Attaccamento all’io e alla vita
Brano estratto dal libro
KARMA
E INCARNAZIONE
di Andrea Pangos
Pag. 144 12,50 €
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7.1 Attaccamento
all’io e alla vita
Una delle ragioni
del fascino degli insegnamenti sulla
(presunta) reincarnazione, è che offrono
ai credenti la speranza che la loro
identità immaginata oppure la loro individualità
o la loro Anima
[1]
individuale (Coscienza
individuale), continuerà ad esistere
reincarnandosi. Tali insegnamenti possono
anche ingannevolmente aiutare a mitigare
la paura di morire (di cessare definitivamente
di esistere come entità [particolare]),
mentre stimolano certamente l’attaccamento
[2]
alla vita, all’identità
immaginata (all’ “io”), all’individualità
ed all’Anima individuale (Coscienza
individuale), ovvero l’attaccamento
alle idee sull’individualità e sull’Anima
individuale (Coscienza individuale).
Tutti questi elementi: il desiderio
che l’entità individuale (ovvero ciò
che si definisce come “se stessi”) continui
ad esistere, la paura di morire e l’attaccamento
alla vita sono grandi ostacoli per il
Divenire.
La
più sottile di tutte le afflizioni è
l’attaccamento alla vita: anche l’uomo
saggio ne è toccato.
[3]
Patanjali
Divenire in modo
qualitativo significa anche smettere
gradualmente di immaginare di essere
ciò che prima si immaginava di essere:
cessare di immaginare
[4]
non solo di essere
l’identità immaginata e che essa sia
Reale, ma anche di immaginare di essere
l’individualità (Coscienza e mente)
nel suo complesso e che essa sia Reale.
Significa cioè anche avvicinarsi ad
esperire ogni identità immaginata ed
ogni individualità come mere illusioni
e Dio (Assoluto) come Unica Realtà e
come (propria) Reale Identità. Il Divenire
si può definire anche come Ricerca della
(propria) Reale Identità e non si può
giungere a Conoscere la (propria) Reale
Identità, “fermandosi” alle illusioni:
identità immaginata, individualità e
Coscienza (individuale/Infinita).
Sappi che se cerchi in qualche
modo il tuo utile, non troverai mai
Dio, perché non cerchi soltanto lui.
Tu cerchi qualcosa insieme a Dio, proprio
come se facessi di Dio una candela con
cui cercare qualcosa – quando si è trovata
la cosa, si getta via la candela. Quel
che cerchi insieme a Dio è il nulla,
qualsiasi cosa sia – utile, ricompensa,
interiorità o che altro: tu cerchi il
nulla, e perciò trovi il nulla. Che
tu trovi il nulla dipende solo da questo:
che tu cerchi il nulla.
[5]
Meister Eckhart
La mente dell’individuo
ignaro della (propria) Reale Identità
è preda dell’inganno che la vita sia
Reale ed è spesso caratterizzata anche
dalla paura di morire. Divenire in modo
qualitativo significa anche liberare
la mente da tale inganno e far così
trascendere alla mente l’attaccamento
alla vita e la paura di morire:
- non ingannevolmente,
attraverso il mero convincersi/credere
che la propria Anima (individuale) è
immortale e che trasmigrerà,
bensì
- effettivamente, esperendo
direttamente di non poter morire, per
il semplice motivo che non si è stati
concepiti, che non si è nati e che non
si sta vivendo, perché la (propria)
Reale Identità (Sé, Dio, Assoluto, Realtà)
non è né concepita, né nasce, né vive,
né muore. Tale esperire si può realizzare
solamente attraverso la disidentificazione
dell’identità immaginata dal corpo fisico,
dalle emozioni, dai pensieri, dall’individualità.
Ciò si ottiene quietando (consapevolizzando) la mente.
Osserva te stesso come se fossi morto, dico a me stesso,
e nemmeno sentirai l’arrivo della morte.
[6]
Nikolaj Velimirović
La versione integrale di questo articolo si trova sul nuovo sito di Andrea Pangos Editore www.andreapangos.it
[1]
Come già menzionato, il processo che in questo volume è definito Coscienza,
è da alcuni denominato Anima.
[2]
L’attaccamento è esclusivo alla mente. La Coscienza è “immune” all’attaccamento.
[3]
Yoga Sutra, Aforismi sullo Yoga, Patanjali, Demetra, pag. 29
[4]
Solamente l’identità immaginata immagina ciò, La Reale Identità e la
Coscienza non immaginano e non si
identificano. L’identificarsi è esclusivo
all’identità immaginata ovvero alla
mente.
[5]
La via del distacco, Meister Eckhart, Oscar Classici Mondadori, Milano,
1996, pag. 44.
[6]
Nikolaj Velimirović, Molitve na jezeru, Neven,
Beograd, 1998.