonte di dolore. Non basta imbottirsi di concetti su come dovrebbe essere il rapporto e la coppia e quali ruoli dovrebbero avere i compagni: ogni ruolo uccide la spontaneità. Anche l’atteggiamento di vedere gli aspetti positivi del compagno e del rapporto non rappresenta certo la soluzione finale. Il vedere e pensare in positivo è pur sempre soltanto un particolare tipo di proiezione mentale che permette di percepire le cose diversamente da prima (rende cioè possibile l’illudersi in modo differente) e ostacola il Conoscere le cose per quelle che sono. In questo modo si ostacola anche la Conoscenza di Se Stessi: come può Conoscere l’altro, chi non Conosce Se Stesso?; può funzionare un rapporto tra due persone che non si Conoscono?; ConoscerSi significa anche aver trasceso l’abbaglio che ci sia rapporto.

A proposito di Amore: fino a che esiste l’idea del rapporto, tra le due parti in causa c’è soltanto l’idea di Amore. L’identificarsi con il rapporto, come ogni altra idea non pienamente consapevolizzata, distorce il fluire del fiume del Vero Amore: soltanto quando la mente è pienamente Consapevolizzata, il che succede quando non c’è il minimo identificarsi, c’è Vero Amore.

  

La percezione frazionata di Quel che è Uno,
crea la fallace impressione che il rapporto esista per davvero.
L'impressione che il rapporto esista veramente
influisce sulla percezione frazionata di Quel che è Uno.
Consapevolizzando tale illusione disveli l'Unità,
scopri che da più che sempre Sei,
che più che per sempre Sarai,
UNO.
Al di là dell'Eternità.
Al di là dell'Infinito.

 

Poesia tratta dal romanzo spirituale Eternamente Qua di Andrea Pangos.

 

Chiaramente, l’identificarsi con il corpo e la mente, è fonte di desideri e attaccamenti  che in molti casi assumono le sembianze dell’avidità e dell’ingordigia. L’identificarsi con la mente, ovvero con le idee, stimola le più disparate identificazioni: l’identificarsi con la razza: io sono bianco, tu sei nero…; l’identificarsi con una corrente politica: sono di sinistra, sono del centro, sono di destra…; l’identificarsi con la nazionalità: sono italiano, sono americano, sono giapponese…; l’identificarsi con la religione: sono cristiano, sono mussulmano, sono ebreo… Potrà sembrare paradossale, ma identificarsi con una religione, come d’altronde con qualsiasi altro concetto ed elemento, impedisce di Conoscere Dio perciò che in Realtà È. Gli uomini hanno così milioni di idee riguardo a chi sono, ma non hanno la minima Conoscenza di Chi Sono in Realtà. Le conseguenze più estreme di tale identificarsi sono ben visibili: discriminazione, povertà, speculazioni, guerre, fondamentalismo, terrorismo….

Spacciare sostanze allucinogene è reato in molti paesi. Allora come mai sono in libertà gli spacciatori della sostanza più allucinogena che c’è, cioè coloro che diffondono i concetti io sono il corpo e tu sei il corpo?! Ogni pensiero provoca reazioni chimiche nel corpo fisico. L’idea io sono il corpo è quindi veramente una sostanza allucinogena. Quante volte l’uomo è indotto da altri e induce altri a identificarsi  con il corpo fisico?! Ogni uomo non Risvegliato è praticamente uno spacciatore di sostanze allucinogene. Cosa ci fanno tutti questi spacciatori in libertà?! In effetti, non sono liberi, ma sono prigionieri della prigione più prigione che ci sia, rinchiusi (sul piano spaziotemporale) nella cella della mente non consapevolizzata.

Riguardo ai concetti io sono il corpo e io sono la mente si potrebbe scrivere  ancora molto, ma le parole sono soltanto parole che fomentano la nascita di altre parole, idee e concetti. Fondamentale è trascendere i concetti, iniziando dal trascendere il concetto io sono il corpo. In tale impresa, può essere di buon aiuto la seguente tecnica per meditare, ovvero le seguenti preghiere rivolte a Dio.

Prego Dio di riprogrammarmi le cause karmiche del concetto io.
Prego Dio di riprogrammarmi le cause karmiche del concetto io sono il corpo.
Prego Dio di riprogrammarmi le cause karmiche del concetto io sono la mente.
Prego Dio di riprogrammarmi le cause karmiche del falso io.
Prego Dio di eliminarmi l’illusione di essere il corpo.
Prego Dio di eliminarmi l’illusione di essere la mente.
Prego Dio di eliminarmi l’illusione di essere ciò che immagino di essere.
Prego Dio di conoscere chi e che cosa non sono.
Prego Dio di Conoscere Chi Sono in Realtà.
Prego Dio di Conoscermi come Realtà Suprema.
Prego Dio di Conoscere l’Universo come mio corpo.
Chi Sono in Realtà Io?
Chi si sta chiedendo “Chi Sono in Realtà Io?”?
 

Tratto dal libro “Saggio sulla maturazione spirituale” di Andrea Pangos

 

 

 

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